Cristiano Ronaldo, fuga in jet e rottura col Portogallo: gli tolgono la numero 7 e interviene il premier. Ora rischia una lunga squalifica

Cristiano Ronaldo

Cristiano Ronaldo ha preso le sue cose, è salito sul jet privato ed è volato via. Dietro di lui ha lasciato una Nazionale nel caos, un rapporto con il ct Jorge Jesus apparentemente distrutto e un intero Portogallo che discute sul futuro del giocatore più famoso della propria storia. Quello che sembrava uno scontro interno per una sostituzione mai arrivata è diventato in poche ore un caso nazionale, tanto da coinvolgere anche il primo ministro portoghese Luís Montenegro. Nel frattempo la maglia numero 7 è già finita sulle spalle di Rafael Leao e Ronaldo rischia conseguenze disciplinari pesanti.

La rottura sarebbe maturata dopo la partita contro la Norvegia, quando Jorge Jesus ha mandato CR7 a scaldarsi per circa mezz’ora senza poi farlo entrare. Per un calciatore abituato da oltre vent’anni a essere il centro della Nazionale portoghese, la scelta ha avuto il sapore di una retrocessione improvvisa nelle gerarchie. Il problema, però, non è stato soltanto restare in panchina. A far precipitare definitivamente la situazione sarebbero state le parole pronunciate successivamente dall’allenatore, che ha rivendicato pubblicamente la propria autonomia nelle scelte tecniche.

«Posso promettere qualsiasi cosa, ma poi è la partita a decidere le tattiche. Su questo nessun giocatore mi farà mai cambiare idea. Né lui, né nessun altro», ha spiegato Jorge Jesus. Ronaldo, che nel frattempo aveva già saltato alcuni allenamenti, avrebbe interpretato quelle dichiarazioni come un vero tradimento. Da quel momento ricucire lo strappo è diventato praticamente impossibile.

Ronaldo si sente tradito, Jorge Jesus non arretra e scoppia il caos

Alla base della rabbia di Cristiano ci sarebbe un precedente confronto con Jorge Jesus e con il presidente della Federcalcio portoghese Pedro Proença. Secondo la ricostruzione attribuita all’amico e giornalista Edu Aguirre, durante quel faccia a faccia si sarebbe concordato che il commissario tecnico avrebbe riconosciuto pubblicamente qualche errore nella gestione del capitano. Ronaldo conosce molto bene Jesus, che lo aveva allenato anche all’Al-Nassr, e si sarebbe quindi aspettato parole distensive capaci di chiudere rapidamente il caso.

È successo l’esatto contrario. Il tecnico ha difeso la propria decisione e ha fatto capire che nessun giocatore, indipendentemente dal nome e dal peso della sua carriera, avrebbe condizionato le scelte della panchina. Non solo: ha annunciato anche l’intenzione di schierare Gonçalo Ramos contro la Danimarca. A quel punto Ronaldo avrebbe deciso di andarsene.

Il portoghese ha lasciato lo stadio, è rientrato nell’albergo della Nazionale e ha preparato in fretta i bagagli. La Federcalcio ha successivamente confermato l’abbandono del ritiro, mentre CR7 affidava ai propri social una frase che lasciava presagire un seguito tutt’altro che pacifico: «A tempo debito dirò la verità».

Proença e Jorge Jesus hanno provato un ultimo tentativo per convincerlo a restare. Ronaldo, però, aveva già organizzato il viaggio e un jet privato era stato chiamato per riportarlo a Madrid. Poco dopo le 23 l’aereo è decollato.

In 23 mila seguono il jet di CR7 mentre vola verso Madrid

Persino la partenza di Cristiano si è trasformata in uno spettacolo globale. Il suo Bombardier Global Express XRS, un velivolo del valore stimato attorno ai 50 milioni di euro e immediatamente riconoscibile per i riferimenti a CR7 sulla fusoliera, è diventato uno degli aerei più osservati del momento sulle piattaforme che permettono di seguire i voli in tempo reale.

Oltre 23 mila persone avrebbero seguito online il viaggio verso Madrid, quasi fosse una partita della Nazionale. Una fotografia piuttosto precisa delle dimensioni assunte dalla vicenda: non più una semplice lite tra un calciatore e il suo allenatore, ma un evento seguito in diretta da migliaia di tifosi.

Anche sui social della Nazionale si sarebbero registrate conseguenze immediate, con una consistente perdita di follower nelle ore successive alla rottura. A incendiare ulteriormente il clima è intervenuta Elma Aveiro, sorella di Ronaldo, rilanciando messaggi durissimi dei sostenitori del fratello e aggiungendo commenti altrettanto espliciti. Tra questi: «Il tradimento è un piatto che va servito freddo, e chi la fa l’aspetti».

La famiglia, insomma, sembra essersi schierata senza esitazioni. E mentre Cristiano promette di raccontare la propria versione, in Portogallo la vicenda ha ormai superato abbondantemente i confini del calcio.

Il caso Ronaldo arriva al governo portoghese

La dimensione assunta dallo scontro ha portato nella vicenda anche esponenti istituzionali. Il primo ministro Luís Montenegro avrebbe avuto contatti con i protagonisti del caso, mentre da Madeira, terra natale di Ronaldo, è arrivata una presa di posizione pubblica del presidente del governo regionale Miguel Albuquerque.

Albuquerque ha ricordato il peso avuto da Cristiano nell’immagine internazionale del Portogallo durante oltre venticinque anni di carriera, criticando quelle che considera polemiche capaci di ridimensionarne il contributo. Secondo il presidente regionale, con il trascorrere degli anni resterà soprattutto il nome del campione, molto più di quello degli allenatori o dei commentatori che oggi discutono le sue scelte.

Sul caso esistono però letture profondamente diverse. Una parte dell’opinione pubblica portoghese considera inaccettabile che un calciatore, anche se si chiama Cristiano Ronaldo, possa lasciare unilateralmente il ritiro dopo una scelta tecnica non condivisa. I sostenitori di CR7, invece, ritengono che il capitano non abbia ricevuto il rispetto dovuto a un giocatore che ha segnato un’epoca della Nazionale.

Sono due posizioni destinate a scontrarsi ancora, soprattutto quando Ronaldo deciderà di spiegare che cosa sia realmente accaduto nelle ore precedenti alla partenza.

La numero 7 passa a Leao: il segnale che fa più rumore di tutti

Nel frattempo è accaduto qualcosa che fino a pochissimo tempo fa sarebbe sembrato quasi inconcepibile: la maglia numero 7 del Portogallo è passata a Rafael Leao. Per Ronaldo quel numero non rappresenta soltanto una scelta sulla distinta, ma è diventato nel corso della carriera parte integrante del suo marchio personale, al punto da trasformarsi nella sigla CR7 conosciuta in tutto il mondo.

Vederlo addosso a un altro giocatore mentre Cristiano è lontano dal ritiro assume inevitabilmente un significato particolare, anche se non permette ancora di stabilire quale sarà il futuro del campione con la Nazionale.

Il problema più serio riguarda adesso le eventuali conseguenze disciplinari dell’abbandono. Secondo le regole interne richiamate in queste ore, Ronaldo potrebbe andare incontro a una sospensione anche molto lunga. Bisognerà però attendere le decisioni formali degli organi competenti per capire se arriverà effettivamente una sanzione e quale ne sarà l’entità.

A 41 anni Ronaldo rischia l’addio più amaro alla sua Nazionale

È questo l’aspetto che rende la vicenda particolarmente delicata. Cristiano Ronaldo ha 41 anni e non sta vivendo una normale crisi destinata necessariamente a essere dimenticata nella stagione successiva. Ogni rottura, a questo punto della carriera, porta inevitabilmente con sé una domanda: lo rivedremo ancora con la maglia del Portogallo?

Per oltre vent’anni CR7 ha rappresentato molto più del capitano della Nazionale. È diventato il simbolo calcistico del Paese, ha conquistato cinque Palloni d’Oro e ha costruito una serie impressionante di record internazionali. Proprio per questo il finale rischia di essere molto più rumoroso di quanto chiunque avrebbe immaginato.

Jorge Jesus, però, ha scelto di fissare un principio altrettanto chiaro: l’allenatore decide chi gioca e nessun curriculum può garantire un posto in campo. Ronaldo, dall’altra parte, ritiene evidentemente che qualcosa nella gestione della vicenda abbia spezzato il rapporto di fiducia.

Adesso restano un jet partito nella notte, una maglia numero 7 già indossata da Leao e quella promessa pubblicata da Cristiano prima di lasciare il ritiro: «A tempo debito dirò la verità».

Quando deciderà di farlo, il caso Ronaldo potrebbe essere soltanto all’inizio.