Matthew McConaughey potrebbe davvero scendere in politica. L’attore premio Oscar non annuncia candidature, non sceglie un partito e continua a tenersi prudentemente lontano da una risposta definitiva. Ma, dopo l’incontro con Papa Leone XIV in Vaticano, torna ad accarezzare un’idea che lo accompagna da anni: trasformare il proprio “centrismo aggressivo” in un progetto politico.
All’inizio di agosto McConaughey ha incontrato il Pontefice durante l’udienza generale nella Basilica di San Pietro. Avrebbe voluto parlargli del ruolo della religione nella società contemporanea, del ritorno dei giovani alla fede e dei rischi legati all’intelligenza artificiale. Nessun discorso preparato in anticipo: «Sarebbe stato come preparare il discorso per un premio che non sai ancora se vincerai».
Che cosa si siano realmente detti rimarrà riservato. «Quello di cui abbiamo parlato resterà tra il Papa e me», ha spiegato l’attore. Ma quell’incontro gli ha offerto l’occasione per delineare una curiosa piattaforma ideale, a metà strada tra fede, politica e filosofia: una sorta di Costituzione universale fondata sui valori comuni a tutte le religioni.
Matthew McConaughey e il sogno della politica
Da anni negli Stati Uniti si parla di una possibile candidatura di Matthew McConaughey a governatore del Texas. L’attore ha valutato pubblicamente l’ipotesi, senza però arrivare mai a una decisione. Si è definito «aggressivamente centrista», una formula costruita per prendere le distanze sia dalla polarizzazione repubblicana sia da quella democratica.
Nel 2025 aveva dichiarato a People di non voler prendere seriamente in considerazione l’ingresso in politica almeno fino a quando i suoi tre figli non fossero cresciuti. Una scelta familiare, quindi, più che una rinuncia definitiva.
Quando USA Today gli ha chiesto se l’incontro con Papa Leone XIV gli avesse fatto cambiare idea, McConaughey ha evitato ancora una volta di rispondere direttamente. Non ha detto sì, ma neppure no. Ha preferito spiegare quale rapporto dovrebbe esistere, secondo lui, tra i valori religiosi e l’attività politica.
«Userò questa parola, “religione”, anche se alcune persone smetteranno di ascoltare appena la sentiranno», ha premesso. «La vita è essenzialmente un’esperienza religiosa. Ci sono molte cose che possiamo imparare su come trattare gli altri e noi stessi attraverso i testi e gli insegnamenti religiosi».
La Costituzione condivisa da tutte le religioni
McConaughey precisa di credere nella separazione tra Chiesa e Stato, uno dei pilastri della democrazia americana. Ritiene però che i principi morali custoditi dalle diverse tradizioni religiose possano e debbano entrare nella costruzione di qualsiasi sistema politico.
«Anche se sono d’accordo con la separazione tra Chiesa e Stato, quei valori dovrebbero confluire nei valori di qualsiasi sistema politico», sostiene l’attore.
La sua proposta è ambiziosa: individuare i punti di contatto tra cristianesimo, ebraismo, islam e le altre fedi per trasformarli in una carta comune. Non un testo teologico e neppure una legge religiosa, ma una base etica condivisa capace di superare le divisioni.
«C’è ancora una Costituzione da scrivere sulla quale tutte le religioni potrebbero essere d’accordo. Ci sono moltissimi punti in comune», afferma McConaughey. E questa volta, quasi incidentalmente, assegna anche a se stesso un possibile ruolo: «Magari potrei persino contribuire a scriverla o lavorarci. Sarebbe qualcosa di straordinario da condividere».
Non è ancora un programma elettorale, ma comincia ad assomigliare a un manifesto. In un’America nella quale fede e politica sono già profondamente intrecciate, l’attore cerca di proporsi come mediatore: cristiano dichiarato, ma contrario all’imposizione di una religione da parte dello Stato; centrista, ma tutt’altro che neutrale sui valori.
«L’intelligenza artificiale sta diventando un Dio digitale»
Tra gli argomenti che McConaughey avrebbe voluto affrontare con Leone XIV c’era anche l’intelligenza artificiale. L’attore non appartiene al fronte degli apocalittici e si dice ottimista sulle possibilità offerte dalla tecnologia, ma teme che l’umanità finisca per affidarle decisioni, giudizi e responsabilità che non dovrebbe delegare.
«Quali saranno gli standard con l’intelligenza artificiale? Ci sono già persone che guardano all’AI come al loro Dio digitale», avverte.
Il pericolo, nella sua visione, non è soltanto quello di perdere posti di lavoro o di affidarsi ad algoritmi incontrollabili. È la nascita di una nuova forma di fede tecnologica, nella quale una macchina diventa fonte assoluta di verità e sostituisce progressivamente la coscienza individuale.
«Dovremo essere noi a usare quello strumento e non permettere che sia lo strumento a usare noi», conclude McConaughey.
Per ora resta una star di Hollywood con idee politiche sempre più definite. Ma in America il confine tra celebrità e potere è stato attraversato molte volte. Da Ronald Reagan a Donald Trump, lo spettacolo ha già spalancato le porte della Casa Bianca. E quando Matthew McConaughey parla di una Costituzione da scrivere, la domanda sulla sua candidatura torna inevitabilmente sul tavolo.






