Verso la Manovra 2027: tra taglio dell’Irpef e spinta all’occupazione stabile di giovani e donne, servono 30 miliardi

Giancarlo Giorgetti

Il Governo è al lavoro su un impianto che mira a consolidare i risultati raggiunti, puntando con decisione sul sostegno al potere d’acquisto del ceto medio, sull’incremento della produttività e sulla stabilizzazione del mercato del lavoro per i giovani e le donne.

Per la prossima manovra finanziaria si torna a parlare di un ritocco all’Irpef per i redditi oltre i 50mila euro. E poi di nuove misure a sostegno del lavoro di giovani e donne e anche al rinnovo dei contratti. Qualche anticipazione è già nota. Ma servono soldi.

Su tutto l’impianto pesa l’incognita ancora irrisolta del deficit 2025 e della procedura Ue per disavanzi eccessivi. Il 2025 si è chiuso con uno scostamento dello 0,1% che non ha consentito di centrare il 3% nel rapporto deficit/Pil.

Nel calcolo complessivo ci sono i 36 miliardi in tre anni della clausola di salvaguardia europea: 22 miliardi per la difesa e 14,4 miliardi per la sicurezza energetica. L’impiego di queste somme, ha già avvertito il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, potrebbero far slittare l’uscita dell’Italia dalle procedure di infrazione al 2030.   

La legge di bilancio 2026 (approvata a fine dicembre 2025) si è fermata a 22,2 miliardi di euro. Le proiezioni di spesa e le richieste dei ministeri fanno ipotizzare una manovra da circa 30 miliardi.

L’incognita del deficit e i vincoli Ue

Il punto di partenza per la programmazione finanziaria del 2027 è l’eredità lasciata dai conti del 2025. Nonostante gli sforzi, l’anno si è chiuso con uno scostamento dello 0,1%, un soffio che però ha impedito di centrare l’obiettivo del 3% nel rapporto deficit/Pil. Questo mancato traguardo mantiene l’Italia sotto la stretta osservazione della Commissione europea nell’ambito della procedura per disavanzi eccessivi.

Il nuovo taglio dell’Irpef

La strategia fiscale per il 2027 è la prosecuzione del percorso di riduzione della pressione fiscale sul reddito delle persone fisiche. Dopo aver ridotto le aliquote da quattro a tre, l’obiettivo ora è l’ampliamento dello scaglione della seconda aliquota al 33%.

Attualmente applicata ai redditi fino a 50mila euro, l’idea del Governo è di estenderla fino ai 60mila euro. Si tratta di un intervento mirato esplicitamente al cosiddetto ceto medio, con risparmi annui d’imposta che, per la fascia tra i 51mila e i 60mila euro, oscillerebbero tra i 100 e i 900 euro. Superata la soglia dei 60mila euro, il risparmio diventerebbe strutturale e pari a 1.000 euro annui. Tuttavia, l’operazione non è priva di ostacoli. La copertura stimata per questo intervento si aggira sui 2,7 miliardi di euro. Per garantire la sostenibilità, il Governo sta valutando di replicare il meccanismo di “sterilizzazione” già introdotto nel 2026: i benefici del taglio dell’aliquota potrebbero essere annullati per i redditi più elevati, probabilmente oltre i 200mila euro, per concentrare le risorse dove sono più necessarie. L’impatto sociale sarebbe comunque vasto, coinvolgendo potenzialmente circa 3,3 milioni di contribuenti, di cui un milione residenti proprio nella fascia 50-60mila euro.

Salari e produttività

Parallelamente alla riforma dell’Irpef, il Governo punta a sostenere il reddito dei lavoratori attraverso la leva fiscale sui rinnovi contrattuali e sui premi di produzione.

È intenzione dell’esecutivo confermare l’imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali del settore privato sottoscritti tra il 2024 e il 2026. Questa misura riguarda circa 3,8 milioni di lavoratori con redditi fino a 33mila euro e punta a legare l’adeguamento salariale alla produttività.

Si va verso un ulteriore rafforzamento della tassazione agevolata sui premi di produzione. Con la manovra 2026, l’aliquota è scesa dal 5% all’1% per importi tra i 3mila e i 5mila euro. I dati più recenti mostrano il successo di queste misure: oltre 4,2 milioni di lavoratori hanno beneficiato di premi medi che superano i 1.800 euro, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente.

Per i circa 2,3 milioni di lavoratori dei settori turistico-alberghiero e della somministrazione, il Governo intende confermare la quota del 15% su indennità di lavoro notturno, festivo e straordinario, entro un limite annuo di 1.500 euro. Questa agevolazione è riservata a chi percepisce redditi non superiori a 40mila euro.

Il sostegno all’occupazione per giovani e donne

L’ultimo pilastro della strategia finanziaria riguarda il mercato del lavoro. Attraverso il cosiddetto “Decreto 1° Maggio”, sono stati stanziati 934 milioni di euro per il triennio 2026-2028 per incentivare le assunzioni stabili. L’obiettivo è creare oltre 110.000 nuovi contratti a tempo indeterminato.

È previsto un esonero contributivo totale per 24 mesi (fino a 500 euro mensili, che salgono a 650 euro nelle regioni della Zes Unica per il Mezzogiorno) per le nuove assunzioni di under 35 che comportino un incremento occupazionale netto. Una misura specifica è dedicata alla trasformazione dei contratti a termine in rapporti stabili.

L’esonero contributivo per le donne arriva fino a 650 euro mensili (800 euro nella Zes), con una durata variabile tra i 12 e i 24 mesi a seconda del profilo di svantaggio,

I dati Inps del 2025 confermano l’efficacia di questi strumenti, con oltre 140mila giovani e 93mila donne che hanno trovato un’occupazione agevolata. La scommessa per il 2027 sarà non solo prorogare questi incentivi, ma, se le risorse lo permetteranno, potenziarli ulteriormente per contrastare la precarietà strutturale del mercato del lavoro italiano.