Per la prima volta rompe davvero il silenzio davanti alle telecamere. E lo fa con parole durissime, pronunciate con il peso di chi da mesi vive dentro uno dei casi giudiziari più esplosivi d’Italia. Giuseppe Sempio, padre di Andrea Sempio, ha scelto il Tg1 per lanciare la sua difesa pubblica del figlio dopo la chiusura delle indagini della Procura di Pavia sul delitto di Chiara Poggi.
“Mio figlio non c’entra niente, non ha ucciso Chiara Poggi, questa è una vigliaccata”, dice davanti alle telecamere. Una frase netta, rabbiosa, senza sfumature. Ma soprattutto una frase che riporta al centro uno degli elementi più controversi dell’intera vicenda: l’alibi familiare di Andrea Sempio.
“Quel giorno era a casa con me”
Giuseppe Sempio insiste proprio su questo punto. “Mio figlio quel giorno lì stava a casa con me. Stava a casa sua con me”, afferma, tornando sulla ricostruzione che la famiglia sostiene da anni.
Secondo il padre di Andrea, quella mattina il figlio sarebbe rimasto a casa prima di andare a Vigevano insieme ai genitori. “Poi ha fatto il tragitto a Vigevano, poi siamo tornati noi e abbiamo fatto la strada di cui ci sono le foto e tutto il resto”, aggiunge.
Parole che riportano inevitabilmente alla famosa questione dello scontrino del parcheggio di Vigevano, conservato dalla madre di Andrea Sempio e considerato per anni uno degli elementi chiave dell’alibi difensivo.
“Siamo forti dell’innocenza”
L’intervento televisivo di Giuseppe Sempio ha anche un evidente valore emotivo e mediatico. “Siamo forti dell’innocenza di mio figlio. È quello che ci sostiene”, dice l’uomo, lasciando emergere tutta la pressione accumulata in mesi di nuova esposizione pubblica.
Perché il ritorno dell’inchiesta su Garlasco ha travolto nuovamente la famiglia Sempio, riportandola dentro un vortice di sospetti, intercettazioni, consulenze genetiche e ricostruzioni mediatiche che sembravano ormai appartenere al passato.
E invece oggi Andrea Sempio è l’unico indagato della nuova inchiesta della Procura di Pavia, che nelle scorse settimane gli ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini.
La difesa prepara la controffensiva
I legali di Sempio, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, stanno lavorando alle consulenze difensive che verranno depositate entro i venti giorni previsti dalla procedura dopo la chiusura indagini.
L’obiettivo della difesa è smontare l’impianto accusatorio costruito dalla Procura, che negli ultimi mesi si è concentrata soprattutto sul DNA attribuito a Sempio e sulle nuove letture investigative del materiale raccolto già nel 2007.
La strategia difensiva punta a contestare sia l’affidabilità degli accertamenti genetici sia l’interpretazione complessiva degli elementi raccolti dagli inquirenti.
Il peso dell’alibi familiare
Il problema, però, è che proprio l’alibi familiare resta uno dei punti più delicati dell’intera vicenda. Nel corso degli anni è stato discusso, contestato, rivalutato e rimesso continuamente sotto osservazione.
Ed è per questo che le parole del padre assumono un peso enorme. Giuseppe Sempio non si limita a dire che crede nell’innocenza del figlio. Dice qualcosa di molto più forte: afferma di essere stato con lui quella mattina.
Una presa di posizione che inevitabilmente riporta sotto i riflettori anche tutta la questione dei movimenti della famiglia nelle ore successive all’omicidio e dei documenti utilizzati per sostenere la ricostruzione difensiva.
Il secondo fronte: l’inchiesta di Brescia
Ma il nome di Giuseppe Sempio compare anche in un altro fascicolo, ancora più delicato sul piano giudiziario. Il padre di Andrea è infatti indagato dalla Procura di Brescia insieme all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.
Secondo l’ipotesi investigativa, Giuseppe Sempio avrebbe corrotto Venditti per favorire l’archiviazione del figlio nel 2017. Al centro dell’indagine c’è il famoso appunto trovato nella casa dei Sempio con la scritta “Venditti gip archivia per 20-30”.
Per gli inquirenti quel foglietto potrebbe riferirsi a somme di denaro destinate a ottenere l’archiviazione. La famiglia Sempio e lo stesso Venditti hanno sempre respinto completamente questa interpretazione.
“Non c’è stata alcuna corruzione”
La linea difensiva è rimasta identica fin dall’inizio: nessun pagamento illecito, nessun accordo occulto, nessuna corruzione. Secondo i Sempio, quell’appunto riguarderebbe semplicemente una previsione delle spese legali legate alla vicenda giudiziaria.
Anche questo filone investigativo, però, sembra avvicinarsi a una svolta. La Procura di Brescia starebbe infatti aspettando il deposito di un’informativa finale prima di chiudere le indagini nelle prossime settimane.
E il rischio è che i due procedimenti — quello sull’omicidio e quello sulla presunta corruzione — finiscano inevitabilmente per intrecciarsi sempre di più sul piano mediatico.
Garlasco resta una ferita aperta
A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a divorare tutto: famiglie, reputazioni, media, procure e opinione pubblica.
Le parole del padre di Andrea Sempio mostrano perfettamente il clima che si respira attorno alla nuova inchiesta. Da una parte una Procura convinta di avere elementi sufficienti per accusare Sempio. Dall’altra una famiglia che parla apertamente di “vigliaccata” e si prepara a una battaglia totale per difendere il figlio.
Nel mezzo resta un caso che sembra incapace di trovare una vera conclusione definitiva. Ogni nuova consulenza, ogni intervista, ogni dichiarazione riapre ferite vecchie di quasi vent’anni e alimenta uno scontro sempre più duro tra accusa, difesa e racconto mediatico.
E adesso, con il padre di Andrea che decide di metterci pubblicamente la faccia davanti alle telecamere, la battaglia di Garlasco entra in una nuova fase ancora più personale, emotiva e feroce.







