Le gemelle Cappa passano al contrattacco. Dopo mesi trascorsi dentro il tritacarne mediatico del caso Garlasco, tra sospetti rilanciati online, vocali diventati virali, presunti supertestimoni e ricostruzioni sempre più estreme, Paola e Stefania Cappa hanno deciso di muoversi direttamente sul terreno giudiziario. E la mossa è pesante.
Le cugine di Chiara Poggi, insieme alla madre Maria Rosa Poggi, hanno infatti chiesto formalmente l’accesso agli atti dell’inchiesta che vede indagato Andrea Sempio. Non solo. Attraverso i loro legali hanno ottenuto anche le copie forensi dei dispositivi sequestrati durante la nuova indagine coordinata dalla Procura di Pavia.
Una scelta che gli avvocati della famiglia definiscono chiaramente come “un’operazione per ristabilire la verità”. Tradotto: le Cappa vogliono capire fino in fondo cosa esiste davvero nelle carte dell’inchiesta e, soprattutto, mettere definitivamente fine alle ombre che negli ultimi mesi hanno continuato a inseguirle.
Le gemelle Cappa vogliono tutti gli atti
La richiesta è stata presentata al Tribunale di Pavia e riguarda l’intero fascicolo investigativo: verbali, proroghe, consulenze, accertamenti tecnici e materiale già a disposizione delle difese di Sempio, della famiglia Poggi e degli avvocati di Alberto Stasi.
Ma il passaggio più delicato riguarda proprio i dispositivi sequestrati durante la nuova inchiesta. I legali delle Cappa hanno chiesto e ottenuto dai carabinieri del Comando provinciale di Milano le copie forensi del materiale acquisito dagli investigatori.
Una mossa che mostra quanto la famiglia voglia ormai giocare d’anticipo dopo mesi passati a subire insinuazioni, ricostruzioni alternative e accuse indirette alimentate soprattutto sui social e in alcune trasmissioni.
“Ristabilire la verità”
L’avvocato Antonio Marino è stato chiarissimo nel spiegare il senso dell’operazione. Secondo il legale, tutto rientra nel percorso avviato da tempo per difendere il nome delle gemelle e della famiglia dalle accuse circolate negli ultimi mesi. E’ una guerra legale gigantesca. Secondo quanto emerge, sarebbero già circa ottanta le iniziative avviate tra Procura di Milano, Procura di Roma e Ordini regionali dei giornalisti di Lazio e Lombardia.
Querele per diffamazione, azioni civili, richieste di risarcimento e segnalazioni contro chiunque abbia associato Paola e Stefania Cappa al delitto di Garlasco. Perché il vero punto è questo: pur non essendo mai state indagate, le gemelle sono finite nuovamente dentro il vortice mediatico del caso.
I vocali, i messaggi e il “supertestimone”
Il nuovo ciclone attorno alle Cappa è nato soprattutto da due elementi. Da una parte i famosi vocali e messaggi inviati da Paola Cappa all’ex amico Francesco Chiesa Soprani, materiale acquisito dagli investigatori nel giugno scorso. Dall’altra il ritorno di vecchie dichiarazioni e presunti testimoni che da anni orbitano attorno al delitto.
Gli inquirenti, però, quel materiale lo hanno giudicato irrilevante. Così come non hanno trovato riscontri concreti nemmeno nel dragaggio del canale di Tromello, dietro una proprietà della famiglia Cappa, dove erano stati recuperati alcuni attrezzi compatibili con il racconto del cosiddetto “supertestimone” Gianni Bruscagin. Una pista che aveva alimentato enormemente il dibattito pubblico ma che, almeno allo stato, non ha prodotto svolte investigative.
La vecchia storia della bici
C’è poi un altro fantasma che continua a tornare: quello della testimonianza di Marco Demontis Muschitta, il tecnico della rete idrica che nel settembre 2007 dichiarò di avere visto Stefania Cappa in bicicletta vicino alla villetta di via Pascoli in un orario compatibile con l’omicidio.
Una dichiarazione clamorosa che però venne rapidamente ritrattata e che già all’epoca fu considerata inattendibile dagli investigatori. Lo stesso Muschitta finì indagato per false dichiarazioni.
Eppure quel racconto, nonostante sia stato sostanzialmente demolito sul piano giudiziario, continua periodicamente a riemergere nel racconto mediatico del caso Garlasco.
Le contraddizioni nelle vecchie dichiarazioni
Nella nuova indagine, gli investigatori hanno comunque riascoltato e rivalutato molte persone vicine alla vittima. Anche i familiari di Chiara Poggi sarebbero stati nuovamente sfiorati dalle verifiche investigative, pur senza mai assumere il ruolo di indagati.
In una nota del Nucleo investigativo dei carabinieri del 31 gennaio 2025 si parlava infatti di dichiarazioni dell’epoca “spesso lacunose e contraddittorie nel merito”. Un passaggio che aveva inevitabilmente riacceso sospetti e interpretazioni.
L’obiettivo degli investigatori, però, sarebbe stato soprattutto quello di chiarire eventuali aspetti mai emersi completamente della vita privata di Chiara Poggi alla luce delle nuove risultanze investigative, tra cui la questione del DNA e le nuove verifiche su Andrea Sempio.
Sempio indicato come unico killer
Il punto centrale, però, resta un altro: la Procura di Pavia oggi ipotizza Andrea Sempio come unico autore dell’omicidio. Ed è proprio questo elemento che la famiglia Cappa vuole utilizzare anche sul piano pubblico e mediatico.
Perché negli ultimi mesi, mentre l’indagine si concentrava sempre di più su Sempio, online e in televisione continuavano a moltiplicarsi teorie parallele, sospetti, collegamenti e ricostruzioni che riportavano continuamente le gemelle dentro la scena del delitto.
Da qui la scelta di accedere direttamente agli atti. Una strategia che serve non soltanto a conoscere il contenuto preciso dell’inchiesta, ma anche a preparare nuove azioni legali contro chi continuerà ad associare il loro nome all’omicidio di Chiara Poggi.
La guerra giudiziaria attorno a Garlasco
Il caso Garlasco ormai non è più soltanto un’indagine per omicidio. È diventato un gigantesco conflitto parallelo fatto di media, social, fughe di notizie, consulenze, vocali, podcast, testimonianze rilanciate e battaglie giudiziarie collaterali.
Le gemelle Cappa, per anni rimaste ai margini della scena pubblica, si sono ritrovate improvvisamente risucchiate di nuovo dentro quel vortice. E adesso hanno deciso di reagire nel modo più duro possibile: entrando direttamente dentro le carte dell’inchiesta e preparando una raffica di azioni contro chi, secondo loro, ha trasformato insinuazioni e sospetti in una condanna mediatica.
La sensazione è che la guerra attorno al delitto di Garlasco sia tutt’altro che finita. Anzi. Più l’indagine su Sempio avanza, più il fronte mediatico e giudiziario rischia di diventare esplosivo.







