Per capire perché oggi gli Stati Uniti abbiano deciso di incriminare Raúl Castro bisogna tornare indietro di quasi trent’anni, a un pomeriggio limpido sopra lo Stretto della Florida, quando due piccoli aerei decollati da Miami finirono abbattuti dai caccia cubani in uno degli episodi più esplosivi della lunga guerra fredda caraibica tra Washington e L’Avana.
Era il 24 febbraio 1996. Due Cessna dell’organizzazione anticastrista Hermanos al Rescate partirono dall’aeroporto di Opa-locka, in Florida. A bordo c’erano quattro uomini legati all’esilio cubano di Miami: Armando Alejandre Jr., Carlos Costa, Mario de la Peña e Pablo Morales. Poche ore dopo, due Mig cubani intercettarono gli aerei e li colpirono con missili aria-aria. Nessuno sopravvisse.
Per gli Stati Uniti fu un’esecuzione illegale di civili disarmati in acque internazionali. Per Cuba, invece, un’azione di difesa contro provocazioni continue e violazioni dello spazio aereo nazionale. Oggi quel caso torna improvvisamente al centro dello scontro geopolitico mondiale. E questa volta Washington ha deciso di colpire direttamente Raúl Castro.
Perché gli Usa accusano Raúl Castro
Nel 1996 Raúl Castro non era ancora presidente di Cuba, ma ministro delle Forze Armate e uomo chiave del regime guidato dal fratello Fidel Castro. Secondo gli Stati Uniti, fu uno dei responsabili politici e militari dell’operazione che portò all’abbattimento dei due Cessna.
Per anni il suo nome è rimasto sullo sfondo, evocato nei dibattiti pubblici e nelle richieste delle famiglie delle vittime ma mai realmente trascinato dentro un’incriminazione diretta. Ora però lo scenario è cambiato radicalmente.
Con Donald Trump tornato alla Casa Bianca e Marco Rubio alla guida della diplomazia americana, il dossier Hermanos al Rescate è stato riaperto come arma politica contro il regime cubano.
Le due versioni opposte
Il cuore della vicenda resta identico a trent’anni fa: dove si trovavano davvero quegli aerei quando furono abbattuti?
Secondo Washington, i Cessna si trovavano fuori dallo spazio aereo cubano e non rappresentavano alcuna minaccia militare imminente. Le indagini dell’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile e della Commissione interamericana per i diritti umani sostennero la tesi americana: abbattimento illegale in acque internazionali.
Cuba ha sempre raccontato invece una storia completamente diversa. Per L’Avana, Hermanos al Rescate non era un semplice gruppo umanitario, ma una struttura politica ostile legata all’esilio anticastrista di Miami e accusata di provocazioni continue contro il regime.
Negli anni precedenti gli aerei avevano sorvolato più volte la capitale cubana lanciando volantini anti-castristi. Fidel Castro definì l’abbattimento un atto di autodifesa nazionale.
Il ritorno della Guerra Fredda caraibica
Il punto vero, però, è che questa incriminazione arriva oggi, non nel 1996. E il tempismo racconta moltissimo. Cuba vive una delle peggiori crisi economiche della sua storia recente: blackout continui, scarsità di cibo e medicinali, fuga di massa dei giovani e crescente malcontento interno.
Gli Stati Uniti hanno intensificato sanzioni e pressione economica, mentre Washington accusa apertamente il regime cubano di repressione politica e collasso democratico. In questo clima, il caso Hermanos al Rescate torna a essere molto più di una vicenda giudiziaria. Diventa uno strumento geopolitico.
Il precedente Maduro spaventa L’Avana
A Cuba molti osservano con inquietudine quanto accaduto in Venezuela. Nel marzo 2020 gli Stati Uniti incriminarono Nicolás Maduro per narcotraffico. Quell’atto giudiziario diventò negli anni successivi la base politica e legale per l’escalation americana contro Caracas.
Per questo a L’Avana la nuova incriminazione di Raúl Castro viene letta come qualcosa di molto più grande di una semplice resa dei conti col passato. Il sospetto è che Washington stia preparando il terreno per un ulteriore salto di pressione internazionale contro Cuba.
Ed è proprio questo che rende la vicenda così delicata. Perché incriminare oggi un uomo di 94 anni non serve soltanto a chiudere una ferita aperta dal 1996. Serve soprattutto a costruire una narrativa politica: il regime cubano come struttura criminale storicamente responsabile di omicidi e violazioni internazionali.
Il caso che cambiò per sempre Cuba
L’abbattimento dei Cessna ebbe effetti enormi già all’epoca. Pochi giorni dopo, il presidente Bill Clinton firmò la legge Helms-Burton, che irrigidì drasticamente l’embargo contro Cuba trasformandolo in un sistema permanente approvato dal Congresso.
Da quel momento il caso Hermanos al Rescate diventò una ferita simbolica nella comunità cubano-americana della Florida, uno dei blocchi elettorali più influenti della politica americana.
Oggi quella memoria torna potentissima anche perché Marco Rubio, figura centrale dell’amministrazione Trump, rappresenta proprio quel mondo politico: l’esilio cubano anticastrista che da decenni chiede una linea durissima contro L’Avana.
Le comunicazioni radio e gli ordini di fuoco
Nel corso degli anni sono emerse anche le registrazioni radio dell’intercettazione. Nei dialoghi tra i piloti cubani si sentono chiaramente gli ordini di aprire il fuoco. Ma anche qui la lettura resta totalmente opposta.
Per Cuba, quei Mig stavano difendendo il territorio nazionale da incursioni provocatorie. Per gli Stati Uniti, i radar dimostrerebbero che gli aerei erano già fuori dallo spazio aereo cubano quando furono abbattuti.
È su questo nodo che oggi Washington costruisce la nuova offensiva giudiziaria contro Raúl Castro.
Processo simbolico o nuova offensiva contro Cuba?
La domanda finale è inevitabile: gli Stati Uniti vogliono davvero processare un ex leader novantaquattrenne o stanno usando il processo come strumento politico contro l’intero regime cubano?
Molti osservatori internazionali propendono per la seconda ipotesi. Anche perché l’incriminazione arriva in una fase di tensione altissima tra Washington e L’Avana, mentre Cuba appare economicamente sempre più fragile e diplomaticamente isolata.
Per questo il processo a Raúl Castro rischia di essere molto più di un caso giudiziario. Potrebbe diventare l’ennesimo capitolo della lunga guerra tra Stati Uniti e Cuba, una guerra iniziata ben prima del 1996 e che, a quanto pare, non è mai davvero finita.







