Sedici anni dopo la sentenza definitiva pronunciata dalla Cassazione per frode fiscale sulle compravendite dei diritti tv Mediaset, la condanna di Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione resiste anche davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’organo di Strasburgo, nella causa promossa l’8 aprile 2014, ha respinto i dodici argomenti avanzati prima dall’ex presidente del Consiglio e poi dai suoi familiari. I ricorrenti lamentavano la violazione di garanzie fondamentali, tra cui il diritto a un tribunale indipendente e il principio di legalità. All’unanimità i giudici hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato, confermando il rispetto dell’articolo 6 della Convenzione sul diritto a un equo processo.
L’iter complesso del ricorso e la composizione della Corte
La Cedu aveva giudicato ammissibile il ricorso dopo sette anni, per poi avviare l’esame del merito a seguito di dieci richieste di chiarimenti inviate all’Italia. Il percorso del collegio giudicante ha registrato passaggi complessi. Il giudice ordinario italiano Raffaele Sabato ha scelto di astenersi, verosimilmente per la conoscenza diretta di alcuni colleghi della Cassazione. Allo stesso modo, anche il sostituto designato Enzo Cannizzaro ha rinunciato all’incarico. Di conseguenza, la Corte ha individuato come giudice ad hoc per l’Italia un giurista svizzero, Alain Chablais, in rappresentanza del Liechtenstein.
Respinte le obiezioni su sezioni feriali e sedi processuali
I giudici europei hanno smontato ogni obiezione presentata dai legali dell’ex premier. La Corte ha ritenuto legittima l’assegnazione estiva del fascicolo alla sezione feriale della Cassazione nel 2013, poiché l’organizzazione rispondeva a criteri predeterminati e privi di intenti persecutori. Analogamente, Strasburgo ha giudicato infondate le contestazioni sulla sede milanese del processo, sullo sfoltimento dei testimoni e sul mancato riconoscimento dei legittimi impedimenti legati a impegni istituzionali e motivi di salute.
Confermata la responsabilità nell’architettura societaria
La decisione della Cedu ha affrontato anche il ruolo di Berlusconi quale ideatore del sistema di frode. La Corte non ha rilevato parzialità nei giudici italiani, nonostante le censure della difesa sulla mancata concessione delle attenuanti generiche e sul parallelo con i procedimenti Mediatrade. Parimenti, i giudici europei hanno escluso pregiudizi legati alle dichiarazioni e alle interviste del presidente del collegio della sezione feriale Antonio Esposito, apparse sui quotidiani Il Giornale, Il Foglio, Libero o sul periodico Panorama. Infine, la Corte ha liquidato come priva di riscontri concreti la vicenda delle registrazioni diffuse sul giudice Amedeo Franco, confermando la piena regolarità del giudizio italiano.







