L’audizione fiorentina del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, condannato per le stragi del 1993, si è risolta nell’ennesimo capitolo di una saga giudiziaria e politica che trascina con sé interrogativi mai del tutto chiariti. Come ricostruito dalle pagine de il Fatto Quotidiano, il capomafia è stato chiamato a deporre nell’ambito del procedimento a carico di Salvatore Baiardo, l’uomo già condannato negli anni Novanta per favoreggiamento ai fratelli Graviano e oggi a giudizio a Firenze con l’accusa di calunnia aggravata ai danni del giornalista Massimo Giletti.
I rapporti del nonno con Silvio Berlusconi
Interrogato dai magistrati toscani sui presunti rapporti di finanziamento con l’ex premier Silvio Berlusconi, Graviano ha risposto citando una vecchia storia di famiglia. Secondo la sua versione, a cavallo tra il 1969 e il 1970 il nonno e un gruppo di conoscenti avrebbero raccolto venti miliardi di lire per fondare una società con Berlusconi, garantendosi una quota di profitti pari al venti per cento dell’investimento complessivo.
Al di là dell’incipit sugli antichi affari societari, la deposizione ha fornito smentite nette che finiscono per ridimensionare il quadro accusatorio del processo fiorentino. Graviano ha negato categoricamente l’esistenza della celebre fotografia che lo ritrarrebbe insieme a Berlusconi e al generale dei Carabinieri Francesco Delfino nei primi anni Novanta, bollando la ricostruzione come una falsità. Una presa di posizione che costituisce un punto a favore di Baiardo, finito sotto accusa proprio per aver negato di aver mai mostrato quella scatto a Giletti.
Graviano ha smentito di conoscere Dell’Utri
Nessuna conferma è arrivata nemmeno sulle altre tessere del mosaico investigativo. Il capomafia ha smentito di conoscere Marcello Dell’Utri e ha bollato come del tutto priva di fondamento la storia dell’orologio di altissimo valore che, secondo alcune rivelazioni dei collaboratori di giustizia, avrebbe visto al polso di Berlusconi.
Gli accordi con Berlusconi
Nel proseguire il suo racconto, il boss ha ripercorso le tappe dei presunti incontri milanesi avvenuti tra la fine degli anni Ottanta e il dicembre del 1993, periodo in cui si sarebbe recato a Milano per definire gli accordi finanziari ereditati dal nonno prima che l’arresto del gennaio 1994 interrompesse ogni contatto. Interrogato infine sulla scrittura privata che avrebbe dovuto documentare l’intesa originaria, Graviano ha dichiarato di non sapere dove sia finita, concludendo il suo intervento con un chiaro segnale di disinteresse verso il passato e affermando di non aver più alcuna intenzione di far valere quegli antichi patti.







