Garlasco, De Rensis avverte sulla revisione di Stasi: «Sarà un grande problema per qualcuno. Chi ha sbagliato dovrà pagare»

L’avvocato De Rensis

Antonio De Rensis torna sul caso Garlasco e sulla revisione del processo di Alberto Stasi con parole che suonano come un avvertimento: «Sarà un grande problema per qualcuno». Mentre i genitori di Chiara Poggi ribadiscono a Verissimo che per loro il colpevole resta Stasi, la sua difesa guarda nella direzione opposta. Al centro ci sono le contro-analisi negative sulla presenza del DNA di Chiara sui pedali della bicicletta Umberto Dei. De Rensis considera quanto emerso un elemento destinato a pesare sulla futura richiesta di revisione e attacca: «Questi fatti sono reali, non supposizioni».

Garlasco, De Rensis: «Chi ha sbagliato dovrà pagare»

Il legale non usa mezzi termini quando affronta quanto emerso dagli ultimi accertamenti. Per De Rensis non siamo davanti a semplici ipotesi investigative, ma a circostanze che dovranno produrre conseguenze qualora trovassero conferma nella ricostruzione della Procura.

«Questi fatti sono reali, non supposizioni. Lascio a voi decidere la gravità di questi fatti», afferma. Poi rincara: «È chiaro che è inaudito e inaccettabile, ma tutte queste parole adesso devono lasciare posto alle conseguenze, perché nella vita chi sbaglia paga e anche in questo caso chi ha sbagliato dovrà pagare».

De Rensis si dice convinto che anche il comando generale dell’Arma dei carabinieri farà piena luce sulla vicenda. Il punto riguarda il comportamento dei consulenti durante gli accertamenti tecnici e il loro rapporto con l’autorità giudiziaria.

Secondo l’avvocato, un consulente della Procura deve garantire «la correttezza massima» e comunicare al pubblico ministero tutto ciò che emerge durante gli esami. Non gli spetta, sostiene De Rensis, decidere autonomamente quale risultato abbia importanza e quale invece possa essere escluso.

Revisione del processo Stasi, la frase di De Rensis: «Sarà un grande problema per qualcuno»

È però quando si parla della revisione del processo di Alberto Stasi che arriva la frase più pesante. La difesa non intende correre e, soprattutto, vuole utilizzare tutto il materiale che sta emergendo dalla nuova inchiesta di Pavia.

«Se avessimo presentato la revisione sei mesi fa, oltre a essere avvocati di poco valore, avremmo danneggiato il nostro assistito, perché i dati che oggi conoscete tutti non li avremmo inseriti», spiega De Rensis.

La strategia appare quindi chiara: aspettare che il quadro sia sufficientemente completo prima di depositare la richiesta. «Le revisioni vanno presentate al momento giusto, non è una gara contro il tempo».

Poi la stoccata: «Capisco che per qualcuno la revisione di Stasi sarà un grande problema, ma lo sarà anche nei prossimi mesi».

De Rensis non indica chi sia quel «qualcuno». La frase resta sospesa, ma arriva mentre la Procura sta cercando di ricostruire proprio la catena delle responsabilità legata agli accertamenti svolti nel 2007.

Le due contro-analisi negative scoperte 19 anni dopo

Il nuovo fronte riguarda i test eseguiti sui pedali della bicicletta attribuita ad Alberto Stasi. La difesa sostiene che, dopo il risultato che indicava materiale genetico riconducibile a Chiara Poggi, vennero effettuate due repliche con esito negativo.

Ed è proprio sulla necessità di quelle repliche che De Rensis concentra una delle sue domande.

«Il dato ci dice che il giorno dopo un DNA chiaro, lampante, qualcuno ha creduto di fare due repliche», osserva. Poi domanda: «Come mai ha fatto queste due repliche se i dati erano puliti, eclatanti? E come mai queste due repliche negative le abbiamo scoperte soltanto 19 anni dopo?».

Sono interrogativi sui quali la Procura di Pavia sta cercando risposte. Le ricostruzioni sulla natura e sul significato di quei dati restano contrapposte, ma la difesa di Stasi considera ormai centrale la questione della loro mancata presenza nel fascicolo.

De Rensis contro Garofano: «Questo era il pilastro della condanna»

De Rensis replica direttamente anche a Luciano Garofano, comandante dei Ris di Parma all’epoca delle prime indagini. Garofano ha respinto l’ipotesi che gli accertamenti siano stati nascosti o gestiti senza trasparenza e ha ricordato che la condanna di Stasi poggia su un quadro indiziario più ampio.

Il legale ribatte però sul peso specifico della bicicletta nella decisione definitiva: «Adesso il dottor Garofano ha un bel da dire che questo era solo un elemento. Questo è il pilastro della condanna in Cassazione di Alberto Stasi».

La valutazione appartiene alla difesa, ma chiarisce perfettamente perché De Rensis attribuisca tanta importanza alle nuove acquisizioni. Se riuscisse a dimostrare che un elemento decisivo venne valutato sulla base di un quadro tecnico incompleto, quel punto potrebbe entrare nella futura strategia per chiedere la revisione.

«Le cose stanno in maniera un po’ diversa da come le racconta il dottor Garofano», conclude De Rensis.

I Poggi dicono «resta Stasi», la difesa prepara la revisione

Le dichiarazioni acquistano oggi un significato ancora maggiore dopo l’intervista di Giuseppe Poggi e Rita Preda. I genitori di Chiara hanno ribadito davanti a Silvia Toffanin che, per loro, il responsabile dell’omicidio resta Alberto Stasi.

«La giustizia ci ha dato un colpevole, per noi è Stasi», ha spiegato Giuseppe Poggi. Il padre di Chiara ha aggiunto che una nuova indagine non basta a cambiare la convinzione maturata dopo anni di processi. Allo stesso tempo ha ammesso: «Delle nuove indagini non abbiamo letto neppure una riga».

È proprio mentre la famiglia Poggi resta ancorata alla sentenza definitiva che la difesa di Stasi prepara la mossa destinata, nelle proprie intenzioni, a rimettere quella stessa sentenza in discussione.

Da una parte, quindi, c’è la certezza dei genitori di Chiara. Dall’altra, una difesa che accumula documenti e attende il momento che considera migliore per presentare la revisione.

La partita sulla revisione di Alberto Stasi è appena cominciata

De Rensis non annuncia una data e non anticipa tutti gli elementi che accompagneranno l’eventuale richiesta. Dice però chiaramente che aspettare è una scelta precisa e non un segnale di debolezza.

La nuova indagine su Andrea Sempio sta facendo emergere materiale che la difesa di Stasi considera utile anche per rileggere il vecchio processo. La vicenda delle analisi sui pedali rappresenta uno dei fronti più delicati, ma non necessariamente l’unico.

Per questo l’avvocato non sembra avere fretta. Vuole attendere che tutti gli elementi disponibili trovino una collocazione e soltanto dopo giocare la carta della revisione.

Con una frase, però, ha già chiarito quale sia la convinzione della difesa sulle possibili conseguenze: «Per qualcuno la revisione di Stasi sarà un grande problema».