Caro carburanti, a ottobre 1,14 miliardi in più per famiglie e imprese

Benzina – IPA @lacapitalenews

Il caro carburanti a ottobre costerà a famiglie e imprese 1 miliardo e 140 milioni in più al distributore rispetto al 2025, secondo la Cgia.

Il conto sale a 13,657 miliardi in più su base annua, +20,4% rispetto al 2025. Portando la spesa totale per i carburanti a quota 80,575 miliardi di euro. I conti più salati in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Record di aumenti nelle province di Roma, Milano e Napoli. Lo dice l’ultimo report della Cgia, che fotografa il peso dei rincari nonostante il tetto ai prezzi di benzina e gasolio annunciato da Eni.

L’impatto dei rincari si distribuisce in modo significativo ma disomogeneo su tutto il territorio nazionale. Ad accusare i colpi più duri in termini assoluti sono le grandi aree metropolitane, a causa dell’elevata densità demografica, dell’alto numero di veicoli privati immatricolati e della forte concentrazione di flotte di mezzi pesanti legate alla logistica.

Caro carburanti a ottobre: Roma guida i rincari provinciali

A livello provinciale, il primato degli aumenti mensili spetta a Roma con 68,5 milioni in più al mese. Seguono Milano (+49,5 milioni), Napoli (+39,6 milioni), Brescia (+31,2 milioni), Torino (+27,8 milioni) e Bari (+25,6 milioni).

Caro carburanti a ottobre: Lombardia prima, il conto del Sud

A livello regionale, la Lombardia guida la classifica dei maggiori esborsi mensili (+163,9 milioni di euro), seguita da Emilia-Romagna (+111,1 milioni), Veneto (+106,1 milioni) e Lazio (+104,7 milioni). Tuttavia, le ricadute economiche risultano particolarmente severe ed erosive per il Mezzogiorno, dove il rincaro mensile complessivo tocca i 372,9 milioni (+21,1% rispetto all’anno precedente).

Dall’inizio del conflitto nel Medio Oriente e nel Golfo Persico, i listini alla pompa in modalità self-service hanno subito drastiche impennate. La benzina è aumentata del 29,1%, mentre il gasolio per autotrazione ha registrato un balzo del 36,6%. Nel frattempo, anche Q8 ha aderito al price cap sui carburanti.

Pendolari e imprese: chi paga di più per benzina e gasolio

Le categorie maggiormente penalizzate da questa spirale, dice la Cgia, sono i pendolari – in particolare chi risiede in zone scarsamente servite dai trasporti pubblici – e i settori produttivi direttamente dipendenti dal trasporto su strada: autotrasportatori, agricoltori, pescatori, tassisti e piccole imprese di servizi, che vedono schizzare i costi di gestione senza poterli traslare sui consumatori finali.

Le misure varate dal Governo Meloni negli ultimi mesi ammontano a 2,6 miliardi di euro (tra taglio delle accise e crediti d’imposta per settori chiave), una cifra nettamente inferiore ai 7,3 miliardi di euro stanziati dal governo Draghi nel 2022 grazie alla flessibilità di bilancio concessa allora da Bruxelles.

Dal 19 marzo 2026 il governo Meloni ha varato 13 provvedimenti contro il caro-carburante, con l’obiettivo di ridurre le accise su benzina e gasolio. Questi tagli sono costati allo Stato 2,1 miliardi. A questa somma si aggiungono circa 500 milioni di crediti d’imposta destinati ai settori che dipendono maggiormente dal carburante, cioè autotrasportatori, agricoltori e pescatori: uno sconto fiscale che consente alle aziende di recuperare parte della spesa sostenuta per il gasolio.