I corpi dei quattro sub italiani dispersi alle Maldive sono stati individuati. La missione esplorativa dei tre sub-speleologi finlandesi arrivati nell’atollo di Vaavu ha dato il primo risultato concreto: i cadaveri si trovano nella grotta di Alimathà, a circa 60 metri di profondità, nel terzo ambiente della cavità sottomarina, lontano dall’ingresso e in una zona estremamente complessa da raggiungere.
È la svolta che le famiglie aspettavano, ma non è ancora la fine dell’incubo. Perché ora comincia la parte più delicata: il recupero dei corpi. Un’operazione ad altissimo rischio, in una grotta marina con poca luce, visibilità incerta, correnti possibili e passaggi stretti. Dopo la morte di un sommozzatore maldiviano durante le ricerche, nessuno vuole correre altri rischi inutili.
La missione dei sub finlandesi
I tre specialisti finlandesi di Dan Europe sono scesi questa mattina per una prima missione esplorativa. L’obiettivo iniziale non era riportare subito in superficie i corpi, ma orientarsi nella grotta, verificarne la morfologia, capire le condizioni reali del mare e valutare se il recupero possa essere effettuato in sicurezza.
Gli speleosub si sono immersi con rebreather, sistemi a circuito chiuso che permettono di restare sott’acqua molto più a lungo rispetto alle bombole tradizionali, miscela Trimix adatta alle grandi profondità e scooter subacquei per contrastare eventuali correnti. Una dotazione da immersione tecnica estrema, necessaria per affrontare una cavità dove basta un errore per trasformare il soccorso in un’altra tragedia.
“La sicurezza viene prima di tutto”
Laura Marroni, ceo di Dan Europe, ha spiegato che la sicurezza dei soccorritori resta la priorità assoluta. Se le condizioni dovessero diventare troppo pericolose, la missione sarà fermata e riprogrammata. Correnti forti, scarsa visibilità, sedimenti sollevati dal passaggio dei sub e conformazione della grotta sono tutti fattori che possono rendere impossibile procedere.
Il punto è proprio questo: i corpi sono stati trovati, ma portarli fuori da quel cunicolo sarà molto più difficile che localizzarli. La grotta non è un fondale aperto. È un ambiente chiuso, ostile, dove ogni movimento va calcolato e dove i tempi di permanenza, discesa e risalita devono rispettare protocolli rigidissimi.
Un quinto corpo già recuperato
Il corpo di un quinto sommozzatore italiano era già stato recuperato nei giorni scorsi. Restano ora i quattro cadaveri individuati nel terzo ambiente della grotta. Intanto sono rientrati a Malpensa gli altri venti italiani che si trovavano a bordo del Duke of York insieme alle vittime.
Alle Maldive proseguono anche gli accertamenti per ricostruire che cosa sia accaduto durante l’immersione. Ma in queste ore ogni attenzione è concentrata sul recupero. Dopo giorni di angoscia, almeno una certezza è arrivata: i dispersi sono stati localizzati. Ora bisogna riportarli a casa.







