Neonato morto a Castellammare, «crearono un finto nodo al cordone per coprire gli errori»: ex primario ai domiciliari

Neonato morto a Castellammare

Un nodo creato artificialmente al cordone ombelicale di un neonato per simulare una complicazione imprevedibile e nascondere gli errori commessi durante il parto. È questa la pesantissima ipotesi al centro dell’inchiesta sulla morte del piccolo Salvatore, avvenuta nel marzo 2024. A oltre due anni dalla tragedia, la Guardia di Finanza ha eseguito le misure cautelari disposte dal gip su richiesta della Procura.

Agli arresti domiciliari è finita Eutalia Esposito, all’epoca primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia e oggi in pensione. Il giudice ha disposto anche la sospensione per dodici mesi dall’attività professionale e dal pubblico ufficio o servizio per altri due medici e un’ostetrica.

Le accuse contestate a vario titolo sono pesanti: responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, frode in processo penale e depistaggio. L’inchiesta non riguarda quindi soltanto ciò che sarebbe accaduto durante il parto. Gli investigatori contestano anche una serie di condotte successive che avrebbero avuto lo scopo di alterare le prove e nascondere eventuali responsabilità.

Il piccolo Salvatore morì dopo quaranta giorni

La vicenda risale al febbraio 2024. La madre arrivò al parto alla 42esima settimana di gravidanza e il bambino, subito dopo la nascita, presentò gravissime complicazioni. I sanitari lo trasferirono immediatamente in terapia intensiva.

Salvatore subì un arresto cardiaco e riportò danni cerebrali gravissimi. Le sue condizioni rimasero disperate fino alla fine di marzo, quando morì dopo poco più di un mese di vita.

I genitori, Rachele e Ludovico, una giovane coppia di Torre Annunziata, decisero di presentare denuncia. Da quel momento partirono gli accertamenti che hanno portato alle misure cautelari eseguite dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata.

Secondo l’ipotesi formulata dalla Procura, alla base dei danni subiti dal neonato ci sarebbe stato un ritardo nell’esecuzione del parto. Questo avrebbe provocato una carenza di ossigenazione e di afflusso sanguigno al cervello, con conseguenze irreversibili.

Il nodo al cordone ombelicale che secondo l’accusa non esisteva

È quanto sarebbe accaduto dopo la nascita a rendere il caso ancora più inquietante. Secondo gli investigatori, alcuni sanitari avrebbero creato artificialmente un nodo nel cordone ombelicale. L’obiettivo sarebbe stato quello di far apparire i danni riportati dal bambino come conseguenza di una complicazione improvvisa e imprevedibile.

Un vero nodo del cordone può infatti compromettere il flusso sanguigno e l’ossigenazione del feto. Nel caso di Salvatore, però, secondo la ricostruzione accusatoria quella situazione non si sarebbe verificata spontaneamente durante la gravidanza o il parto.

Gli indagati avrebbero realizzato il nodo successivamente, costruendo così una possibile spiegazione alternativa dell’asfissia che aveva provocato i gravissimi danni al neonato.

La Procura contesta inoltre un altro passaggio particolarmente significativo. Dopo aver modificato il cordone, i sanitari avrebbero smaltito rapidamente cordone e placenta, senza rispettare le procedure cliniche normalmente adottate. In questo modo avrebbero eliminato elementi che potevano risultare fondamentali per ricostruire quanto era realmente accaduto.

Cartella clinica falsificata e versioni concordate

Il presunto depistaggio non si sarebbe fermato al cordone ombelicale. Le indagini avrebbero fatto emergere anche alterazioni nella documentazione sanitaria relativa al parto.

Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero falsificato la cartella clinica indicando informazioni non corrispondenti alla realtà sugli orari di presenza e sulle attività svolte dal personale medico. Avrebbero inoltre concordato le versioni da riferire successivamente agli investigatori.

La ricostruzione della Procura delinea quindi un presunto tentativo organizzato di intervenire sulle fonti di prova dopo che le condizioni del bambino avevano già mostrato la gravità di quanto accaduto.

In questo quadro, gli investigatori attribuiscono un ruolo particolarmente rilevante all’allora primario del reparto di Ginecologia.

L’accusa all’ex primario: avrebbe guidato l’alterazione delle prove

Secondo l’ipotesi investigativa, Eutalia Esposito avrebbe avuto un ruolo di impulso nell’alterazione delle fonti di prova. Lo scopo sarebbe stato quello di proteggere la propria posizione rispetto alle eventuali responsabilità per quanto avvenuto durante il parto.

Il gip ha disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari. Per gli altri due medici e per l’ostetrica coinvolti nel procedimento è arrivata invece la sospensione per dodici mesi dall’esercizio della professione e dal pubblico ufficio o servizio.

Le misure cautelari non rappresentano naturalmente una dichiarazione di colpevolezza. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso del procedimento e nel rispetto del contraddittorio con le difese.

L’inchiesta nata dalla denuncia dei genitori di Salvatore arriva però a una svolta dopo oltre due anni. Al centro resta un’ipotesi investigativa sconvolgente: un nodo realizzato artificialmente sul cordone di un bambino già gravemente compromesso per trasformare un possibile errore durante il parto in una tragica fatalità.