L’ombra di Mosca arriva anche sui traghetti italiani. Server pirata nascosti a bordo di due navi della compagnia Grandi Navi Veloci, dati sottratti ai sistemi informatici, marittimi pagati poche migliaia di euro e una pista che porta dritta a un gruppo hacker filorusso. Su questo scenario lavora la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, convinta che dietro la vicenda ci sia molto più di un semplice attacco informatico.
Gli investigatori seguono una ipotesi pesantissima: una operazione di spionaggio internazionale contro infrastrutture critiche, con il possibile obiettivo di controllare a distanza i traghetti attraverso dispositivi elettronici installati clandestinamente. Uno scenario che trasforma un caso di pirateria informatica in qualcosa di molto più inquietante, perché tocca la sicurezza della navigazione, dei porti e delle rotte commerciali.
I dispositivi nascosti a bordo dei traghetti
La vicenda emerge a dicembre dopo la denuncia presentata da Gnv al Centro di sicurezza cibernetica della polizia postale in Liguria. Qualcuno piazza i dispositivi sulle navi Fantastic e Bridge. Secondo chi indaga, quei sistemi inviano dati verso server collegati a un gruppo hacker filorusso.
Gli investigatori fermano subito due giovani lettoni di 24 e 25 anni. Uno finisce in manette nel porto francese di Sète, l’altro a Napoli. Una telecamera riprende uno dei due mentre completa l’installazione di uno dei dispositivi sul ponte della nave. Durante gli interrogatori il giovane ammette di avere ricevuto denaro per piazzare il sistema elettronico, ma evita di indicare i mandanti.
Il presunto regista rifugiato a Mosca
Al centro dell’inchiesta compare però un altro nome: un quarantenne lettone che oggi si troverebbe a Mosca e che, secondo gli investigatori, avrebbe guidato tutta l’operazione.
La Procura di Genova accusa un altro suo connazionale di accesso abusivo a sistema informatico. Le autorità spagnole lo arrestano una settimana fa dopo mesi di monitoraggio. Gli investigatori gli attribuiscono un ruolo più importante rispetto ai due giovani fermati sulle navi e lo collegano direttamente al presunto regista dell’operazione.
Il quadro ricorda il sistema dei proxy: piccoli esecutori reclutati per colpire infrastrutture occidentali senza esporre direttamente i mandanti. Marittimi, tecnici e intermediari che ricevono soldi per eseguire operazioni apparentemente minori ma potenzialmente devastanti.
I sospetti sulla Russia
Il caso finisce subito sotto la lente del Comitato di analisi strategica antiterrorismo. Già dopo i primi arresti, avvenuti con la collaborazione delle autorità francesi, il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez punta il dito contro Mosca: “Oggi dietro le interferenze straniere c’è molto spesso un solo Paese”.
E il sospetto cresce anche per un precedente inquietante. Nel marzo 2025, nel Mare del Nord, la portacontainer portoghese Solong entra in collisione con la petroliera svedese Stena Immaculate, noleggiata dalle forze armate americane per il trasporto di carburante destinato agli aerei militari. Il comandante della Solong, cittadino russo, affronta il processo per negligenza e omicidio colposo dopo la morte di un marittimo disperso. Ma attorno a quell’incidente continuano a circolare dubbi e sospetti di sabotaggio.
La guerra invisibile passa anche dal mare
La guerra ibrida non viaggia più soltanto attraverso missili e droni. Corre nei cavi informatici, nei server, nei porti, nelle reti di comunicazione e nei sistemi elettronici delle infrastrutture occidentali.
Un traghetto civile può trasformarsi in un bersaglio strategico. Un piccolo dispositivo elettronico può aprire un varco enorme dentro sistemi sensibili. E un marinaio reclutato per poche migliaia di euro può diventare l’ingranaggio perfetto di una operazione internazionale.
Adesso gli investigatori cercano di capire chi abbia fornito i dispositivi, chi abbia finanziato il gruppo e quale fosse il vero obiettivo finale. Ma una cosa appare già chiara: l’inchiesta non guarda più soltanto a un reato informatico. Gli investigatori seguono la pista di una possibile operazione di intelligence ostile contro infrastrutture europee.
Se le accuse troveranno conferma, il caso Gnv diventerà uno degli episodi più inquietanti di infiltrazione cyber nel sistema marittimo europeo. Una storia che sembra uscita da un thriller di spionaggio, ma che invece si muove tra navi vere, porti italiani e la guerra invisibile che attraversa l’Europa.







