Ha dichiarato al pubblico ufficiale che il padre dei suoi due figli fosse il marito, pur sapendo che vi era un concreto rischio che il genitore naturale fosse in realtà l’amante. Con l’accusa di alterazione dello stato civile, una marescialla dell’Arma dei Carabinieri in servizio a Torino è finita al centro di un’inchiesta giudiziaria coordinata dalla Procura di Rimini.
La vicenda coinvolge tre figure tutte appartenenti all’Arma: la donna indagata, l’ormai ex coniuge (anche lui maresciallo) e l’amante, un comandante di stazione nel Torinese e superiore gerarchico della donna.
La marescialla e i due uomini in servizio nel Torinese
Nonostante i tre militari prestino servizio nel capoluogo piemontese, i due bimbi sono nati a Rimini nel 2023 e nel 2025. La donna trascorreva infatti nella città romagnola frequenti periodi di vacanza per fare visita ad alcuni familiari, trovandovisi proprio in coincidenza con il termine di entrambe le gravidanze. La registrazione degli atti di nascita presso il comune di Rimini ha determinato la competenza territoriale della Procura locale, guidata dal pubblico ministero Davide Ercolani.
L’inchiesta è scattata a seguito della denuncia presentata dall’ex marito. Durante il procedimento civile di separazione tra i due coniugi, l’esame del DNA ha fugato ogni dubbio, confermando in maniera categorica che l’uomo non è il padre biologico dei piccoli.
La ricostruzione degli inquirenti e i dubbi sulla paternità
Secondo quanto emerso dalle indagini, all’epoca dei fatti la coppia avrebbe avuto un solo rapporto non protetto, mentre la marescialla avrebbe avuto diversi incontri con l’amante.. Sebbene il test del DNA non abbia ancora attribuito con certezza la paternità dei bambini, la ricostruzione degli inquirenti ipotizza che la donna abbia mentito al pubblico ufficiale inducendo il marito a credere di essere il genitore.
I sospetti dell’uomo si sono addensati nel 2025, dopo la nascita della seconda bambina, portando prima alla richiesta di separazione e successivamente alla querela. Al momento, la marescialla è l’unica persona iscritta nel registro degli indagati.
Perquisizioni e sequestri di telefoni e computer
Nell’ambito delle indagini condotte dal Nucleo Investigativo della Città Metropolitana di Torino, sotto la guida del tenente colonnello Andrea Romanelli, i militari hanno eseguito perquisizioni sia nelle caserme che negli alloggi di servizio.
Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati smartphone e computer. L’analisi dei dispositivi elettronici si preannuncia decisiva: dall’esame delle conversazioni e delle chat archiviate sui telefoni, gli inquirenti punteranno a ricostruire il livello di consapevolezza dell’amante riguardo al rischio di paternità e all’eventuale falsità delle dichiarazioni rese all’anagrafe. Allo stesso tempo, si cercherà di stabilire fino a che punto la marescialla fosse consapevole di escludere la paternità del marito.







