La Pubblica amministrazione batte le imprese nei pagamenti, ma nasconde un buco da 64 miliardi

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La Pubblica amministrazione ha velocizzato i saldi delle fatture correnti ma resta la peggiore nell’Unione europea per stock arretrato, mentre nel settore privato il sistematico ritardo dei colossi industriali scarica la crisi di liquidità sulle piccole imprese. Lo dice l’ultimo report della Cgia. Negli ultimi anni, la Pubblica amministrazione italiana ha compiuto progressi sui tempi medi di saldo delle fatture, spinta dai vincoli europei per l’accesso alle risorse del Pnrr. Nel 2025, il tempo medio di pagamento dalla ricezione della fattura è sceso a 27,2 giorni, contro i 29,9 giorni del 2024, portando l’indice di tempestività nei pagamenti (Itp) sotto i limiti di legge in quasi tutti i comparti.

PA continua a salire

Tuttavia, lo stock del debito commerciale corrente della PA continua a salire e ha raggiunto 64,2 miliardi di euro, pari al 2,8% del Pil. Con questa cifra, l’Italia si colloca al primo posto tra i 27 Paesi dell’Ue per incidenza del debito commerciale sul Pil, superando nazioni come Belgio (2,6%), Germania (1,8%), Francia (1,5%) e Spagna (0,7%), a fronte di una media dell’Eurozona del 1,7% e dell’Ue dell’1,6%. La spiegazione di questo paradosso – riduzione dei tempi medi di pagamento a fronte di un debito in crescita – arriva, secondo la Cgia, dalle analisi della Corte dei Conti. Nel 2025, l’Amministrazione statale ha ricevuto 3.673 fatture, saldandone ben l’82% (3.034).

Sul piano finanziario

Sul piano finanziario, però, a fronte di un ammontare complessivo dovuto di 27,8 miliardi di euro, ne sono stati liquidati solo 21,1 miliardi. Di fatto, lo Stato non ha onorato circa un quarto del valore economico dovuto, facendo lievitare lo stock complessivo di 6,7 miliardi di euro in un solo anno. “La PA è diventata più rapida nel pagare le fatture correnti, quelle emesse di recente. Ma non riesce a saldarle tutte. E le fatture rimaste inevase – dice l’associazione degli artigiani – si sommano a quelle già arretrate degli anni precedenti, facendo crescere lo stock complessivo del debito”. La morsa del settore privato

Se la PA mostra luci e ombre, la situazione tra aziende private evidenzia un deterioramento strutturale. Nel secondo trimestre del 2026, i pagatori puntuali nelle transazioni commerciali private sono scesi al 42% (-2% rispetto allo stesso periodo del 2025). Considerando che il valore delle fatture elettroniche tra privati ammonta a circa 3.000 miliardi di euro all’anno, una quota imponente di questo volume d’affari non viene saldata alle scadenze pattuite.

Divario

Il divario tra le diverse tipologie d’impresa, sostiene la Cgia, rispecchia un preciso squilibrio di potere contrattuale. Solo il 21% delle grandi imprese salda le fatture entro i termini contrattuali. Per le medie imprese la puntualità sale al 35,7% e le piccole imprese raggiungono il 41,8%. A risultare le più corrette sono però le micro imprese che pagano puntualmente nel 42,7% dei casi.

L’onere finanziario dei ritardi nei pagamenti finisce così per scaricarsi sulle piccole imprese fornitrici. Queste si trovano costrette a ricorrere a costosi anticipi bancari o al factoring per coprire il gap tra costi sostenuti e incassi effettivi. I comparti con le peggiori abitudini di pagamento risultano essere le costruzioni, la grande distribuzione, bar e ristoranti e i servizi alle persone.

Geografia dei pagamenti: la frattura tra Nord e Sud

L’analisi territoriale evidenzia una marcata spaccatura nel rispetto delle scadenze contrattuali tra private imprese. La Lombardia guida la classifica delle regioni virtuose con il 51,6% di pagamenti puntuali, seguita da Emilia-Romagna (51,2%), Veneto (51,0%), Marche (49,7%) e Trentino-Alto Adige (44,3%) e Piemonte (43,4%). Le ultime posizioni sono invece occupate da Toscana (29,2%), Sicilia (27,2%) e Calabria (26,7%).

Le province più puntuali sono Sondrio, Bergamo, Belluno, Lecco, Brescia, Forlì Cesena, Padova, Reggio Emilia, Mantova e Vicenza. All’opposto, i ritardi più gravi si concentrano a Crotone, Agrigento, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Palermo, Trapani, Caltanissetta, Catanzaro e Siracusa.

Come uscire dall’impasse

Di fronte a un quadro che penalizza la liquidità del sistema produttivo, la Cgia indica due priorità d’intervento.

La prima è la trasparenza sui tempi medi di pagamento praticati dalle grandi aziende nei confronti della filiera dei fornitori. La seconda è la premialità fiscale per le imprese che dimostrano di rispettare rigorosamente le scadenze contrattuali.