«Una donna arrabbiata è sempre una buona risorsa». La battuta che circolerebbe nei corridoi della Procura di Roma racconta meglio di molte ricostruzioni quello che potrebbe essere diventato l’interrogatorio fiume di Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola.
Quasi dieci ore davanti agli investigatori, centinaia di documenti consegnati e una storia personale precipitata dopo la scoperta del tradimento di quello che lei chiamava «Valterino» con un’estetista brasiliana.
Ma il terremoto sentimentale è soltanto lo sfondo. Perché Potenza avrebbe messo sul tavolo molto altro: affari, società, movimenti finanziari, rapporti personali e soprattutto alcuni passaggi riguardanti Sigfrido Ranucci e persone a lui vicine.
Natalia Potenza parla per dieci ore: il faldone su Lavitola
Potenza si è presentata a piazzale Clodio accompagnata dalla sorella Andrea e dalla propria avvocata. L’interrogatorio sarebbe durato circa dieci ore.
L’ex compagna di Lavitola avrebbe portato con sé un voluminoso faldone contenente centinaia di documenti destinati, secondo la sua ricostruzione, a fornire riscontri alle dichiarazioni rese.
Una parte riguarderebbe i presunti circuiti finanziari e gli affari di Lavitola, comprese attività in Africa e Sudamerica. Potenza conosce da vicino anche il versante imprenditoriale dell’ex compagno: è stata amministratrice della cooperativa Cefalù e nel 2023 ha costituito Baires, società che gestisce il bistrot omonimo di Monteverde Vecchio.
Dalle dichiarazioni potrebbero ora nascere ulteriori approfondimenti investigativi anche su eventuali ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Si tratta, allo stato, di piste da verificare.
Ranucci, Lavitola e quella telefonata nella notte
Il capitolo politicamente e mediaticamente più esplosivo riguarda però i rapporti tra Lavitola e Ranucci.
Potenza avrebbe riferito agli inquirenti anche delle presunte pressioni esercitate attraverso Report per favorire il bistrot Cefalù. Un’accusa che dovrà naturalmente essere verificata e sulla quale sarà fondamentale la versione del giornalista.
Ma soprattutto la donna avrebbe ricostruito quanto accadde nella notte successiva alla perquisizione di Lavitola.
Al centro ci sono i rapporti tra Potenza e Laura Cianfoni, indicata come persona molto vicina a Ranucci, e alcuni scambi che sarebbero avvenuti utilizzando anche i telefoni delle due donne.
Secondo quanto avrebbe raccontato Potenza, Lavitola e «Sig» si sarebbero sentiti quella notte e avrebbero parlato di presunti alibi, di altri particolari della vicenda e di un personaggio indicato come «Corrado», la cui identità e il cui ruolo restano da chiarire.
Le chat bollate come «cazzate»
C’è poi un particolare che aggiunge veleno a una vicenda nella quale rapporti personali e inchiesta giudiziaria sembrano continuamente incrociarsi.
Ranucci aveva liquidato come «cazzate» le conversazioni intercorse tra Potenza e Cianfoni. Parole che, secondo persone vicine all’ex compagna di Lavitola, avrebbero provocato in lei una forte delusione.
Adesso quelle stesse conversazioni sono finite sul tavolo degli inquirenti insieme al racconto della donna e alla documentazione che ha deciso di consegnare.
Resta invece fermo un punto importante: Potenza avrebbe ribadito di non sapere nulla della bomba.
Adesso i pm potrebbero convocare Sigfrido Ranucci
Il vero salto di livello dell’inchiesta potrebbe arrivare con il prossimo passaggio.
Gli investigatori dovranno innanzitutto verificare le dichiarazioni della donna e incrociarle con chat, tabulati, documenti e materiale già acquisito. Ma tra gli sviluppi attesi ci sarebbe anche la convocazione di Sigfrido Ranucci davanti ai pubblici ministeri.
Sul tavolo potrebbero finire diversi aspetti del rapporto con Lavitola: le conversazioni tra i due, gli eventuali vuoti nelle chat, il suggerimento che Ranucci avrebbe dato al faccendiere di utilizzare Signal alla fine del 2024 e i rapporti tra Lavitola e Report.
Poi c’è quella notte. I telefoni delle due donne, la conversazione tra «Valterino» e «Sig», i presunti alibi e quel nome, «Corrado», che adesso rischia di diventare uno dei nuovi misteri dell’inchiesta.
Perché dopo dieci ore di interrogatorio e un faldone pieno di documenti, Natalia Potenza potrebbe aver consegnato ai magistrati parecchio materiale da verificare. E ora la domanda si sposta inevitabilmente sull’altro protagonista della storia: che cosa racconterà Ranucci quando toccherà a lui presentarsi davanti ai pm?







