Nel 2025 la spesa media mensile per consumi delle famiglie italiane si attesta a 2.782 euro, con un incremento dell’1,0% rispetto ai 2.755 euro registrati nel 2024. A fare da traino alle uscite familiari è la componente alimentare: la spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche cresce del 3,6%, passando da 533 a 552 euro mensili. Di conseguenza, l’incidenza del cibo sul bilancio complessivo sale al 19,8% (dal 19,3% del 2024).
L’aumento della spesa alimentare è guidato sia dall’incremento generale dei prezzi su base annua (+3,0%) sia dai forti rincari registrati in specifiche categorie merceologiche. Il record spetta al caffè che segna un aumento pari al 14,6%. Seguono l’acqua minerale (+8,3%), pesce e frutti di mare (+7,8%), oli e grassi (+6,7%), tè e infusi (+6,7%), carne (+5,4%), latte, formaggi e uova (+4,2%).
Di fronte a questi rincari, le famiglie mettono in atto strategie di contenimento: il 29,4% dei nuclei dichiara di aver ridotto la quantità o la qualità dei beni alimentari acquistati. L’abbigliamento e le calzature rimangono il comparto più sacrificato, con il 43,8% delle famiglie che dichiara di averne limitato gli acquisti (quota che sale al 52,1% nel Mezzogiorno).
La mappa dei consumi: l’abisso tra Nord-Est e Mezzogiorno
L’analisi geografica evidenzia una profonda spaccatura nel Paese. Le famiglie residenti nel Nord-Est guidano la classifica della spesa con 3.087 euro mensili, seguite dal Centro (3.052 euro) e dal Nord-Ovest (2.974 euro). All’estremità opposta si collocano le Isole (2.338 euro) e il Sud (2.215 euro).
Il divario economico si allarga ulteriormente: nel 2025 una famiglia del Nord-Est spende in media 871 euro in più al mese rispetto a una famiglia del Sud (+39,3%). Un gap in crescita rispetto al +37,9% osservato nel 2024. A livello regionale, il Trentino-Alto Adige si conferma al vertice con 3.444 euro mensili, oltre il 70% in più rispetto ai livelli minimi registrati in Calabria (2.042 euro) e Puglia (1.975 euro). Tra le dinamiche regionali più vive spiccano i forti incrementi registrati nelle Marche (+25,2%, a 3.084 euro) e in Sardegna (+10,7%, a 2.431 euro).
La diversa disponibilità economica incide drasticamente sulla struttura del bilancio: mentre al Sud la spesa per cibo ed essenziali assorbe fino al 25,4% del totale (con il picco del 28,9% in Calabria), nel Nord-Ovest si ferma al 17,7% e in Trentino al 16,1%, lasciando maggior spazio a ristorazione, cultura e ricreazione.
L’andamento della spesa per composizione sociale e demografica
Dal punto di vista della composizione sociale e demografica, l’andamento della spesa riflette trend divergenti.
Le famiglie monocomponente sono l’unica tipologia che registra un incremento significativo della spesa totale (+7,2%, a 2.070 euro mensili). La spesa cresce soprattutto tra i single con più di 65 anni (+8,4%, a 1.945 euro) e tra i giovani single tra 18 e 34 anni (+7,9%, a 2.042 euro). Per contro, le coppie con due figli vedono contrarsi la propria spesa del 4,9% (a 3.618 euro).
Si allarga il divario tra le famiglie di soli italiani, che spendono mediamente 2.859 euro al mese, e le famiglie con almeno un componente straniero, ferme a 2.074 euro (un divario del +37,8%, pari a 785 euro mensili). Per i nuclei di soli stranieri l’uscita media scende a 1.772 euro, con oltre il 41,3% del budget assorbito dalla casa e il 24,0% dai beni alimentari.
Il livello di spesa, poi, varia dai 3.714 euro mensili delle famiglie con persona di riferimento laureata ai 1.834 euro di chi possiede al massimo la licenza elementare. Tra le categorie professionali, i liberi professionisti e imprenditori subiscono una forte contrazione della spesa non alimentare (-9,9%, scendendo a 3.914 euro), mentre i pensionati vedono salire le uscite a 2.602 euro (+3,2%), trainate dai rincari del carrello alimentare.
Casa, affitti e l’impatto reale dell’inflazione sul lungo periodo
L’abitazione continua a rappresentare la voce più gravosa del bilancio familiare, assorbendo il 36,0% delle uscite totali dei beni non alimentari. Nel 2025, il 18,1% delle famiglie (circa 4,8 milioni) vive in affitto, sostenendo un canone medio mensile di 438 euro, in aumento del 3,6% sul 2024 (con picchi di 480 euro nei centri metropolitani). Sul fronte delle proprietà, il 17,6% dei nuclei (3,4 milioni) paga un mutuo, con una rata media mensile di 565 euro (in calo del 2,7% rispetto ai 581 euro dell’anno precedente).
Infine, l’analisi sulla disuguaglianza indica che il 20% più ricco della popolazione sostiene il 39,2% della spesa totale nazionale, a fronte di appena l’8,2% destinato dal 20% più povero. Il rapporto tra il quinto più ricco e quello più povero si attesa a 4,8 in termini correnti e a 5,0 tenendo conto dell’effetto deflazionato dei prezzi. Ampliando l’orizzonte temporale dal 2018 al 2025, sebbene la spesa sia cresciuta in termini nominali (+14,0%), la spesa reale equivalente si è ridotta del 5,9%, testimoniando la progressiva erosione del potere d’acquisto provocata dall’inflazione degli ultimi anni.







