Pressione fiscale al 42,9% ma famiglie, autonomi e microimprese pagano meno

Agenzia delle Entrate

Nonostante una lieve flessione nel 2026 nel nostro Paese la pressione fiscale rimane tra le più alte d’Europa. Oggi è al 42,9% in diminuzione rispetto al 43,1% del 2025, ma si prevede che salirà al 43,2% nel 2027. Negli ultimi 4 anni, per effetto delle politiche economiche statali, famiglie e microimprese hanno pagato di meno, quasi 33 miliardi.

Risultato ottenuto principalmente con i tagli sulle aliquote Irpef (con il risparmio di 29,2 miliardi in 3 anni) e con l’esonero parziale sui contributi previdenziali per i lavoratori dipendenti (4,3 miliardi).  Nonostante aiuti e tagli, però, tasse e contributi previdenziali continuano a pesare per oltre il 40% sulla ricchezza degli italiani.

Secondo la Cgia tra il 2022 e il 2026 il gettito è cresciuto per tre ordini di motivi. Il primo è rappresentato dall’aumento del numero degli occupati. Negli ultimi 4 anni sono 1,2 milioni in più e hanno generato maggiori entrate tra Irpef e contributi previdenziali. Il secondo è l’inasprimento del carico tributario su Banche, compagnie assicurative e grandi imprese. Il terzo è rappresentato da interventi diretti sulle fonti del gettito, come la sospensione della deducibilità di alcune voci di costo, dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento, e l’abrogazione del meccanismo dell’Aiuto alla crescita economica che garantiva uno sconto di circa 4 miliardi l’anno.

Il settore finanziario, dice la Cgia, risulta colpito in maniera particolare. Tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l’inasprimento dell’Irap, banche e assicurazioni verseranno 5,6 miliardi di euro in più a partire dal 2026. Questi interventi gravano sulle società di capitali (Srl e Spa), che rappresentano circa il 35% del totale nazionale.

Le ultime quattro leggi di Bilancio, dice ancora la Cgia, hanno garantito un alleggerimento complessivo per famiglie, autonomi e micro-imprese stimato in 33,5 miliardi di euro (al netto di misure temporanee o fondi già stanziati precedentemente), senza dei quali il beneficio lordo sarebbe stato di 45,7 miliardi.

La prospettiva del balzo al 43,2% nel 2027 non è delle più allettanti. L’associazione degli artigiani propone la revisione delle cosiddette “tax expenditures“. L’obiettivo, dice la Cgia, è quello di intervenire sul 10% delle agevolazioni fiscali (che valgono in totale circa 150 miliardi l’anno), ottenendo un risparmio potenziale di 15 miliardi annui per finanziare ulteriori riduzioni fiscali.