La sanità privata italiana continua ad allargare il proprio raggio d’azione, spinta dalle pressioni demografiche e dalle difficoltà strutturali del sistema pubblico. Nel 2024, il fatturato aggregato dei 38 principali gruppi sanitari privati italiani (con ricavi individuali superiori a 100 milioni di euro) si è attestato a 13,4 miliardi di euro, registrando un incremento del 5,5% sul 2023 e del 22,0% rispetto ai livelli pre-pandemici del 2019. Le stime dell’area studi Mediobanca per il 2025 confermano il trend espansivo, prevedendo un’ulteriore crescita del giro d’affari pari al 3,7%.
Il boom delle Rsa e la tenuta della diagnostica
L’evoluzione dei ricavi tra il 2019 e il 2024 mostra un percorso caratterizzato dal crollo del 6,5% nel 2020, seguito dal forte rimbalzo del 14,1% nel 2021, da un recupero più contenuto nel 2022 (+2,6%) e da un solido +6,1% nel 2023. L’analisi per singolo comparto evidenzia tuttavia velocità e dinamiche fortemente differenziate.
Cura degli anziani e Rsa rappresentano il motore di crescita più vivace dell’intero settore. I gestori di strutture per anziani hanno registrato un balzo dei ricavi del 25,9% rispetto al 2019, trainati dall’aumento del tasso di occupazione dei posti letto e dalle continue nuove aperture. Per il 2025, questo segmento è atteso guidare le vendite con un incremento del 7,9%. Il settore beneficia di una carenza strutturale dell’offerta pubblica: l’Italia dispone infatti di metà dei posti letto per long-term care rispetto alla media dei Paesi Ocse.
La diagnostica medica segna un incremento del 22,9% sul 2019, pur avendo subito un rallentamento nel biennio 2022-2023 in concomitanza con il calo dei test e dei tamponi pandemici. Le proiezioni per il 2025, recita lo studio di Mediobanca, indicano un progresso del 2,8%.
I ricavi dell’assistenza ospedaliera registrano una crescita del 22,8% rispetto al 2019 e una prospettiva di aumento del 3,9% per il 2025. La riabilitazione chiude la classifica delle specialità con un progresso del 10,1% sul 2019 e una crescita stimata del 2,6% nel 2025.
Redditività in ripresa
Sul fronte economico, il 2024 ha segnato il ritorno all’utile aggregato per i 38 player analizzati, pari a 34,6 milioni di euro, superando i bilanci in rosso contabilizzati nel 2020 e nel biennio 2022-2023. Il margine operativo netto è salito del 24,9% rispetto al 2023. Nonostante il recupero, la redditività operativa rimane distante dal 5,4% toccato nel 2019. A frenare i margini non sono i volumi di attività, ma l’aumento dei costi operativi (costo del lavoro, energia e servizi) e l’incidenza degli interessi passivi. Nel complesso gli operatori for profit registrano una redditività operativamente superiore rispetto ai not for profit.
I top player per ricavi e la presenza sul territorio
La graduatoria 2024 dei primi cinque gruppi italiani per fatturato conferma al vertice Papiniano, la holding del Gruppo San Donato e dell’Ospedale San Raffaele, con 2.163 milioni di euro. Seguono Humanitas con 1.260 milioni, GVM – Gruppo Villa Maria con 968 milioni, il Policlinico Universitario A. Gemelli con 946 milioni e KOS con 799 milioni di euro.
Sotto il profilo dell’attività e della copertura geografica ICS Maugeri e San Raffaele Roma si distinguono per la più alta incidenza di ricavi derivanti da prestazioni in regime di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale.
KOS, Segesta, Sereni Orizzonti Holding e Don Gnocchi vantano una spiccata presenza capillare, operando in almeno nove regioni italiane. Un’ampia diffusione geografica è registrata anche da GVM (presente in dieci regioni) e GHC (in otto regioni).
Invecchiamento e difficoltà di assistenza e di cure
A guidare la domanda strutturale di servizi sanitari è l’accelerazione dell’invecchiamento demografico. Nell’Area Ocse la percentuale di persone di età pari o superiore a 65 anni è salita dal 7,5% del 1950 al 18,5% del 2024. L’Italia si colloca ai vertici mondiali (seconda solo al Giappone), con una quota di ultrasessantacinquenni pari al 24,5% nel 2024, destinata a toccare il 34,1% entro il 2062 (rispetto a una media Ocse prevista del 28,5%).
La spesa pubblica e il costo per le famiglie
A fronte di questo fabbisogno crescente, le proiezioni indicano una stabilizzazione della spesa sanitaria pubblica nazionale al 6,4% del Pil tra il 2026 e il 2029. Pur con un incremento dell’incidenza sulla spesa corrente primaria (15,7% nel 2027 rispetto al 15,4% del 2025).
Le lunghe liste d’attesa e le difficoltà economiche hanno generato un forte impatto sociale. Nel 2024 quasi una persona su dieci ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie. In questo scenario, l’offerta privata e la long term care continuano a intercettare una quota rilevante della domanda di cura del Paese. E nei prossimi decenni lo farà sempre di più.







