Dopo la Cina, l’Europa. Stellantis e Dongfeng hanno annunciato una nuova joint venture per produrre veicoli a nuove energie (Nev) nello stabilimento francese di Rennes. Questo progetto segue di pochi giorni l’annuncio del rafforzamento dell’alleanza tra i due colossi automobilistici per l’implementazione della produzione e della vendita di veicoli elettrici in Cina e nei Paesi asiatici.
Dongfeng in Francia
La joint venture sarà controllata al 51% da Stellantis. L’accordo preliminare, che dovrà essere perfezionato, riguarda la produzione, la vendita e la distribuzione, passando per acquisti di componenti e fornitura di ingegneria, dei veicoli a marchio Voyah. Dongfeng è presente in Europa da pochi anni. Il suo piano industriale prevede la commercializzazione di 4 milioni di veicoli all’anno entro il 2030, con una quota del 40% di vendite all’estero.
Jeep e Peugeot in Cina
Dongfeng produrrà veicoli a nuove energie a marchio Peugeot e Jeep nello stabilimento di Wuhan. Le auto saranno destinate al mercato cinese e poi all’esportazione a partire dal 2027. Dall’avvio della produzione dalla fabbrica di Wuhan sono usciti oltre 6,5 milioni di veicoli.
Gli accordi di Stellantis con Leapmotor
Stellantis ha già in corso una collaborazione con un altro produttore cinese Leapmotor, che realizza le sue vetture (due modelli) nello stabilimento di Saragozza, in Spagna. La joint venture con Leapmotor prevede l’avvio di nuove linee nello storico stabilimento di Villaverde (Madrid) dove dal 2028 saranno realizzati 4 modelli di auto elettriche cinesi per il mercato dell’Est europeo.
Gli accordi con Jaguar-Land Rover
In settimana Stellantis ha dato anche notizia dell’intesa raggiunta con Jaguar-Land Rover dell’indiana Tata. Il gruppo italo-francese produrrà i grandi Suv della storica casa britannica nei suoi stabilimenti negli Usa.
Gli stabilimenti italiani
Negli stabilimenti italiani la situazione non è delle migliori. Nel 2025 sono state realizzate 379mila unità, tra auto e veicoli commerciali, con un calo del 24,5% rispetto all’anno precedente. Da Mirafiori a Pomigliano d’Arco la mappa produttiva è costellata di segni meno. Mirafiori unica in crescita. In 5 anni si sono persi 12mila e 200 posti di lavoro. Stellantis ha assicurato l’avvio della produzione, anche in Italia, di auto elettriche economiche e di piccole dimensioni. Uno degli stabilimenti coinvolti nel progetto di rilancio sarebbe Pomigliano.
Auto elettriche, una scelta strategica
Secondo l’analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia, dopo la solida espansione registrata lo scorso anno, le vendite globali di auto elettriche si preparano a una nuova accelerazione nel corso del 2026. Si prevede che le immatricolazioni toccheranno i 23 milioni di unità, arrivando a coprire quasi il 30% dell’intero mercato automobilistico mondiale.
Il rallentamento di Cina e Stati Uniti
A seguito di modifiche alle politiche di incentivazione in Cina e negli Stati Uniti, le vendite globali di auto elettriche nel primo trimestre dell’anno sono diminuite dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, avverte l’Aie, questa flessione complessiva ha mascherato una crescita vigorosa in molte altre aree geografiche. In Europa, le vendite sono aumentate di quasi il 30%, nella regione Asia-Pacifico, escludendo la Cina, il balzo è stato dell’80%, mentre l’America Latina ha registrato un incremento del 75%.
La strategia cinese delle alleanze
Nell’ultimo decennio la Cina ha consolidato il suo ruolo di principale hub industriale per i veicoli elettrici. Lo scorso anno ha prodotto tre quarti dei circa 22 milioni di auto elettriche realizzate nel mondo: 16,5 milioni. Al di fuori dei tre mercati principali, Cina, Europa e Stati Uniti, il 55% delle auto elettriche vendute è stato importato dal colosso asiatico.
Ingegneria e materiali made in Cina, i paletti Ue
Pechino mantiene il dominio nelle catene di approvvigionamento, controllando oltre l’80% della produzione di celle per batterie e quote ancora più elevate dei materiali critici necessari per la loro produzione. La joint venture dovrà fare i conti con le rigide normative europee che prevedono limiti alla produzione con componentistica e materiali extra-Ue.







