La missione Usa in Cina è stata un grande successo. Almeno a giudicare dalla fitta agenda degli incontri a tema economico fissati tra rappresentanti e delegazioni dei due Paesi. Su investimenti e scambi commerciali c’è l’accordo di massima. Cosa preveda nel concreto, è ancora difficile dirlo.
Xi e Trump: «È stato un grande successo»
Prima la visita alla Grande Sala del Popolo, poi due ore di colloquio riservato, tra Xi Jinping e Donald Trump, che non hanno però sciolto le tensioni sui nodi più importanti. Il conflitto in Iran, il futuro di Taiwan, la Russia e la necessità di aprire una nuova stagione di dialogo e di confronto internazionale e, come ha detto il presidente cinese, «forgiare un nuovo modello di relazioni tra le grandi potenze». C’è molta diplomazia nelle dichiarazioni finali ed i toni molto cordiali di fatto non cambiano le posizioni in campo.
Il messaggio finale dei due leader
Il mondo guarda. «Abbiamo raggiunto importanti intese comuni sul mantenimento di legami economici e commerciali strategicamente stabili – ha dichiarato Xi Jinping – sull’espansione della cooperazione pratica in vari campi e sull’affrontare in modo adeguato le reciproche preoccupazioni». Il presidente cinese ha definito la visita del presidente Usa un avvenimento di grande portata «storica e simbolica». Ha inoltre assicurato che i due Paesi hanno assunto l’impegno di lavorare a un «rapporto costruttivo» rafforzando comunicazione e coordinamento su questioni di ordine regionale ed internazionale.
Trump preme sull’Iran
Il presidente Usa si è detto felice per aver avuto modo di parlare con Xi e concludere «fantastici accordi commerciali, ottimi per i nostri due Paesi». «Abbiamo parlato dell’Iran – ha aggiunto Trump – e abbiamo opinioni molto simili al riguardo. Vogliamo che questa situazione finisca e che non abbiano un’arma nucleare. Vogliamo che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto. Ciò che sta succedendo lì – ha concluso Trump – è davvero folle».
Gli Usa verso la creazione di un board of investment
La Cina aprirà alle imprese Usa. È di sicuro il risultato più concreto e tangibile della missione americana a Pechino. Parliamo di cifre da capogiro: 1.000 miliardi di dollari all’anno. Con il settore tecnologico, IA e chip, in testa. Ci sono poi l’industria pesante e quella aerospaziale, l’industria alimentare e la transizione energetica campo, quest’ultimo, in cui la Cina viaggia a velocità superiore, e di molto, rispetto all’Occidente.
I vertici delle maggiori imprese Usa in missione a Pechino
Ad accompagnare Trump c’erano i ceo di 18 realtà tecnologiche ed economico finanziarie tra le più importanti e potenti al mondo: da Apple a Nvidia, da Space X a Meta. Con prospettive ampie di mercato dove, ha detto il presidente Xi, «una maggiore cooperazione è un vantaggio per tutti». Il mercato cinese da 1 miliardo e mezzo di potenziali clienti fa gola a molti. Ma ancora di più dalla capacità di investimento dei best player orientali. Uno dei settori messi maggiormente in crisi dallo scontro commerciale sono le forniture alimentari, in particolare di carne bovina e soia.
Gli interessi cinesi
Pechino dal canto suo ha aperto sulle terre rare e ha chiesto di mettere la parola fine, una volta per tutte, alla guerra dei dazi. Chiesti anche import ed export con meno vincoli per i prodotti cinesi e maggiore possibilità d’accesso alle forniture di materiali ritenuti strategici da Washington, come i semiconduttori per le applicazioni nello sviluppo dell’IA.
Il messaggio di Xi alle aziende Usa
«Le imprese americane sono profondamente coinvolte nelle riforme e nell’apertura della Cina, un processo da cui entrambe le parti hanno tratto beneficio», ha dichiarato Xi, secondo quanto riportato dai media statali cinesi. «La Cina – ha aggiunto il presidente – accoglie con favore una cooperazione più stretta e reciprocamente vantaggiosa con gli Stati Uniti e ritiene che le aziende statunitensi avranno prospettive ancora più ampie» nel paese.
La provocazione iraniana
Teheran ha colto l’occasione della visita di Trump a Pechino per lanciare un chiaro segnale politico a Usa e Cina. Lo ha fatto annunciando nuovi protocolli per il transito delle navi cinesi da Hormuz. I pasdaran hanno fatto sapere di aver concesso il passaggio a 30 navi per venire incontro alle richieste del governo cinese.







