Il caso Epstein regala un clamoroso colpo di scena all’ex principe Andrea, ma la sua battaglia giudiziaria è tutt’altro che conclusa. L’Alta Corte di Londra ha dichiarato illegittime le perquisizioni effettuate lo scorso febbraio nelle residenze di Sandringham e Windsor, nell’ambito dell’indagine sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein. Una decisione che rappresenta una vittoria importante per Andrea Mountbatten-Windsor, arrestato temporaneamente durante l’operazione, ma che non cancella le indagini condotte dalla Thames Valley Police. Anzi, mentre la difesa incassa il pronunciamento del giudice, gli investigatori stanno già cercando una strada alternativa per conservare i materiali sequestrati.
La vicenda aggiunge un nuovo elemento di tensione a uno degli scandali più devastanti per l’immagine della famiglia reale britannica. Andrea, da anni al centro delle polemiche per le sue frequentazioni con il finanziere americano condannato per reati sessuali, ottiene ora un riconoscimento giudiziario sulla correttezza delle procedure utilizzate dalla polizia. Ma tra una perquisizione illegittima e la fine di un’indagine esiste una differenza sostanziale, che potrebbe diventare decisiva nei prossimi mesi.
Caso Epstein, l’Alta Corte dà ragione all’ex principe Andrea
La decisione è arrivata l’8 ottobre, dopo il ricorso presentato dall’ex principe contro le operazioni effettuate dagli investigatori nel febbraio 2026. In quell’occasione gli agenti avevano perquisito due residenze riconducibili ad Andrea Mountbatten-Windsor, una a Sandringham e l’altra a Windsor, acquisendo materiali ritenuti potenzialmente rilevanti per l’inchiesta.
L’operazione aveva portato anche al fermo dell’ex membro della famiglia reale, trattenuto per circa ventiquattro ore prima del rilascio. Un episodio che aveva provocato enorme clamore nel Regno Unito, riaccendendo l’attenzione sulle sue relazioni passate con Jeffrey Epstein.
Ora il giudice dell’Alta Corte ha stabilito che quelle perquisizioni erano illegittime. Il pronunciamento riguarda la regolarità delle operazioni e non costituisce una valutazione definitiva sulle eventuali responsabilità dell’ex principe. Il contenuto integrale delle motivazioni sarà fondamentale per comprendere quali conseguenze concrete potrà avere la decisione.
La polizia non si arrende: battaglia sui beni sequestrati
La questione più delicata riguarda il destino dei materiali acquisiti durante le perquisizioni. Nonostante la decisione sfavorevole, la Thames Valley Police ha presentato una richiesta per continuare a trattenere i beni sequestrati, sostenendo di poterlo fare sulla base di una diversa disposizione di legge.
La richiesta dovrebbe essere esaminata nel 2027. Si apre così una nuova fase del confronto giudiziario, nella quale sarà necessario distinguere la legittimità dell’accesso alle abitazioni dalla possibilità di conservare gli oggetti e i documenti già acquisiti.
Il punto non è secondario. Una perquisizione dichiarata illegittima può sollevare problemi sull’utilizzabilità del materiale raccolto, ma non comporta automaticamente la restituzione di ogni bene né la chiusura del procedimento. Molto dipenderà dalle norme applicabili e dalle decisioni successive dei giudici britannici.
Jeffrey Epstein e Andrea, uno scandalo che continua a inseguire la monarchia
Il nome di Andrea Mountbatten-Windsor rimane legato da anni a quello di Jeffrey Epstein, il finanziere americano morto in carcere nel 2019 mentre attendeva il processo per accuse federali di traffico sessuale di minorenni. Le frequentazioni tra i due hanno contribuito a compromettere profondamente la reputazione dell’ex principe, fino al suo progressivo allontanamento dalla vita pubblica della monarchia.
Il principe Andrea ha sempre respinto le accuse di abusi sessuali che gli sono state rivolte. Nel 2022 aveva raggiunto un accordo extragiudiziale con Virginia Giuffre, senza ammettere responsabilità. Le successive vicende investigative hanno continuato tuttavia ad alimentare interrogativi sui rapporti tra l’ex principe e l’ambiente del finanziere americano.
La decisione dell’Alta Corte sulle perquisizioni non modifica automaticamente questo quadro. Riguarda un aspetto procedurale preciso e non equivale a un’assoluzione dalle eventuali contestazioni oggetto delle indagini.
Una vittoria importante, ma il caso è ancora aperto
Per Andrea Mountbatten-Windsor, il pronunciamento rappresenta un risultato significativo dopo mesi di esposizione mediatica e giudiziaria. La difesa potrà utilizzare la decisione per contestare la correttezza dell’operato degli investigatori e chiedere ulteriori chiarimenti sulla sorte dei materiali acquisiti.
Dall’altra parte, la polizia ha già dimostrato di voler proseguire sulla strada delle verifiche, cercando di mantenere la disponibilità dei beni sequestrati attraverso un diverso fondamento giuridico. La controversia potrebbe quindi protrarsi ancora a lungo, con nuovi passaggi davanti ai tribunali.
Il paradosso è che l’ex principe ha vinto una battaglia importante proprio mentre resta aperta la questione che più pesa sulla sua immagine pubblica: il rapporto con Jeffrey Epstein e ciò che gli investigatori stanno ancora cercando di accertare. Le perquisizioni erano illegittime, ha stabilito il giudice. Ma questo, almeno per ora, non significa che il caso sia chiuso.







