Il principe Andrea non è più soltanto l’imbarazzo della famiglia reale. È diventato il problema politico, morale e dinastico che rischia di incrinare la monarchia britannica dalle fondamenta. Ogni nuova rivelazione sul duca di York riapre la stessa domanda: quanto sapevano Elisabetta, Carlo e il resto della Casa reale? E soprattutto: quanto hanno fatto per proteggerlo?
A riaccendere il caso è Andrew Lownie, autore del libro-inchiesta Entitled, ora in uscita in Italia con il titolo Privilegiati. Ascesa e caduta della Casa di York. Un volume che non si limita a raccontare i rapporti tra Andrea, Sarah Ferguson e Jeffrey Epstein, ma allarga il campo agli affari, ai privilegi, ai sospetti di abuso di potere e alle accuse sessuali che continuano a inseguire l’ex principe.
Gli affari opachi e la guerra trasformata in occasione
Secondo Lownie, Andrea avrebbe usato il proprio ruolo di inviato britannico per il commercio negli anni Duemila in modo disinvolto, intrecciando relazioni, informazioni riservate e opportunità economiche. Tra le accuse più pesanti c’è quella di aver passato ad amici materiale legato alla crisi bancaria del 2008, nel momento in cui la Royal Bank of Scotland veniva nazionalizzata e smembrata.
Non solo. Andrea avrebbe anche individuato nella provincia afghana di Helmand occasioni di business nate dalla guerra. Una formula che, nella lettura di Lownie, suona brutale: il principe avrebbe provato a profittare del conflitto.
Le accuse sessuali e il fantasma di Epstein
Il capitolo più esplosivo resta quello sessuale. Lownie racconta storie pesantissime: richieste di ragazze minorenni, presunte compagnie femminili organizzate durante missioni ufficiali, viaggi in cui Andrea avrebbe chiesto donne bionde, e casi di donne che sostengono di essere state abusate da lui.
Tra le accuse citate dall’autore ci sarebbero quelle di una ballerina in Florida e di una istruttrice di yoga russa portata fino al Royal Lodge, la residenza reale a Windsor. Sullo sfondo resta l’ombra enorme di Jeffrey Epstein, il finanziere americano condannato per reati sessuali e morto in carcere, con cui Andrea ebbe rapporti ormai diventati il simbolo della sua caduta pubblica.
Elisabetta e Carlo sotto accusa
Il caso Andrea sta cambiando anche la percezione della regina Elisabetta. Per anni è stata raccontata come il pilastro inattaccabile della monarchia, ma oggi cresce l’accusa di aver protetto il figlio prediletto mettendo la famiglia davanti all’istituzione.
Secondo Lownie, il Palazzo starebbe cercando di scaricare sulla regina defunta una parte delle responsabilità per allontanarle da Carlo. Ma l’autore è netto: «Sono responsabili entrambi». Carlo, in particolare, viene ora accusato dall’opinione pubblica di non poter non sapere. È stato contestato, fischiato, interrogato simbolicamente dai sudditi su cosa sapesse davvero del fratello.
William rischia di ereditare il bubbone
Il vero problema, però, riguarda il futuro. William non vuole salire al trono con il caso Andrea ancora aperto. Vuole una monarchia ripulita, più moderna, meno esposta ai fantasmi del passato. Ma se Carlo continua a rimandare, il rischio è che il bubbone arrivi direttamente sul tavolo del prossimo re.
Secondo Lownie, William ritiene che il padre avrebbe dovuto chiudere la questione. E se dovessero emergere tentativi di insabbiamento, la pressione su Carlo potrebbe diventare enorme, fino a riaprire perfino il tema dell’abdicazione, magari mascherata da ragioni di salute.
La monarchia al bivio
La famiglia reale britannica ha ancora una forza simbolica enorme. Lo dimostrano i viaggi internazionali, l’attenzione globale, il fascino diplomatico della Corona. Ma il caso Andrea continua a riemergere come una marea nera.
Il punto non è più solo il destino dell’ex principe. Il punto è se la monarchia saprà sopravvivere alla propria opacità. Perché senza trasparenza, senza riforme e senza una vera modernizzazione, il rischio è che il regno di William nasca già sotto il peso delle colpe non risolte dei Windsor.







