MILANO – Un trust chiamato “Inter”, costituito sotto la legislazione dell’isola di Jersey e mai indicato nelle dichiarazioni patrimoniali del sindaco. Una società di consulenza, Finalter, partecipata per il 20% proprio da quel trust. Quasi due milioni di euro versati da Engineering, multinazionale che nello stesso periodo ha ottenuto contratti per oltre 15 milioni dal Comune di Milano e da partecipate come Metropolitana Milanese e A2A. È questo l’intreccio sul quale la Procura di Milano e la Guardia di finanza hanno avviato accertamenti di natura finanziaria.
Al centro delle verifiche compaiono fatture, contratti, e-mail e prestazioni che Engineering e Uteco avrebbero affidato a Finalter. Il fascicolo, secondo le ricostruzioni pubblicate dal Corriere della Sera e riprese da altre testate, risulta iscritto a modello 21, dunque con persone indagate, ma la Procura non ne ha reso noti i nomi. Non risulta quindi, allo stato, che Giuseppe Sala abbia ricevuto un avviso di garanzia. L’inchiesta riguarda però una società della quale il sindaco conserva indirettamente una quota e riapre il tema della trasparenza patrimoniale e dei possibili conflitti di interesse a Palazzo Marino.
Finalter nasce il 23 dicembre 2015, quando Sala ricopriva ancora il ruolo di commissario unico e amministratore delegato di Expo Milano 2015. Il futuro sindaco sottoscrive il 20% del capitale, mentre Cinque G, società riconducibile alla moglie e alla figlia di Pietro Galli, rileva il restante 80%. Galli rappresenta una figura centrale nella vicenda: storico collaboratore di Sala, ha lavorato in Expo come direttore generale vendite e marketing, è entrato nel consiglio di amministrazione di Atm e siede anche nel cda di Engineering.
Il trust “Inter” e la quota mai comparsa nelle dichiarazioni
Quando si candida a sindaco nel 2016, Sala trasferisce la propria partecipazione in Finalter a un trust denominato “Inter”, richiamo esplicito alla sua passione calcistica. Il sindaco figura come disponente e beneficiario finale, mentre dal 2018 il notaio Filippo Zabban ricopre il ruolo di trustee e gestisce formalmente la quota.
Sala sostiene di aver scelto questa struttura per separare la propria persona dalle decisioni imprenditoriali e per non conoscere le scelte compiute dal gestore fiduciario. Ha inoltre spiegato di non aver indicato il trust nelle dichiarazioni patrimoniali annuali sulla base di un’interpretazione della normativa sulle intestazioni fiduciarie che gli avrebbe fornito il segretario generale del Comune.
Il nodo, però, resta. La legge impone agli amministratori pubblici di comunicare partecipazioni societarie, diritti reali e situazioni patrimoniali potenzialmente rilevanti. Il trust non è mai comparso nella documentazione pubblicata dal Comune, nonostante Sala mantenga il diritto a ricevere la quota alla fine del mandato.
A rendere più delicato il quadro contribuisce il ruolo di Zabban. Lo stesso notaio che amministra il trust ha ricevuto numerosi incarichi collegati a Palazzo Marino e ha curato il rogito per la vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan. Nessuno di questi elementi dimostra di per sé una violazione, ma l’inchiesta dovrà chiarire se la separazione formale abbia escluso anche ogni influenza sostanziale del sindaco sulla partecipazione.
I due milioni di Engineering e i contratti con il Comune
Il passaggio più sensibile riguarda i rapporti economici tra Finalter ed Engineering Ingegneria Informatica. La multinazionale, che conta circa 14 mila dipendenti e un fatturato vicino a 1,7 miliardi di euro, avrebbe versato a Finalter quasi due milioni complessivi per consulenze.
Nello stesso periodo Engineering ha lavorato anche per il Comune di Milano e per alcune delle principali società partecipate, incassando oltre 15 milioni di euro da Palazzo Marino, Metropolitana Milanese e A2A. La Procura e la Guardia di finanza vogliono capire quali prestazioni abbia realmente svolto Finalter, con quali risultati e attraverso quali rapporti contrattuali.
Nel 2020 Finalter ha inoltre finanziato con 1,2 milioni di euro Mic Co-Invest, un veicolo lussemburghese che detiene indirettamente una partecipazione nella stessa Engineering. Attraverso questa operazione, anche la quota riconducibile al trust di Sala avrebbe acquisito un interesse economico nella multinazionale.
Si crea così un circuito che gli investigatori intendono ricostruire: Engineering paga Finalter per alcune consulenze; Finalter investe indirettamente in Engineering; Engineering ottiene contratti dal Comune e dalle sue partecipate; Pietro Galli occupa contemporaneamente ruoli in Finalter, Engineering e Atm.
Galli sostiene di avere raggiunto con Sala un accordo verbale secondo il quale tutti gli utili prodotti da Finalter spetterebbero esclusivamente a lui. Una dichiarazione che solleva però un’altra domanda: perché mantenere per oltre dieci anni una partecipazione del 20% se il titolare rinuncia preventivamente a qualsiasi guadagno?
Gli accertamenti e le domande ancora aperte
La Procura non ha ancora chiarito quali reati contesti né quali persone abbia iscritto nel registro degli indagati. Secondo alcune ricostruzioni, il fascicolo ipotizzerebbe l’uso di fatture per operazioni inesistenti, ma gli accertamenti dovranno verificare l’effettività delle consulenze e la regolarità dei flussi finanziari.
Sala non figura automaticamente tra gli indagati soltanto perché possiede indirettamente una quota di Finalter. Resta però il tema politico: il sindaco ha amministrato Milano mentre una società a lui riconducibile, anche se affidata a un trustee, intratteneva rapporti economici con un grande fornitore del Comune e delle municipalizzate.
Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Enrico Marcora ha chiesto al primo cittadino di riferire in aula. L’opposizione vuole conoscere la natura del trust, le ragioni della mancata dichiarazione patrimoniale, i rapporti con Galli e Zabban e gli eventuali rendimenti maturati dalla quota.
Il caso richiama anche precedenti problemi di trasparenza. Nel 2016 emerse che Sala non aveva indicato una casa a Pontresina, in Svizzera, e alcune partecipazioni societarie. La Procura archiviò il procedimento e il sindaco sostenne di avere rispettato tutti gli obblighi fiscali. Più recentemente, alcune polemiche hanno riguardato l’oscuramento dei nomi dei finanziatori della sua campagna elettorale.
Ora la Guardia di finanza dovrà seguire il denaro, verificare le fatture e stabilire se Finalter abbia realmente fornito le consulenze pagate da Engineering. Palazzo Marino dovrà invece rispondere a una domanda politica molto più semplice: un sindaco può considerarsi davvero estraneo a una società della quale resta beneficiario finale, soprattutto quando quella società fa affari con un fornitore della città che amministra?







