Chiara Poggi custodiva un segreto che non poteva raccontare? Dietro il suo silenzio potrebbe esserci stato un ricatto? È questa la nuova ipotesi avanzata dal giornalista Gianluca Zanella nel format DarkSide – Storia segreta d’Italia. Una ricostruzione che tenta di unire alcuni elementi contenuti negli atti, ma che non costituisce un risultato investigativo né una verità accertata. Lo stesso autore la presenta come una propria interpretazione, distinta dal lavoro della Procura di Pavia.
Il punto di partenza è una domanda rimasta senza risposta: perché Chiara, se sottoposta a pressioni o spaventata dall’ossessione di qualcuno, non avrebbe chiesto aiuto al fidanzato Alberto Stasi, ai genitori o agli amici più vicini?
Le fotografie dell’amica e quella falsa identità online
Il primo episodio risalirebbe al 30 agosto 2006. Secondo quanto emerso dalle indiscrezioni sulla consulenza informatica affidata a Paolo Dal Checco, sul computer della famiglia Poggi sarebbe stata individuata un’attività riconducibile all’uso delle fotografie di una persona inconsapevole per costruire una falsa identità online.
Le immagini ritraevano un’amica ed ex collega di Chiara e l’attività non sarebbe stata compiuta dalla giovane, ma da un altro utilizzatore del computer. Gli accertamenti sul dispositivo puntano proprio a stabilire chi, oltre a Chiara e al fratello Marco, potesse avere accesso al pc.
Quelle fotografie sarebbero state inviate anche ad Alberto Stasi, che avrebbe risposto con una propria immagine, successivamente conservata nello stesso archivio digitale. Un dettaglio che Zanella collega a un secondo episodio avvenuto meno di un anno dopo.
Le email del luglio 2007 e la comparsa di “Mister X”
Il 5 luglio 2007 Chiara scambiò alcune email proprio con la donna ritratta nelle fotografie. Quella corrispondenza, già riemersa negli approfondimenti televisivi e giornalistici, conteneva riferimenti alla vita privata e sentimentale della ventiseienne.
Secondo Zanella, il fatto che la stessa persona compaia nei due momenti potrebbe non essere casuale. Da qui nasce la figura convenzionalmente chiamata “Mister X”: qualcuno che avrebbe avuto accesso a fotografie, conversazioni o altro materiale privato e avrebbe potuto usarlo per esercitare pressioni su Chiara.
Nel 2007 la diffusione non consensuale di immagini e le molestie online non possedevano ancora le definizioni, la consapevolezza pubblica e gli strumenti di tutela introdotti negli anni successivi. Chiara, secondo questa teoria, potrebbe aver scelto di affrontare tutto da sola per proteggere la propria riservatezza e non coinvolgere le persone amate.
La possibile ribellione prima del delitto
L’ultimo passaggio della ricostruzione è anche il più delicato. Zanella ipotizza che Chiara, dopo un periodo di paura o esitazione, possa aver deciso di reagire e di affrontare la persona che la ricattava, minacciando di rendere pubblica la vicenda. Proprio quella ribellione potrebbe aver provocato una reazione violenta.
«Quello che racconto è una ricostruzione giornalistica, non un atto di indagine né una verità processuale. Si basa su elementi concreti, ma l’interpretazione che ne do è mia. Lo dico sempre con chiarezza, e lo ripeto qui», ha precisato il giornalista.
Non risultano al momento riscontri giudiziari capaci di dimostrare l’esistenza del ricatto, di identificare “Mister X” o di collegare questa teoria all’omicidio del 13 agosto 2007. La nuova ipotesi resta quindi una lettura giornalistica dei misteri digitali del caso, non una pista formalmente accertata dagli inquirenti.







