Gli Houthi conquistano Mocha, raggiungono le isole Hanish e rafforzano la loro presenza sullo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi strategici del commercio mondiale. Dietro l’avanzata dei ribelli yemeniti c’è l’Iran, che punta così ad aprire un nuovo fronte contro gli Stati Uniti e soprattutto a stringere la morsa energetica sull’Arabia Saudita.
Per Riad il problema è enorme. Dopo il blocco dello stretto di Hormuz e gli attacchi degli Houthi, la produzione saudita di greggio è già precipitata al livello più basso dal 1990. Il Regno ha mantenuto aperte le esportazioni attraverso il Mar Rosso, ma adesso anche questa via rischia di finire sotto la pressione delle milizie sostenute da Teheran. Il risultato è una minaccia diretta a due dei passaggi marittimi più importanti per l’energia mondiale: Hormuz a est della penisola arabica e Bab el-Mandeb a ovest.
Gli Houthi conquistano Mocha e arrivano alle isole Hanish
L’avanzata lungo la costa occidentale dello Yemen mostra con chiarezza quale sia l’obiettivo degli Houthi. Mentre le forze governative yemenite appoggiate dall’Arabia Saudita concentrano la propria offensiva nel nord del Paese, i ribelli hanno puntato verso il Mar Rosso.
La conquista della città portuale di Mocha e il successivo arrivo alle isole Hanish aumentano la capacità degli Houthi di esercitare pressione su Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi all’Oceano Indiano.
Cinque fonti militari del governo yemenita riconosciuto internazionalmente sostengono che le Guardie Rivoluzionarie iraniane abbiano diretto la nuova campagna degli Houthi lungo la costa del Mar Rosso. Fonti governative yemenite e iraniane indicano inoltre Teheran come il principale fornitore di armi e consulenza per l’ultima offensiva.
L’Iran avrebbe chiesto alle milizie di aumentare gli attacchi contro l’Arabia Saudita, promettendo nuovi finanziamenti, armamenti e il sostegno di ufficiali di alto livello. L’obiettivo dei Pasdaran sarebbe aprire un altro fronte nella guerra contro gli Stati Uniti utilizzando gli Houthi come leva militare regionale.
Arabia Saudita, produzione di petrolio ai minimi dal 1990
La nuova avanzata arriva mentre l’Arabia Saudita affronta già una pesantissima crisi produttiva. Riad ha comunicato all’Opec che ad agosto la produzione di greggio è scesa a 6,2 milioni di barili al giorno, il livello più basso dal 1990. Il crollo ammonta a 1,9 milioni di barili quotidiani. Una perdita enorme per il principale esportatore mondiale di petrolio e una nuova fonte di tensione per il mercato energetico internazionale.
Finora l’Arabia Saudita ha cercato di aggirare le difficoltà provocate dal blocco di Hormuz spostando parte dei flussi verso il Mar Rosso. Ma la pressione degli Houthi su Bab el-Mandeb rende vulnerabile proprio la rotta alternativa sulla quale Riad ha fatto affidamento. La geografia trasforma così l’avanzata yemenita in un problema globale. Chi controlla o riesce a minacciare Bab el-Mandeb può condizionare il traffico tra Oceano Indiano, Mar Rosso e Canale di Suez. Per Teheran significa disporre di un’altra leva per aumentare il costo economico della guerra.
Teheran apre un nuovo fronte attraverso gli Houthi
L’Iran punta quindi sulla rete delle milizie alleate per allargare il conflitto. Gli Houthi rappresentano uno strumento particolarmente efficace perché possono colpire contemporaneamente gli interessi sauditi e le rotte commerciali internazionali senza impegnare direttamente le forze iraniane.
La scelta di concentrarsi sulla costa occidentale dello Yemen, anziché rispondere prioritariamente all’offensiva governativa nel nord, rafforza l’idea di una strategia costruita intorno a Bab el-Mandeb. Per l’Arabia Saudita significa trovarsi stretta tra due crisi. A est il blocco di Hormuz limita le tradizionali vie di esportazione. A ovest l’avanzata degli Houthi minaccia il corridoio del Mar Rosso. E ogni ulteriore riduzione dei flussi sauditi può riflettersi sui prezzi del greggio e sull’intero sistema energetico internazionale.
Trump promette la fine della guerra, la Casa Bianca teme il 2029
A Washington, intanto, cresce l’incertezza sulla durata del conflitto. Donald Trump sostiene che la guerra finirà «immediatamente» dopo le elezioni di midterm di novembre e accusa Teheran di voler resistere fino al voto per danneggiarlo politicamente. All’interno della sua amministrazione circola però uno scenario molto più difficile. Il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e altri consiglieri hanno discusso con Trump la possibilità che l’Iran riesca a sostenere la pressione americana molto più a lungo.
Lo scenario più estremo porta addirittura a gennaio 2029, alla conclusione del mandato presidenziale. Se la guerra dovesse trascinarsi, la capacità iraniana di utilizzare gli Houthi e gli altri alleati regionali assumerebbe un peso ancora maggiore.
La conquista di Mocha rappresenta quindi molto più di un successo militare locale. Teheran porta la pressione sul Mar Rosso proprio mentre Hormuz è già bloccato e la produzione saudita perde quasi due milioni di barili al giorno. Due stretti, due fronti e un’unica partita che passa sempre più dalle rotte attraverso le quali viaggia il petrolio mondiale.







