Emma Bonino, morta oggi a 78 anni, non ha mai avuto figli biologici. Eppure per alcuni anni della sua vita è stata mamma. Una storia privata che la leader radicale aveva raccontato soltanto molto tempo dopo e che ruota attorno a due nomi: Aurora e Rugiada.
Due bambine entrate nella sua casa quasi per caso durante gli anni delle battaglie per la legalizzazione dell’aborto e diventate presto parte della sua famiglia. La chiamavano «mamma». E Bonino, che aveva sempre sostenuto di non sentirsi capace di assumersi la responsabilità di un figlio per tutta la vita, finì per scoprire una maternità che non aveva programmato.
Aurora e Rugiada, le bambine arrivate durante la battaglia per l’aborto
La storia comincia negli anni Settanta, proprio mentre Emma Bonino conduceva una delle battaglie destinate a segnare la sua vita politica.
Aveva vissuto personalmente l’esperienza dell’aborto clandestino e da quell’umiliazione era nata una parte fondamentale del suo impegno per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. La sua scelta di non diventare madre, però, rimase distinta dalla battaglia politica.
Anni dopo l’avrebbe spiegata con parole molto semplici: un figlio significa assumersi un impegno per sempre e lei non aveva mai sentito di avere quel coraggio.
Proprio durante quella stagione conobbe due giovani donne che avrebbero voluto interrompere la gravidanza, ma erano ormai oltre i tempi possibili. Per le bambine erano state individuate altre famiglie, poi la situazione cambiò.
Fu così che Aurora e Rugiada finirono a vivere con Emma Bonino.
«Mi sono capitate due ragazze per le quali era tardi qualunque intervento possibile», avrebbe raccontato molti anni dopo. Alla fine, spiegò, si ritrovò le loro bambine in casa «per qualche anno».
Le due bambine la chiamavano mamma
Quella che sembrava una soluzione temporanea diventò un rapporto affettivo profondissimo.
Aurora e Rugiada erano molto piccole quando arrivarono da Bonino e iniziarono spontaneamente a chiamarla mamma. Lei non cercò di impedirglielo. Al contrario, ricordava quel periodo con enorme tenerezza.
Per qualche anno la vita della battagliera radicale, già travolta da politica, campagne civili, arresti, referendum e iniziative pubbliche, cambiò completamente. Alla sua quotidianità si aggiunsero due bambine.
In seguito Bonino avrebbe persino ammesso che forse proprio quell’esperienza aveva assorbito la parte di maternità che sentiva dentro di sé.
«Forse lì si è sfogata tutta la parte di maternità che potevo dare», raccontò parlando di Aurora e Rugiada.
Poi Aurora e Rugiada andarono via: «Fu terribile»
La storia, però, ebbe un finale doloroso.
Dopo alcuni anni le famiglie d’origine ripresero le bambine. Bonino raccontò che i nonni di Rugiada andarono a prenderla mentre Aurora tornò con i suoi genitori.
Per Emma fu uno strappo.
Improvvisamente quella casa piena di voci, rumori e vita tornò vuota. Il cambiamento fu talmente difficile da sopportare che decise addirittura di trasferirsi.
«Da una casa rumorosa e piena mi sono ritrovata in una casa silenziosa e vuota», ricordò anni dopo raccontando quanto fosse stato doloroso separarsi dalle due bambine.
Un dolore che contraddice solo apparentemente la donna che aveva sempre rivendicato di non volere figli. Bonino distingueva infatti il rifiuto di una maternità biologica scelta per sé dall’affetto nato nei confronti di quelle due bambine arrivate nella sua vita senza alcun progetto precedente.
Rugiada continuò a chiamarla mamma anche da adulta
Il legame, almeno con una delle due, non si spezzò.
Negli anni Bonino raccontò di avere mantenuto un rapporto particolarmente stretto con Rugiada, mentre quello con Aurora si era progressivamente allentato.
C’è un particolare che racconta forse meglio di qualsiasi altra cosa quanto quel rapporto fosse sopravvissuto al tempo. Quando Rugiada era ormai adulta, sposata e con una propria famiglia, telefonò a Bonino per annunciarle una nuova gravidanza.
La chiamò ancora «mamma».
Aurora e Rugiada erano ormai donne, con mariti, figli e vite proprie. Bonino continuava però a considerare quella parentesi uno dei capitoli più teneri della propria esistenza.
Nel giorno della sua morte resta così anche questa Emma Bonino, molto più privata rispetto alla leader radicale delle battaglie politiche: la donna che non volle diventare madre, ma che per qualche anno si ritrovò con due bambine in casa che la chiamavano mamma.







