L’Iran ha annunciato che si è tenuto il primo incontro con l’Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz, dopo l’intesa trovata con gli Usa. “Durante il viaggio a Muscat, si è tenuto il primo incontro del Comitato congiunto di Hormuz con Abdulaziz Al-Hinai, Ministro di Stato per gli Affari Esteri dell’Oman. Nel corso della discussione sulle questioni attuali relative allo Stretto, abbiamo scambiato opinioni sulla futura gestione dello Stretto nel quadro del paragrafo cinque del Memorandum d’intesa di Islamabad e dei diritti sovrani degli Stati costieri”, ha scritto su X il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi.
Il peso dell’incontro
Per comprendere il peso dell’incontro tra Iran e Oman a Muscat, bisogna tornare ai mesi che hanno preceduto questa apertura diplomatica. Lo Stretto di Hormuz, da sempre una delle arterie più sensibili del traffico energetico mondiale, era tornato al centro delle tensioni dopo una serie di incidenti navali, accuse incrociate di interferenze e un clima di sospetto che aveva coinvolto non solo Teheran e le monarchie del Golfo, ma anche Washington.
Il memorandum d’intesa
La svolta è arrivata con il Memorandum d’intesa di Islamabad, un documento negoziato con discrezione e reso pubblico solo in parte, che ha fissato un quadro di cooperazione minima tra Iran e Stati Uniti per evitare escalation nello Stretto.
Il paragrafo cinque, quello dedicato alla “gestione coordinata delle acque di transito strategico”, è diventato la base per riaprire un canale con i Paesi rivieraschi, a cominciare dall’Oman, tradizionalmente ponte diplomatico tra Teheran e l’Occidente.
In questo clima, Muscat è tornata a essere ciò che è sempre stata: una capitale silenziosa, affidabile, capace di ospitare colloqui che altrove sarebbero impossibili.
Cosa accade adesso
Secondo quanto comunicato da Gharibabadi, il confronto ha riguardato “le questioni attuali relative allo Stretto” e soprattutto la definizione di una futura gestione condivisa, nel rispetto dei diritti sovrani degli Stati costieri. Un passaggio che, letto nel contesto degli ultimi mesi, segna la volontà di Teheran di trasformare un punto di frizione in un terreno di cooperazione controllata, con l’Oman nel ruolo di mediatore naturale.
L’incontro di Muscat non chiude le tensioni, ma le incanala in un processo istituzionale. È il primo tassello di una normalizzazione che passa attraverso la diplomazia tecnica, la gestione delle rotte, la prevenzione degli incidenti e la costruzione di un linguaggio comune.







