Houston, l’ICE uccide l’uomo sbagliato: i testimoni smentiscono gli agenti e chiedono un’indagine indipendente

L’ICE cercava un’altra persona, ma ha fermato il furgone di Lorenzo Salgado Araujo e un agente ha aperto il fuoco, uccidendolo. Ora tre testimoni contestano frontalmente la versione delle autorità federali e chiedono che un organismo indipendente ricostruisca la sparatoria avvenuta nell’East End di Houston.

Salgado, 52 anni, cittadino messicano, viveva negli Stati Uniti da circa 35 anni e lavorava nell’edilizia. Martedì mattina accompagnava al lavoro tre uomini, tra cui suo fratello, quando alcuni veicoli senza contrassegni dell’Immigration and Customs Enforcement gli hanno tagliato la strada.

L’ICE sostiene che Salgado abbia ignorato l’ordine di fermarsi, speronato un mezzo federale e tentato di investire un agente. Quest’ultimo avrebbe quindi sparato per difendersi. Ma l’avvocato Hugo Baldero-Ybera, che assiste due dei tre passeggeri, racconta una dinamica completamente diversa: nessun agente si sarebbe trovato davanti al furgone e nessuno avrebbe corso il rischio di finire travolto.

Gli spari arrivarono dal lato del furgone

Secondo il legale, i testimoni hanno riferito che l’agente sparò dal fianco del veicolo, non dalla parte anteriore. Questo dettaglio contraddice la tesi secondo cui Salgado avrebbe puntato il mezzo contro un federale.

«In nessun momento un agente si trovava direttamente davanti al veicolo o in una situazione di pericolo», ha dichiarato Baldero-Ybera, sintetizzando il racconto dei suoi assistiti. Il governo federale, finora, non ha mostrato immagini che documentino l’istante degli spari né prove che confermino il presunto tentativo di investimento.

Le telecamere di sorveglianza della zona mostrano un Suv senza insegne che raggiunge il furgone bianco e gli chiude la strada nel traffico. Altri video riprendono soltanto i minuti successivi: in uno gli agenti circondano Salgado, che giace a terra e si stringe il petto; in un altro si sentono le sue urla. Nessuna registrazione mostra il momento esatto in cui il federale preme il grilletto.

Salgado non era l’uomo che l’ICE cercava

Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha ammesso un punto decisivo: gli agenti non cercavano Salgado. Durante una precedente attività di sorveglianza avevano notato due furgoni bianchi vicino all’abitazione del vero obiettivo. Martedì mattina hanno visto un mezzo simile e un conducente che, secondo loro, ricordava il sospettato. A quel punto hanno deciso di fermarlo.

«Il suo unico crimine è stato quello di corrispondere alla descrizione di un altro uomo», ha denunciato l’avvocato della famiglia. Salgado non aveva precedenti penali, aveva tre figli e stava completando le pratiche per ottenere un permesso di lavoro.

I tre uomini che viaggiavano con lui si trovano ora nel Montgomery Processing Center di Conroe. Il loro legale ne chiede l’immediata liberazione e teme che le autorità possano spingerli a firmare documenti per l’espulsione prima che forniscano tutte le informazioni agli investigatori.

Nessuna bodycam e l’ICE indaga su se stessa

Nessuno degli agenti presenti indossava una bodycam. Neppure le telecamere installate sui veicoli federali avrebbero registrato la sparatoria. Il Congresso aveva stanziato 20 milioni di dollari per dotare il Dipartimento per la Sicurezza interna di questi strumenti, ma il programma procede a rilento e meno di un terzo degli agenti ICE ne dispone.

Il Dipartimento per la Sicurezza interna guiderà l’indagine sulla condotta dell’agente, mentre l’Fbi verificherà il presunto tentativo di aggressione. Questa divisione dei compiti alimenta le proteste: la stessa struttura federale coinvolta nell’operazione dovrà valutare l’uso della forza da parte dei propri uomini.

Il procuratore distrettuale della contea di Harris ha aperto un accertamento locale e ha invitato i cittadini a consegnare video, fotografie e testimonianze. Familiari, associazioni e parlamentari democratici chiedono però un’inchiesta pienamente indipendente e la pubblicazione di tutto il materiale raccolto.

Oltre mille persone hanno sfilato nel quartiere di Magnolia Park, una delle aree a maggiore presenza ispanica di Houston. I residenti hanno deposto fiori e candele nel punto in cui l’agente ha colpito Salgado e hanno chiesto giustizia per un uomo che uscì di casa per andare al lavoro e incontrò un’operazione federale destinata a qualcun altro.