La crisi in Medio Oriente registra un’ulteriore escalation con l’incendio di diverse imbarcazioni nello Stretto di Hormuz a seguito di esplosioni causate da mine navali e attacchi diretti. I Guardiani della rivoluzione iraniani hanno rivendicato l’azione contro navi accusate di percorrere rotte illegali, minacciando di colpire direttamente le basi militari statunitensi nella regione se Washington continuerà a scortare i mercantili. Parallelamente, indiscrezioni diplomatiche confermano che Stati Uniti e Israele stanno mettendo a punto piani per una nuova e intensa campagna di attacchi contro infrastrutture strategiche e impianti nucleari iraniani al termine delle elezioni di metà mandato.
L’escalation in Medio Oriente e lo stallo delle riserve petrolifere
L’instabilità nell’area del Golfo Persico continua a minacciare la sicurezza dei trasporti marittimi e dei mercati energetici internazionali. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha sottolineato la necessità di tutelare la libertà di navigazione lungo le rotte strategiche di Hormuz e del Mar Rosso, garantendo il supporto della Marina Militare al traffico commerciale. Nel frattempo, l’impatto delle sanzioni e dei blocchi navali inizia a mostrare effetti tangibili sull’economia di Teheran. Secondo analisi di settore, l’Iran avrebbe del tutto esaurito le riserve petrolifere della propria flotta ombra nell’Oceano Indiano, privando il governo di importanti entrate finanziarie destinate al sostentamento militare e alle infrastrutture.
Attacchi degli Houthi e scontro politico in Israele
La scia di violenza si estende anche al territorio saudita, dove recenti raid condotti dai ribelli Houthi contro lo scalo aeroportuale di Dammam hanno causato vittime civili e spinto il colosso petrolifero Aramco a disporre lo svuotamento della sede principale di Dhahran.
Sul fronte israeliano, le continue minacce e la gestione del conflitto alimentano accesi dibattiti politici interni. L’esponente dell’opposizione Gadi Eisenkot ha criticato duramente l’operato del governo guidato da Benjamin Netanyahu, accusandolo di non aver smantellato la presenza armata di Hamas nella Striscia di Gaza nonostante l’ampio sostegno ottenuto.
Tensioni in Cisgiordania e il rientro degli attivisti italiani
Si è intanto conclusa con il rientro in Italia la vicenda dei due attivisti altoatesini fermati in Cisgiordania dalle forze di sicurezza israeliane. Manuel e Alberto Tartarotti hanno fatto ritorno a casa dopo il fermo avvenuto durante una permanenza nell’area per iniziative di supporto umanitario.
Nel frattempo, i vertici militari dell’esercito israeliano mantengono elevata l’attenzione sui territori occupati, stimando un possibile incremento delle tensioni e delle azioni degli attivisti di estrema destra nelle prossime settimane in concomitanza con gli appuntamenti elettorali.







