Dopo le violenze e i saccheggi del 17 ottobre, studenti, sindacati e gilet gialli si preparano a tornare in piazza sabato 24 ottobre. Il governo promette un dispositivo di sicurezza «massiccio», mentre la rabbia per il carovita continua ad alimentare la mobilitazione.
Il rischio è che la protesta, nata da rivendicazioni sociali ed economiche, si trasformi nuovamente in una giornata di scontri. Nelle principali città il clima resta teso e le autorità puntano a impedire che si ripetano le devastazioni del fine settimana scorso. Secondo le stime diffuse dal governo, almeno 3.000 attività commerciali sono state danneggiate o saccheggiate.
Francia, il secondo atto della protesta
Parigi, Marsiglia, Lione e altre città si preparano a una nuova giornata di mobilitazione. In strada potrebbero ritrovarsi gruppi diversi, accomunati dalla contestazione del costo della vita: studenti e liceali, gilet gialli, lavoratori e organizzazioni sindacali.
Il movimento studentesco chiede risposte sulle condizioni di studio e sulla precarietà, mentre i gilet gialli riportano al centro il peso delle spese quotidiane su famiglie e lavoratori. La sfida per le autorità è distinguere le manifestazioni pacifiche dalle azioni violente che hanno segnato il 17 ottobre.
Il governo ha annunciato un rafforzamento dei controlli e delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di intervenire più rapidamente contro i gruppi responsabili di incendi, devastazioni e saccheggi.
Macron chiede fermezza, governo prepara piano sicurezza
Dopo gli episodi del fine settimana, Emmanuel Macron ha invocato una risposta decisa contro chi ha partecipato alle violenze. La linea dell’esecutivo punta a rafforzare la presenza delle forze dell’ordine e a rendere più rapidi gli interventi sul territorio.
Il dispositivo annunciato dal governo sarà «massiccio». L’attenzione è rivolta anche alla mobilità degli agenti e alla prevenzione delle azioni dei cosiddetti casseurs, che colpiscono obiettivi commerciali e pubblici per poi disperdersi.
La priorità dichiarata è evitare che la nuova giornata di protesta si trasformi in un’altra sequenza di devastazioni. Resta però aperta la questione politica: come rispondere alle richieste di chi manifesta senza confondere la protesta sociale con gli atti criminali.
La CGT rompe gli indugi
La tensione non riguarda soltanto le piazze. Dopo l’incontro con il premier Sébastien Lecornu, la segretaria generale della CGT, Sophie Binet, ha criticato l’assenza di risposte concrete alle richieste sindacali.
“nessuna rivendicazione è stata presa in considerazione”, ha dichiarato Binet, annunciando un nuovo passo nella mobilitazione. La leader sindacale ha chiesto di ampliare lo sciopero e di coinvolgere i luoghi di lavoro in tutta la Francia.
“si faccia un passo avanti nella mobilitazione, lo sciopero prenda il sopravvento: invochiamo la massima partecipazione per il 5 novembre ad uno sciopero generale, invitiamo a tenere assemblee ovunque, in tutti i luoghi di lavoro, per estendere lo sciopero anche nei giorni successivi”.
La CGT ha inoltre annunciato la propria presenza in piazza sabato 24 ottobre, con l’obiettivo dichiarato di tutelare chi intende manifestare contro il carovita. La mobilitazione, quindi, non si limita più alle strade: coinvolge anche fabbriche, aziende agricole e settore pubblico.
Dalle piazze ai luoghi di lavoro: la protesta si allarga
Il fronte della contestazione si sta allargando. Le richieste degli studenti si intrecciano con quelle dei lavoratori e dei sindacati, mentre il costo della vita resta uno dei temi centrali.
L’obiettivo annunciato dalla CGT è arrivare a uno sciopero generale dal 5 novembre e proseguire anche nei giorni successivi. La riuscita dell’iniziativa dipenderà dalla capacità delle diverse categorie di coordinarsi e trasformare la protesta in una mobilitazione più ampia.
Per il governo, la difficoltà è doppia: garantire il diritto a manifestare e impedire che nuovi gruppi violenti approfittino dei cortei per colpire negozi, edifici e servizi pubblici.
Marine Le Pen e Mélenchon
Le violenze e la gestione della crisi hanno aperto anche un fronte politico. Marine Le Pen punta a presentare il proprio schieramento come una forza capace di ristabilire l’ordine, mentre Jean-Luc Mélenchon e la sinistra radicale cercano di intercettare il malcontento sociale.
La tensione rischia così di rafforzare la polarizzazione del dibattito francese. Da un lato, la richiesta di sicurezza dopo i saccheggi; dall’altro, la domanda di risposte economiche e sociali che arriva da studenti, lavoratori e famiglie.
Le Pen ha descritto il governo come un potere “allo stremo”, che “non ha più nessuna presa” sul paese. Il governo, dal canto suo, ha accusato settori della sinistra radicale di alimentare i disordini, un’accusa che resta oggetto di scontro politico.







