La scelta del candidato sindaco di Milano divide il centrodestra, che vuole riconquistare la città dopo quindici anni di amministrazioni di centrosinistra. Prima ancora di confrontarsi con gli avversari, la coalizione deve stabilire chi abbia il diritto di scegliere il nome da sostenere. Antonio Tajani, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia, ha indicato in Matteo Perego di Cremnago il profilo più adatto, mentre Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e segretario della Lega, continua a sostenere la possibilità di una candidatura di Silvia Sardone e rilancia il ricorso alle primarie.
La contesa per Palazzo Marino, destinata ad accompagnare la preparazione delle elezioni comunali del 2027, assume così una dimensione che supera i confini milanesi. In gioco non ci sono soltanto due possibili candidati, ma il rapporto tra Forza Italia e Lega, la distribuzione del peso politico nella coalizione e la capacità dei partiti di trovare un accordo prima che la competizione interna finisca per favorire gli avversari.
Candidato sindaco a Milano: Tajani punta su Perego
Dal palco della convention nazionale di Forza Italia, Tajani ha confermato la volontà del proprio partito di assumere un ruolo centrale nella futura amministrazione della città. «Noi vogliamo governare», ha dichiarato, sostenendo la candidatura di Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa e rappresentante di Forza Italia.
Per Tajani, Perego possiede le caratteristiche necessarie per interpretare la tradizione economica e politica milanese, oltre a rappresentare una proposta di rinnovamento dopo il lungo ciclo amministrativo del centrosinistra.
Il segretario azzurro ha tuttavia cercato di evitare che la scelta venisse interpretata come un’imposizione agli alleati. «Agli alleati abbiamo fatto una proposta non con aggressività», ha spiegato, precisando la volontà di costruire un’intesa sulla candidatura.
Una posizione conciliante nei toni, ma sostanzialmente ferma nel merito: Forza Italia considera Perego il proprio candidato sindaco per Milano e non intende rinunciare facilmente alla possibilità di guidare la capitale economica del Paese.

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Salvini rilancia Sardone e la Lega chiede le primarie
La risposta del Carroccio non si è fatta attendere. Salvini ha rilanciato la proposta delle primarie, sostenuta anche dagli esponenti milanesi della Lega, mentre resta sul tavolo il nome di Silvia Sardone, eurodeputata e vicesegretaria federale del partito.
La proposta di una consultazione tra gli elettori viene presentata come uno strumento per superare lo stallo, ma introduce anche un elemento di competizione diretta con Forza Italia. Se gli elettori scegliessero il candidato attraverso un voto aperto, il risultato non dipenderebbe soltanto dagli accordi tra le segreterie nazionali. Conterebbe anche la capacità dei singoli aspiranti sindaci di mobilitare consenso.
Il segretario provinciale della Lega a Milano, Samuele Piscina, ha ribadito il sostegno a Sardone e la necessità di una scelta capace di portare alla vittoria. La questione resta aperta nonostante la convention azzurra: il centrodestra non ha ancora definito un’intesa comune sul candidato sindaco di Milano.
La capitale economica diventa una questione nazionale
Milano rappresenta un obiettivo politico particolarmente significativo per il centrodestra. La città è legata alla storia di Silvio Berlusconi e alla nascita di Forza Italia, ma costituisce anche uno dei principali territori di riferimento della Lega lombarda.
Per Tajani, conquistare Palazzo Marino con un candidato azzurro significherebbe rafforzare il ruolo del partito all’interno della coalizione e dimostrare che Forza Italia può ancora esprimere una leadership amministrativa nelle grandi città.
Per Salvini, accettare senza confronto la candidatura indicata dagli alleati rischierebbe invece di ridurre la capacità negoziale della Lega proprio in uno dei territori nei quali il Carroccio ha costruito una parte fondamentale della propria storia politica.
Fratelli d’Italia può assumere un ruolo decisivo nella ricerca di una soluzione condivisa. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha richiamato gli alleati all’unità, mentre tra i nomi sul tavolo resta anche Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. Al momento, tuttavia, non emerge un accordo definitivo.
Prima il candidato, poi la sfida al centrosinistra
Il centrodestra ha davanti un obiettivo elettorale impegnativo: interrompere il ciclo amministrativo del centrosinistra e presentare ai milanesi una proposta credibile su sicurezza, mobilità, servizi e sviluppo economico.
Per riuscirci, però, dovrà evitare che la scelta del candidato si trasformi in una lunga contrapposizione tra alleati. Le primarie potrebbero offrire una soluzione condivisa, ma potrebbero anche accentuare le divisioni qualora i partiti le considerassero una sfida tra apparati.

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La coalizione che governa il Paese si ritrova così davanti a una contraddizione politica: a Roma Salvini e Tajani siedono allo stesso tavolo del governo, mentre a Milano faticano a trovare un accordo persino su chi debba sedersi, un domani, sulla poltrona di sindaco.
La corsa per Palazzo Marino è appena entrata nel vivo, ma il primo avversario del centrodestra, almeno per il momento, sembra essere il centrodestra stesso. La scelta del candidato dovrà precedere quella sfida agli avversari che tutti gli alleati dichiarano di voler vincere.







