Fabrizio Corona modello Emilio Fede si inginocchia a Vannacci: «Il Vero Generale» trasforma Falsissimo in uno spot elettorale.

Corona e Vannacci

Doveva essere «Il Vero Generale», l’inchiesta di Fabrizio Corona destinata a mostrare quello che nessuno avrebbe mai raccontato su Roberto Vannacci. Un’esplosione di scandali, retroscena, finanziamenti misteriosi, presunte lobby gay e segreti inconfessabili. Almeno questa era la promessa dopo il trailer e le anticipazioni del pomeriggio. Il risultato, però, è molto diverso: una lunga intervista inginocchiata nella quale il generale può raccontarsi come un uomo semplice, innamorato della moglie, fedele ai propri principi, disinteressato ai soldi e ai ministeri, mentre Corona passa progressivamente dal ruolo di accusatore a quello di interlocutore ammirato, fino a diventare quello che era Emilio Fede per Berlusconi. E Falsissimo crolla miseramente su sé stesso passando da presunta trasmissione antisistema ad agiografia.

Il cortocircuito è tutto qui. Falsissimo, il format che rivendica di combattere il potere e di raccontare ciò che gli altri nascondono, dedica oltre un’ora a un protagonista della politica nazionale senza sottoporlo ad alcun contraddittorio. Le domande provocatorie non mancano, anzi abbondano. Ma sono costruite per consentire a Vannacci di apparire più moderato, ragionevole e umano rispetto a chi le pronuncia.

È una conversione sulla via di Forte dei Marmi, costruita con un meccanismo curioso ma ben noto a chi fa comunicazione: Corona interpreta il provocatore, urla, strepita dice oscenità e parolacce. E così Vannacci può indossare i panni dell’uomo equilibrato, morigerato, responsabile. Uno alza continuamente i toni, fa la parte del cattivo, esagera come suo solito. L’altro li abbassa. Uno scandalizza, l’altro rassicura. E alla fine il generale esce dalla puntata santificato, una via di mezzo tra Gandhi e Padre Pio, in grado di far sembrare Papa Francesco un pericoloso dissidente…

La «mafia gay», i soldi del libro e l’inchiesta che perde per strada le proprie domande

E il bello che la vigilia lasciava presagire qualcosa di molto diverso. Una bella polemica sulle vendite de Il mondo al contrario in cui Corona ripercorre il successo editoriale di Vannacci e ricorda i sospetti sollevati sugli acquisti del libro, ipotizzando che dietro la sua improvvisa popolarità possano esserci persone interessate a favorirne l’ascesa.

E un racconto che prende via via una piega ancora più clamorosa quando Corona incontra Giacomo, proprietario di un locale di Forte dei Marmi che rivendica un ruolo nella promozione del generale e parla di una rete di persone facoltose dietro il suo successo. Corona riassume così quello che sostiene di aver scoperto: «Mi dice che è stato lui a lanciare il libro, mi dice che è stato lui a dare l’idea. Dice che tutto è nato lì, mi dice che dietro tutto c’è una mafia gay».

La formula viene ripetuta ossessivamente: «Dietro tutto c’è la mafia gay». Poi arriva il solito turpiloquio alla Corona, le sparate che lo hanno trascinato più volte in tribunale, le allusioni volgari e gratuite sulla vita sessuale del generale, compresa una frase attribuita al proprietario del locale: «Il generale ama essere sc***to». Arriva persino a paragonare in maniera super volgare Vannacci a una prostituta.

Corona, inizialmente, finge smaccatamente di avere trovato lo scandalo della vita. Fa credere addirittura di poter distruggere politicamente il generale. Ma quando arriva all’evento ecco che il castello narrativo comincia a scricchiolare. I grandi finanziatori che si aspettava di incontrare non ci sono, la serata gli appare ben più modesta delle aspettative e lui improvvisamente si converte, finge di essere stato fuorviato.

Chi ha comprato le copie del libro? Con quali soldi? Quali rapporti documentabili esistono fra gli organizzatori della serata e Vannacci? Che cosa sa il generale delle affermazioni di Giacomo? Chi c’è dietro la mafia gay? La risposta è una sola. Il nulla. Sono solo provocazioni per lanciare il piatto forte (anzi, piatto unico) della serata.

Ed é lì che il racconto cambia direzione. L’inchiesta sui presunti finanziamenti perde centralità e lascia spazio a una conversazione politica sempre più favorevole all’intervistato. Le accuse iniziali rimangono senza riscontri conclusivi e il grande scandalo promesso non viene dimostrato.

«Ti manca un pezzo»: Corona vuole diventare il comunicatore del generale?

Il passaggio più significativo non riguarda il sesso, le lobby o le vendite del libro. Riguarda la politica. Prima dell’intervista, Corona incontra Vannacci e gli propone una collaborazione per far crescere Futuro Nazionale. Il riferimento è addirittura al rapporto fra Elon Musk e Donald Trump: una figura esterna alla politica tradizionale che mette il proprio potere comunicativo al servizio di un leader. Corona immagina una macchina capace di spingere il consenso del generale verso percentuali molto più alte, fino al 18-20%.

Non è un retroscena ricostruito da indiscrezioni. È lo stesso Corona a raccontare la proposta. Durante la serata, parlando con un giornalista, annuncia: «Ti manca un pezzo». Alla domanda su quale sia, risponde: «Quello che sono venuto a fare io qua stasera». Il progetto emerge anche quando spiega di non voler fare il consulente di comunicazione di un politico perché la sua sarebbe «una comunicazione contro il potere». Una dichiarazione che acquista un significato particolare alla luce della proposta successiva.

Vannacci ascolta, chiede chiarimenti: Corona offre al generale la possibilità di utilizzare la propria macchina comunicativa per un progetto politico. E la cosa sarebbe pure interessante vista l’innegabile capacità di Fabrizio di presentarsi al grande pubblico. Ma è qui che cade il sipario, e che il re (dei paparazzi) si mostra nudo: Ogni scandalo scompare, ogni accusa svanisce. E Corona dedica a Vannacci una lunga intervista dall’impostazione decisamente diversa rispetto alle premesse dell’inchiesta.

La domanda diventa inevitabile: Falsissimo sta intervistando Vannacci o sta solo mostrando quanto il generale sia bravo, buono, ragionevole e moderato? Le domande sono cattive come quelle di Bruno Vespa alla Meloni, di Emilio Fede a Berlusconi.

Il gioco delle parti: Corona provoca, Vannacci si presenta come l’uomo ragionevole

La dinamica si ripete soprattutto sui temi più controversi. Corona introduce l’omosessualità con provocazioni, insinuazioni personali e riferimenti volgari. Vannacci, che pure ribadisce le proprie posizioni contrarie all’identità di genere e la convinzione che esistano lobby gay capaci di influenzare il potere, ha l’occasione di presentarsi come un uomo rispettoso della sfera privata.

Quando il discorso riguarda i militari omosessuali, Corona tira fuori Lele Mora e il Bar Mutanda con i suoi aneddoti boccacceschi e il generale sostiene che ciò che ciascuno fa nella propria camera da letto non dovrebbe interessare agli altri e che, in uniforme, conti soltanto essere soldati. È una risposta che gli permette di distinguere la propria posizione dalle provocazioni di Corona. Ma il confronto non approfondisce la distanza fra questa rivendicazione della libertà privata e le sue posizioni politiche sui diritti LGBTQ.

Lo stesso schema si ripete con la moglie. Corona insiste sul contrasto fra l’immagine pubblica del generale, uomo duro e autoritario, e quella della sua famiglia, dove la moglie avrebbe un carattere dominante. Vannacci può così raccontarsi come un marito innamorato, capace di riconoscere la forza della compagna. Un vero femminista tra le quattro pareti di casa, anche se poi nega l’esistenza del femminicidio e vorrebbe le donne senza gonna. Alla domanda se perdonerebbe un eventuale tradimento, risponde: «Sicuramente per i figli sì». Ed ecco un altro tassello del ritratto: il generale severo che mette il bene della famiglia davanti all’orgoglio personale.

Persino la domanda più brutale, «Lei ha ammazzato le persone?», produce un momento emotivamente favorevole all’intervistato. Vannacci replica: «Non rispondo a questa domanda perché è una cosa personale», poi parla dei ricordi dolorosi delle missioni militari e delle esperienze che continua a portare dentro di sé. Un povero generale tormentato dai rimorsi. Che verrebbe quasi voglia di consolare con una pacca sulla spalla.

Non sono risposte irrilevanti. Sono aspetti personali che possono aiutare a conoscere un personaggio pubblico. Il problema è il loro accumularsi all’interno di un’intervista nella quale le dichiarazioni più impegnative sul piano politico non vengono mai sottoposte a verifiche. Insomma, un’intervista patetica che sa di fasullo e costruito come una banconota falsa. E per Falsissimo, che sull’antisistema aveva costruito un mito, questa sa tanto di ultima spiaggia. Con quale credibilità attaccherà qualcun altro dopo aver incensato per un’ora Vannacci?

Forza Italia non è più di destra, la Lega ha perso l’anima: Vannacci detta la linea

La parte politica della puntata offre a Vannacci un’ampia possibilità di illustrare il proprio programma e di marcare le distanze dagli alleati del centrodestra. Corona gli chiede se Forza Italia sia oggi un partito di destra. La risposta è: «Oggi no». Sulla Lega il generale è ancora più netto: «La Lega ha perso l’anima». Fratelli d’Italia, invece, sarebbe «molto annacquato».

Il governo viene accusato di aver amministrato il declino italiano anziché cambiare il Paese. Vannacci distingue fra chi si limita a gestire il potere e chi esercita una vera leadership: «Il leader cambia le cose, colui che amministra gestisce». Corona gli offre allora la possibilità di presentarsi come l’eccezione rispetto alla politica tradizionale. Gli domanda se accetterebbe un ministero da Giorgia Meloni in cambio di un compromesso. Vannacci respinge l’ipotesi e racconta di non aver modificato il proprio stile di vita dopo il successo editoriale: niente macchina nuova, niente moto, soltanto un orologio sportivo da 150 euro. Una sorta di San Francesco della politica.

«Io non ho cominciato a fare politica per fare il ministro dell’interno», afferma, spiegando di voler dare un futuro diverso alle proprie figlie. Sono dichiarazioni politiche, che vengono accolte da un Corona inginocchiato come mai prima, senza (come al solito, questo sì) alcuna verifica delle contraddizioni. Anzi, il re dei paparazzi arriva a descrivere il generale come un uomo semplice e distante dall’establishment, diversissimo dai politici conosciuti durante la propria carriera. È il momento in cui il presunto smascheramento lascia definitivamente il posto al racconto della conversione. E all’agiografia più smaccata.

La santificazione del generale: niente soldi, niente potere, soltanto la patria

Il risultato complessivo è un autoritratto nel quale Vannacci riesce a presentarsi contemporaneamente come uomo del popolo, militare segnato dalla guerra, marito innamorato, padre premuroso e politico disinteressato alle poltrone. Corona contribuisce a costruire questo percorso contrapponendolo ripetutamente agli altri protagonisti della politica. Matteo Renzi diventa l’esempio del leader trasformato dalla notorietà e dal denaro. Salvini quello del politico che avrebbe smarrito la propria identità. Meloni quello di chi avrebbe adattato i principi alle esigenze di governo.

Vannacci, invece, può rivendicare una continuità assoluta fra la carriera militare e l’impegno politico. «Sono quello che sono, sono quello che dico», afferma, spiegando che non intende cambiare per compiacere gli altri. Un’intervista giornalistica dovrebbe misurare le affermazioni con i fatti, le decisioni, i comportamenti e le domande scomode. Qui, invece, la struttura narrativa tende alla costruzione del mito. Quasi all’elegia. Il paradosso è evidente: il personaggio che doveva essere smascherato finisce per beneficiare della credibilità di chi sostiene di essere andato lì proprio per smascherarlo.

Corona racconta di essere partito con un’idea negativa di Vannacci e di averla cambiata dopo averlo conosciuto. È una costruzione narrativa potente, perché trasforma l’ammirazione finale in una presunta scoperta: se perfino il suo accusatore si è ricreduto, lo spettatore viene invitato a domandarsi se non debba fare altrettanto.

Persino Thiago, il piccolo figlio di Fabrizio, viene piegato a questa logica, mostrato senza ritegno per dimostrare che Corona era contrario a Vannacci almeno all’inizio. Ed ecco il filmatino in cui il re dei paparazzi telefona al piccolo prima di entrare nel locale di Forte dei Marmi: “babbo sta andando a incontrare il generale brutto e cattivo”. Sì, come no. E pure il lupo di Cappuccetto Rosso e la strega di Biancaneve.

Falsissimo da antisistema a vetrina politica: il confine che Corona attraversa

La questione non è pretendere che Corona attacchi Vannacci per principio. Un’intervista può essere corretta, equilibrata e persino sorprendente senza diventare ostile. E un giornalista può cambiare opinione su una persona dopo averla incontrata. Ma qui c’è qualcosa di più concreto: Corona annuncia un’inchiesta su possibili interessi nascosti, racconta di aver trovato una pista scandalosa, propone al protagonista una collaborazione per far crescere il suo movimento e poi gli offre una lunga vetrina nella quale il generale può illustrare le proprie idee e la propria immagine personale.

Il passaggio dall’inchiesta alla proposta politica non viene trattato come una contraddizione da chiarire. Diventa parte dello spettacolo. È questo il nodo giornalistico della puntata, ben più della formula «mafia gay» ripetuta per attirare attenzione. C’è però una proposta esplicita di collaborazione, seguita da un prodotto editoriale che offre al generale un’esposizione particolarmente favorevole.

E c’è un’altra contraddizione difficile da ignorare. Corona rivendica di essere un uomo che combatte il sistema e che non si lascia condizionare dal potere. Ma nel momento in cui incontra un politico in ascesa, finisce per svendersi nel nome di una strategia comunicativa e di possibili alleanze. Alla fine di «Il Vero Generale» rimangono molte meno risposte sui sospetti iniziali di quante ne fossero state promesse. In compenso, il pubblico ha ascoltato a lungo il racconto di Vannacci su sé stesso, sui suoi valori e sulla sua idea di Paese.

E la trasformazione di Falsissimo è tutta in questo scarto: Corona finge di smascherare il generale per offrirgli il palcoscenico sul quale costruire la propria immagine. La collaborazione politica è agli atti. E il confine fra intervista, promozione e possibile alleanza comunicativa, dopo questa puntata a dir poco inginocchiata, appare molto meno nitido di prima.