Legge elettorale, fiducia alla Camera: opposizioni all’attacco, giovedì il voto segreto

Aula della Camera

La fiducia sulla legge elettorale ha superato i primi due passaggi alla Camera: martedì 6 ottobre l’articolo 1 è passato con 226 sì, l’articolo 2 con 227. Oggi, mercoledì 7, l’Aula vota sulla terza questione, relativa all’articolo 3; domani, giovedì 8, è previsto il voto finale a scrutinio segreto. Le opposizioni contestano il ricorso alle fiducie e denunciano criticità sulle regole di rappresentanza.

Il passaggio decisivo si è aperto ieri alla Camera. La fiducia sull’articolo 1 è stata approvata con 226 voti favorevoli, 147 contrari e 3 astensioni; quella sull’articolo 2 con 227 sì, 149 no e 3 astensioni. Per oggi, mercoledì 7 ottobre, sono previste dalle 9 le dichiarazioni di voto sulla terza questione, mentre l’appello nominale sull’articolo 3 non dovrebbe iniziare prima delle 10.50. In seguito l’Aula passerà all’articolo 8 e agli ordini del giorno, prima del voto finale segreto fissato per domani alle 12.30.

Il governo ha posto la fiducia su tre articoli del testo, modificato al Senato, che costituiscono il cuore della riforma. La scelta impedisce di esaminare gli emendamenti presentati dalle opposizioni e rende palese il voto sulle fiducie, espresse per appello nominale. Martedì 6 ottobre la Camera ha approvato le prime due; oggi, mercoledì 7, è in programma la terza votazione, sull’articolo 3. In seguito l’Aula esaminerà l’articolo 8 e gli ordini del giorno; il voto finale segreto è previsto giovedì 8 alle 12.30. (Il calendario dei lavori della Camera).

Le prime due votazioni hanno mostrato una maggioranza compatta, ma non chiudono la partita politica. La fiducia rende palese il voto sugli articoli 1, 2 e 3; sul testo complessivo, invece, giovedì i deputati voteranno a scrutinio segreto. È in quel passaggio che il centrodestra teme dissensi interni e le opposizioni sperano di incrinare la disciplina della coalizione.

Fiducia sulla legge elettorale, cosa prevede la riforma

Il testo prevede un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento dei voti in entrambe le Camere. Il provvedimento introduce inoltre l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio al momento del deposito del contrassegno. Il nome, secondo le ricostruzioni sul testo, non comparirebbe però sulla scheda elettorale.

Dopo le modifiche approvate al Senato, il sistema contempla anche preferenze fino a tre, con alternanza di genere quando se ne esprime più di una, ma mantiene un capolista bloccato. Restano inoltre le soglie di sbarramento del 3 per cento per le liste e del 10 per cento per le coalizioni. È proprio sulla combinazione tra capilista bloccati, premio e rappresentanza che si concentra una parte dello scontro politico. (Le modifiche approvate al Senato).

Fiducia sulla legge elettorale, opposizioni all’attacco

Le opposizioni accusano il governo di aver ristretto gli spazi di confronto parlamentare ricorrendo alle tre fiducie. «È uno schiaffo a questo ramo del Parlamento», ha detto il deputato del Pd Federico Fornaro, contestando la decisione di blindare i testi dopo la presentazione di emendamenti da parte delle minoranze. Dal Movimento 5 Stelle è arrivata l’accusa di una maggioranza che, chiedendo la fiducia, mostrerebbe di non fidarsi dei propri parlamentari.

La protesta era già salita di tono nei giorni scorsi, dopo l’annuncio delle fiducie sugli articoli della riforma. Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha proseguito lo sciopero della fame contro il provvedimento, definito dalle opposizioni una legge che rischia di trasformare una minoranza di voti in una maggioranza parlamentare molto ampia. Il ricorso alla Corte costituzionale è stato evocato come possibile iniziativa, ma al momento il passaggio più immediato resta il voto segreto di giovedì.

Parità di genere, scontro sulle candidature

In Aula il confronto ha riguardato anche la rappresentanza femminile. La deputata di Azione Elena Bonetti ha avvertito che la presenza di capilista bloccati potrebbe, secondo la sua interpretazione, lasciare le donne in posizioni meno sicure e rendere possibile un Parlamento composto soltanto da uomini. «Questa legge elettorale prevede come scenario plausibile e concreto un Parlamento eletto di soli uomini», ha sostenuto, chiedendo ai colleghi di considerare gli effetti delle regole sulle candidature.

Di segno diverso l’argomento portato da Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia, che ha richiamato la presenza di una presidente del Consiglio e di una segretaria del principale partito d’opposizione. La questione, ha osservato, è se le quote siano ancora lo strumento più adatto a garantire la rappresentanza o se si debba chiedere ai partiti una responsabilità effettiva nella selezione delle candidature. Le due posizioni fotografano una divisione che attraversa anche il dibattito sulla riforma: per una parte delle opposizioni le regole proposte non assicurano una rappresentanza equilibrata; per la maggioranza la parità deve essere perseguita attraverso l’impegno dei partiti.

Voto anticipato, Malan evoca maggio

A rendere più teso il confronto contribuisce l’ipotesi di elezioni anticipate. Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, ha detto che «potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio» e che avrebbe senso accorpare le politiche alle elezioni comunali. In seguito ha precisato il senso delle sue parole. Non c’è, al momento, una data decisa per le elezioni: si tratta di uno scenario politico, non di una convocazione ufficiale. Il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, ha inoltre sostenuto che eventuali ipotesi di voto anticipato andrebbero valutate solo dopo aver concluso l’iter sull’autonomia differenziata.

Giorgia Meloni ha collegato pubblicamente l’eventuale bocciatura della riforma alla possibilità di andare alle urne prima della scadenza naturale della legislatura. La legge elettorale è così diventata anche un test sulla tenuta della maggioranza e sui rapporti tra governo e Parlamento. (Leggi anche: il cronoprogramma della riforma e la prova del voto segreto per Meloni e la scelta di Meloni di blindare la fiducia).

Il calendario aggiornato alla mattina del 7 ottobre prevede oggi la terza fiducia, sull’articolo 3, e poi il voto sull’articolo 8 e l’esame degli ordini del giorno. Giovedì 8, dalle 10.30, sono previste le dichiarazioni di voto finale; lo scrutinio segreto sul provvedimento è fissato non prima delle 12.30. Le prime due fiducie sono passate, ma la riforma non è ancora approvata in via definitiva. L’esito del voto segreto sarà anche un test sulla tenuta della maggioranza.