Rosy Bindi demolisce le primarie e gela Silvia Salis: «Un anno da sindaca e già pronta a guidare il Paese? Sono esterrefatta»

Rosy Bindi

Rosy Bindi entra nel caos del centrosinistra e non risparmia praticamente nessuno. Boccia le primarie di coalizione, mette il dito nella frattura tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, rilancia la necessità di trovare una figura capace di federare il campo largo e soprattutto stronca le ambizioni nazionali attribuite a Silvia Salis. Il risultato è un intervento destinato a far discutere proprio mentre il centrosinistra cerca una formula per arrivare unito alle prossime elezioni.

L’ex ministra parte dalle primarie. Per Bindi affidare ai gazebo la scelta del candidato alla guida della coalizione rischierebbe di diventare «una bella mascherata», utilizzata per evitare il vero problema: costruire prima una sintesi politica sulle cose da fare.

Una posizione che ha anche un elemento curioso nella storia personale dell’ex presidente del Pd. Bindi partecipò infatti alle primarie che segnarono la stagione dell’Ulivo e poi a quelle del Partito Democratico del 2007, quando Walter Veltroni conquistò la segreteria con circa il 76% dei voti e lei arrivò seconda con poco più del 12%.

Bindi boccia le primarie: «Una bella mascherata»

Il problema di oggi, secondo Bindi, viene prima del nome da stampare sulla scheda. Elly Schlein e Giuseppe Conte «non si riconoscono e non si legittimano tra di loro». Una frase che fotografa senza troppe cautele uno dei nodi politici del campo largo.

Pd e Movimento 5 Stelle possono infatti presentarsi insieme alle elezioni, ma resta da capire chi debba guidare l’eventuale coalizione e soprattutto quale programma possa tenere insieme forze che mantengono posizioni differenti su diversi dossier.

Da qui nasce anche l’ipotesi di un «federatore», una personalità terza capace di fare da collante tra le diverse anime dell’alleanza. Un identikit nel quale molti hanno riconosciuto Pier Luigi Bersani. L’ex segretario del Pd, però, ha già raffreddato l’ipotesi, escludendo sia che gli venga avanzata una proposta sia una propria disponibilità ad accettarla.

La bordata di Rosy Bindi contro Silvia Salis

La parte più tagliente dell’intervento di Bindi riguarda però Silvia Salis, sindaca di Genova ed ex atleta olimpica, il cui nome continua a circolare nel dibattito sul futuro del centrosinistra.

Bindi non sembra affatto conquistata dall’ipotesi. «Continuo ad essere un po’ esterrefatta, meravigliata, dalla disponibilità di persone fino all’altroieri campionesse sportive e che poi dopo un anno che fanno i sindaci sono pronte a guidare un Paese in un momento drammatico come questo», ha detto.

Il riferimento a Salis è inequivocabile e la critica riguarda soprattutto l’esperienza politica necessaria per puntare direttamente a Palazzo Chigi. Bindi non contesta il percorso della sindaca, ma mette in discussione l’idea che una breve esperienza amministrativa possa bastare per candidarsi alla guida del governo.

Una stoccata pesante proprio perché arriva dall’interno della storia del centrosinistra e mentre Salis viene indicata da alcuni settori come uno dei possibili volti nuovi da spendere a livello nazionale.

Schlein, Conte e il rebus del leader del centrosinistra

Dietro le battute di Bindi rimane così il problema che il campo largo non ha ancora risolto: chi dovrebbe sfidare Giorgia Meloni? Schlein guida il principale partito dell’opposizione, Conte rivendica l’autonomia e il peso politico del Movimento 5 Stelle, mentre attorno alla coalizione continuano a comparire ipotesi alternative.

Le primarie potrebbero apparentemente risolvere il problema consegnando la scelta agli elettori. Bindi, però, capovolge il ragionamento: senza una vera sintesi politica precedente, il voto rischierebbe soltanto di coprire le divisioni invece di eliminarle.

Ecco perché la parola «federatore» continua a circolare. Ma anche questa strada presenta un problema evidente: bisogna trovare qualcuno abbastanza autorevole da essere riconosciuto da tutti e abbastanza disponibile da caricarsi sulle spalle una coalizione nella quale, secondo la stessa Bindi, i due principali leader non arrivano ancora a legittimarsi reciprocamente.

Per ora il nome di Bersani sembra essere uscito dalla partita e quello di Silvia Salis ha appena ricevuto una sonora bocciatura da una delle figure storiche del centrosinistra. Quanto alle primarie, per Rosy Bindi rischiano di essere soltanto una «bella mascherata». Il campo largo, insomma, continua a cercare il suo leader. E soprattutto continua a cercare il modo per mettersi davvero d’accordo.