Napoli invasa dalle targhe polacche: 60 mila veicoli, risparmi fino al 70% e il trucco che può lasciare gli automobilisti senza assicurazione

Napoli, rione Conocal a Ponticelli

Napoli sembra sempre più una provincia automobilistica di Varsavia. Basta percorrere le strade del capoluogo campano e dell’hinterland per accorgersi di quante automobili e motociclette abbiano una targa polacca. Il fenomeno è ormai diventato così vasto da conquistare anche l’attenzione della stampa internazionale: secondo le stime del Polskie Biuro Ubezpieczycieli Komunikacyjnych (PBUK), sulle strade italiane circolerebbero oltre 60 mila veicoli immatricolati in Polonia, con una concentrazione particolarmente elevata proprio a Napoli e dintorni.

Dietro il boom c’è soprattutto una promessa difficilissima da ignorare per chi vive in una delle province italiane dove assicurare un’automobile può costare cifre elevatissime: risparmiare fino al 70% tra bollo e assicurazione. Il meccanismo prevede che l’automobilista trasferisca formalmente la proprietà del mezzo a una società registrata in Polonia. L’auto viene quindi immatricolata all’estero e torna nella disponibilità del precedente proprietario attraverso un contratto di noleggio, leasing o altra formula di utilizzo.

Come funziona il sistema delle targhe polacche

Il punto fondamentale è che circolare con una targa polacca non è di per sé illegale. Esistono infatti situazioni perfettamente regolari nelle quali un veicolo immatricolato all’estero viene utilizzato stabilmente in Italia. Il problema nasce quando dietro l’operazione compaiono società prive di una reale attività, passaggi di proprietà soltanto formali o altri espedienti destinati a eludere imposte, assicurazioni e sanzioni.

Le autorità italiane conoscono da tempo il fenomeno. Nel 2024 la Guardia di Finanza intercettò un pacco spedito dalla Polonia e diretto a Napoli che conteneva 21 targhe polacche, 14 carte di circolazione e sei contratti di compravendita. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, uno degli obiettivi del sistema può essere proprio quello di ridurre il peso delle imposte e dei premi assicurativi, oltre a rendere molto più difficile la riscossione delle contravvenzioni.

Una multa per divieto di sosta o per un’altra violazione, infatti, può finire all’indirizzo della società polacca formalmente proprietaria del mezzo. Se dietro quell’indirizzo esiste soltanto una società fantasma, recuperare la somma diventa estremamente complicato.

«Un fenomeno legato alla criminalità organizzata»

A preoccupare sono soprattutto le dimensioni raggiunte dal fenomeno. Piotr Zadrożny, vicepresidente del PBUK, ha parlato di una pratica «strettamente legata alla criminalità organizzata». Secondo l’organismo polacco, inoltre, molti dei veicoli coinvolti non avrebbero mai percorso neppure un chilometro sulle strade della Polonia, nonostante risultino formalmente immatricolati nel Paese.

A raccontare quanto rapidamente stia crescendo il problema sono soprattutto i risarcimenti per gli incidenti provocati in Italia da veicoli con targa polacca privi di assicurazione. Nei primi otto mesi del 2026 le richieste hanno raggiunto 35 milioni di zloty, circa 8 milioni di euro. Nell’intero 2025 erano state circa 18 milioni di zloty e nel 2024 meno di 7 milioni. In appena due anni, dunque, il conto è esploso.

Il dato dei 60 mila mezzi potrebbe inoltre non raccontare tutta la storia. Secondo i dati ACI, al primo agosto erano 75.700 i veicoli immatricolati in Polonia presenti nel Registro dei veicoli esteri (REVE). Naturalmente l’iscrizione al registro non significa automaticamente che dietro quella targa esista un’operazione irregolare, ma il numero permette di capire le dimensioni raggiunte dal fenomeno.

Il trucco può ritorcersi contro chi lo utilizza

C’è infine un paradosso: chi pensa di aver trovato il sistema per risparmiare può ritrovarsi a sua volta truffato. Alcune agenzie che acquisiscono formalmente la proprietà dei veicoli possono infatti non stipulare affatto la polizza assicurativa promessa, oppure sottoscriverla inizialmente e poi non rinnovarla.

L’automobilista continua così a circolare convinto di essere assicurato, salvo scoprire dopo un controllo o, peggio ancora, dopo un incidente che la copertura non esiste più. Ed è proprio la crescita vertiginosa dei sinistri provocati da mezzi privi di assicurazione ad avere fatto scattare l’allarme in Polonia.

Italia e Polonia stanno aumentando i controlli e Varsavia ha già avviato operazioni contro le organizzazioni che gestiscono immatricolazioni sospette. Il fenomeno delle targhe polacche, nato come scorciatoia per sfuggire soprattutto ai costi proibitivi dell’auto, rischia così di trasformarsi in una trappola: non soltanto per lo Stato e per chi deve riscuotere tasse e multe, ma anche per gli automobilisti convinti di avere comprato un risparmio e che potrebbero invece scoprire di aver pagato per un’assicurazione che non esiste.