Forza Italia, Tajani prepara la resa dei conti: Zangrillo e Occhiuto nel mirino mentre il segretario blinda il partito

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Antonio Tajani continua a parlare di unità, meritocrazia e radicamento. Dietro le formule ufficiali, però, dentro Forza Italia si sta combattendo una partita molto più concreta: chi controllerà il partito quando arriveranno le prossime elezioni politiche e, soprattutto, chi avrà voce nella costruzione delle liste. La stagione dei congressi regionali diventa così il terreno sul quale il segretario sta consolidando la propria leadership e dove cominciano a emergere con maggiore chiarezza le fratture con chi, negli ultimi mesi, ha chiesto un cambio di passo.

Il messaggio lanciato da Tajani alla convention dei giovani azzurri di Montesilvano è stato piuttosto netto. Il segretario ha difeso il tesseramento e i congressi, ha indicato Fulvio Martusciello come esempio di leadership territoriale e ha criticato chi sceglie i giornali per manifestare pubblicamente il proprio dissenso. Un riferimento che dentro Forza Italia è stato letto soprattutto alla luce delle prese di posizione del ministro Paolo Zangrillo e di altri esponenti che hanno espresso insofferenza verso la gestione del partito. La linea del segretario può essere riassunta così: il confronto interno è legittimo, ma la classe dirigente deve nascere dal partito e dai suoi congressi, non essere decisa fuori dalle sue strutture.

Tajani accelera sui congressi e costruisce la sua Forza Italia

La geografia del partito sta cambiando regione dopo regione. In Campania Fulvio Martusciello è stato eletto segretario regionale, consolidando una posizione già fortissima sul territorio. Il 19 settembre toccherà alla Basilicata, dove il congresso convocato da Tajani dovrebbe portare il presidente della Regione Vito Bardi alla guida del partito lucano dopo la gestione di Elisabetta Casellati.

Poi arriverà il Lazio. Il congresso regionale è previsto per il 26 e 27 settembre e la figura centrale resta Claudio Fazzone, attuale segretario regionale e anche segretario della Conferenza dei segretari regionali di Forza Italia. Il quadro che emerge è quello di una struttura territoriale progressivamente definita attraverso congressi che, in diversi casi, arrivano all’appuntamento con equilibri già molto consolidati.

È qui che la questione organizzativa diventa politica. Arrivare alle elezioni con segreterie regionali solide significa controllare buona parte della macchina territoriale, del tesseramento e dei rapporti con amministratori e dirigenti locali. E quando comincerà la battaglia per le candidature parlamentari, il peso di quella rete diventerà ancora più evidente.

Tajani guarda inoltre al prossimo congresso nazionale, previsto dopo le Politiche, e ha già fatto sapere che chi vorrà sfidarlo potrà candidarsi. Formalmente, dunque, nessuna porta è chiusa. Ma arrivare a quell’appuntamento con gran parte delle strutture regionali politicamente vicine alla segreteria nazionale costituirebbe inevitabilmente un vantaggio considerevole.

Il nodo Zangrillo e il congresso congelato in Piemonte

Il caso più delicato è probabilmente quello del Piemonte, dove il commissario regionale è Paolo Zangrillo. Il ministro della Pubblica amministrazione negli ultimi mesi non ha nascosto le proprie perplessità sulla gestione interna di Forza Italia e il suo nome era già emerso, insieme a quelli di Roberto Occhiuto e Stefania Craxi, nel dibattito su un possibile rinnovamento del partito.

Proprio per questo il futuro dell’organizzazione piemontese assume un significato che supera largamente i confini regionali. Il congresso, inizialmente ipotizzato per settembre, resta una partita aperta e potrebbe slittare ulteriormente. Zangrillo continua intanto a figurare ufficialmente come commissario regionale del partito.

La tensione nasce anche dalle parole pronunciate da Tajani a Montesilvano contro chi porta pubblicamente all’esterno le divisioni interne. Il segretario non ha annunciato epurazioni né provvedimenti contro Zangrillo, ma politicamente il messaggio è difficile da ignorare: la fase in cui le critiche potevano essere considerate semplici discussioni interne sembra avviarsi alla conclusione.

Il Piemonte potrebbe diventare così uno dei test più importanti per capire fino a che punto Tajani intenda spingersi nella costruzione di una struttura politica omogenea e quale spazio resterà a chi rivendica una linea più autonoma.

Occhiuto, la partita più difficile per Tajani

Ancora più complesso è il rapporto con Roberto Occhiuto. Il presidente della Calabria non è un dirigente periferico: è vicepresidente nazionale di Forza Italia, guida una Regione strategica per gli azzurri e dispone di una propria forza politica. A maggio, durante il congresso regionale calabrese che ha riconfermato Francesco Cannizzaro, Tajani e Occhiuto avevano mostrato pubblicamente toni distensivi e richiamato l’unità del partito.

Ma la Calabria continua a essere uno dei laboratori più delicati degli equilibri azzurri. Lo dimostra anche la partita delle suppletive di Reggio Calabria, dove Tajani ha sostenuto apertamente la candidatura del tesoriere nazionale Fabio Roscioli, indicato proprio da Occhiuto, contro l’ex forzista Domenico Giannetta passato a Futuro Nazionale.

Occhiuto rappresenta però anche qualcosa di più: un modello di Forza Italia fortemente radicato nei territori e meno dipendente dalla struttura romana. Ed è proprio questa autonomia politica a rendere il rapporto con Tajani particolarmente importante nella futura definizione degli equilibri nazionali.

Non c’è, allo stato, una rottura ufficiale. Sarebbe quindi improprio descrivere lo scontro come già consumato. Ma è evidente che il presidente calabrese dispone di un peso sufficiente per negoziare e per rappresentare un punto di aggregazione qualora il malcontento interno nei confronti della segreteria dovesse crescere.

Il vero scontro sarà sulle candidature alle Politiche

Dietro congressi, tessere e coordinamenti regionali c’è infatti una scadenza che interessa tutti: le prossime elezioni politiche. È allora che gli attuali rapporti di forza si trasformeranno in candidature e seggi e che diventerà evidente quanto realmente pesino le diverse componenti del partito.

Tajani ha interesse ad arrivare a quell’appuntamento con una macchina organizzativa compatta. I dirigenti critici, al contrario, hanno interesse a evitare che la selezione della futura classe parlamentare diventi esclusivamente espressione degli equilibri costruiti dalla segreteria nazionale.

È questo il terreno sul quale il confronto con Zangrillo e Occhiuto può diventare esplosivo. Il primo controlla ancora una casella importante come il Piemonte e ha espresso pubblicamente posizioni critiche. Il secondo possiede un consenso territoriale proprio, è vicepresidente nazionale e rappresenta una delle figure più forti del partito fuori da Roma.

Per ora Tajani procede regione dopo regione. Martusciello in Campania, Bardi verso la Basilicata, Fazzone saldamente al centro della partita laziale. La resa dei conti, però, arriverà quando toccherà ai territori e agli uomini che non possono essere ricondotti senza resistenze alla linea della segreteria. Ed è lì che si capirà se la stagione congressuale avrà davvero rafforzato Forza Italia oppure avrà semplicemente spostato più avanti il momento dello scontro.