L’attrice Beatrice Paolucci si racconta: “In Italia ci prendiamo troppo sul serio”

Beatrice Paolucci – foto di Vittorio Nastri

Dal debutto in Cina, al Camden Fringe di Londra, fino all’Edinburgh Fringe Festival con l’auspicio di arrivare anche al Festival d’Avignone quello di Hollywood: questo è stato il percorso dello spettacolo “Backstage” – diretto da Qu Yi e rappresenta una delle esperienze teatrali indipendenti tra le più dinamiche del panorama odierno. Tra le protagoniste di questo viaggio c’è l’attrice italiana Beatrice Paolucci, impegnata nel ruolo dell’antagonista Mike. La particolarità, come spiega la stessa performer è che «ogni nuova tappa ha posto il team davanti a spazi, pubblici e condizioni performative differenti». Dunque, “Backstage” costruisce la propria drammaturgia su un confine sottile tra illusione, realtà e dinamiche di controllo. La struttura immersiva prende il via fin dall’ingresso in sala, coinvolgendo direttamente lo spettatore in un meccanismo che si svela gradualmente.

Il traguardo di Paolucci

L’accoglienza ad Edimburgo ha segnato un punto di svolta per il progetto, coronato da recensioni entusiastiche e da una novità determinante per il futuro artistico di Beatrice Paolucci: «Dopo le performance all’Edinburgh Fringe Festival, lo spettacolo ha ricevuto una recensione a quattro stelle. Recentemente ho inoltre ricevuto la notizia che, per il prossimo tour nel Regno Unito, oltre a continuare a interpretare Mike, assumerò anche il ruolo di regista dello spettacolo. Per me si tratta di un traguardo professionale molto importante, perché sarà il mio debutto alla regia. Vestire il ruolo di attrice e quello di regista significa osservare lo spettacolo da una prospettiva completamente nuova: non più soltanto attraverso Mike, ma attraverso il ritmo complessivo, lo spazio, il pubblico e le relazioni tra tutti i personaggi».

Backstage - spettacolo teatrale
Backstage – spettacolo teatrale

Lo sguardo sull’Italia

L’esperienza europea offre a Paolucci anche l’occasione per riflettere sul mestiere dell’attore e sul confronto tra il sistema dello spettacolo britannico e quello italiano. Il soggiorno a Londra rappresenta un preciso desiderio di crescita metodologica per l’attrice, senza rinnegare il legame con l’Italia: «Io amo l’Italia e non vedo l’ora di tornare per continuare a lavorare nel mio Paese. Sono a Londra perché ho sempre apprezzato gli attori e le produzioni britanniche, quindi volevo scoprire sulla mia pelle come si lavora qui. Poiché la cultura inglese e quella italiana sono fondamentalmente differenti, di conseguenza anche l’approccio al mestiere è dissimile».

«Quando sono arrivata a Londra – spiega Paolucci – ho portato il mio bagaglio culturale nel lavoro, e sicuramente dal momento in cui mi approccerò a progetti italiani, potrò usare ciò che ho imparato qui […]. In Inghilterra ho scoperto che noi attori italiani ci prendiamo troppo sul serio, non ci divertiamo più e questo non ci fa sentire liberi. Invito chiunque lavori nel campo dell’intrattenimento a guardare gli spettacoli di Shakespeare al Globe Theatre di Londra, solo per scoprire che, per uscire fuori dagli schemi, a volte basta solo alleggerirsi».

Confronto con Londra

Riflettendo sulle dinamiche di reclutamento, sul fenomeno dello street-casting e sulle abitudini del pubblico, l’attrice Beatrice Paolucci sottolinea le differenze strutturali tra i due contesti: […] «In Inghilterra è raro che vengano scelti attori tramite gli street-casting, perché c’è molta più competizione rispetto all’Italia: se un ragazzo decide di fare l’attore si iscrive in una scuola di recitazione. Onestamente non mi interessa se un attore senza esperienza viene scelto tramite uno street-casting, perché ci sono dei miei colleghi molto capaci che sono stati scoperti in questo modo, oppure, se l’attore si dimostra non essere stato all’altezza, è stata una scommessa che di certo non ho perso io.»

Il valore del teatro

La visione finale di Beatrice Paolucci si concentra sulla fruizione culturale contemporanea e sul valore sociale della scena dal vivo: «La maggior parte degli italiani ritiene ancora che il mestiere dell’attore sia solo un hobby […]; inoltre il pubblico ha smesso di andare a teatro, forse a causa dei prezzi inaccessibili dei biglietti o perché è stato marchiato come “noioso” o “solo comico”, senza conoscere davvero di che si tratta. Io sono convinta che in un mondo che tende sempre di più alla digitalizzazione e all’imitazione dell’umanità, dovremmo riscoprire la bellezza degli spettacoli dal vivo, perché il teatro è comunità e società per principio.»