Meredith Kercher, la sorella Stephanie contro Amanda Knox: «Fermi lo spettacolo, usare ancora il suo nome è sconvolgente»

Amanda Knox – Ipa

Diciannove anni dopo l’omicidio di Meredith Kercher, sua sorella Stephanie torna a parlare e lo fa per chiedere che il nome della ragazza inglese uccisa a Perugia nel 2007 non continui a entrare in libri, produzioni e spettacoli senza alcun limite. A scatenare la sua reazione è “Cartwheel”, la stand-up comedy con cui Amanda Knox debutta all’Edinburgh Festival Fringe raccontando la propria esperienza giudiziaria, gli anni trascorsi in carcere in Italia, la maternità e il peso di una vicenda che continua ad accompagnarla.

Stephanie Kercher affida la propria posizione a un’intervista concessa ad Antonello Guerrera per Repubblica. Le sue parole non lasciano spazio ad ambiguità: considera «sconvolgente» l’ennesimo utilizzo del nome di Meredith e ritiene necessario stabilire dei confini. Knox, oggi trentanovenne, sostiene invece che lo spettacolo non irrida la vittima, ma ne onori la memoria e racconti anche la violenza subita da entrambe.

Meredith Kercher, la sorella Stephanie: «Bisogna mettere dei paletti»

Il passaggio più duro dell’intervista riguarda proprio la continua associazione tra Amanda Knox e Meredith. Stephanie Kercher contesta il fatto che il nome della sorella torni ancora una volta all’interno di un prodotto destinato al pubblico e sottolinea che la propria famiglia continua a vivere le conseguenze di quella tragedia.

«Mi colpisce questa sua costante associazione nell’usare il nome di mia sorella», dice a Repubblica. Poi aggiunge che «bisogna mettere dei paletti» e osserva come non ci fosse alcuna necessità, a suo giudizio, di coinvolgere ancora Meredith nella costruzione dello spettacolo.

Il dissenso diventa ancora più netto quando l’intervista affronta una delle dichiarazioni con cui Knox ha difeso “Cartwheel”: l’americana ha sostenuto che Meredith, se fosse ancora viva, probabilmente apprezzerebbe lo spettacolo. Stephanie respinge completamente questa interpretazione. Ricorda una sorella piena di entusiasmo e vitalità, ma esclude che avrebbe potuto trovare divertente una commedia collegata alla propria morte.

La famiglia Kercher ha mantenuto negli ultimi anni un profilo molto riservato. Proprio questo silenzio rende più pesante l’intervento di Stephanie, che nell’intervista ricorda anche il dolore ancora presente e il percorso necessario per ricostruire una vita dopo l’omicidio di Meredith.

Amanda Knox porta “Cartwheel” a Edimburgo e difende lo spettacolo

Amanda Knox presenta “Cartwheel” come un racconto personale sulla maternità, sulla propria esperienza di detenzione e sulla difficoltà di spiegare ai figli ciò che le è accaduto in Italia. La presentazione ufficiale dell’Edinburgh Fringe descrive infatti uno spettacolo costruito intorno alla sua vita dopo la vicenda giudiziaria e al rapporto con una storia che continua a inseguirla quasi vent’anni dopo.

Knox venne condannata in primo grado nel 2009 per l’omicidio di Meredith Kercher, poi assolta in appello nel 2011. Dopo ulteriori passaggi giudiziari, la Corte di Cassazione la assolse definitivamente dall’accusa di omicidio nel 2015. Il caso giudiziario ha comunque continuato ad alimentare per anni libri, documentari, podcast, interviste e produzioni televisive.

Di fronte alle critiche per lo spettacolo di Edimburgo, Knox ha replicato che molti dei suoi contestatori giudicano “Cartwheel” senza averlo visto e sostiene che il lavoro renda omaggio a Meredith anziché trasformarla in oggetto di satira. L’Edinburgh Fringe ospita lo show al Gilded Balloon Teviot e, almeno per ora, non ha annunciato alcuna cancellazione.

La petizione contro lo show e la richiesta della famiglia Kercher

Intorno alla protesta della famiglia si sta formando anche una mobilitazione pubblica. Una petizione lanciata da una persona vicina ai Kercher chiede agli organizzatori del festival di cancellare lo spettacolo, sostenendo che una vicenda di omicidio e violenza non dovrebbe diventare materiale per una commedia.

Nelle ultime ore le adesioni hanno superato quota quattromila, secondo quanto riportato dalla Associated Press. Stephanie Kercher ha appoggiato apertamente l’iniziativa e ritiene che il problema vada oltre il caso della sorella: permettere che storie simili entrino senza limiti nel circuito dell’intrattenimento, sostiene, potrebbe creare un precedente doloroso per altre famiglie di vittime.

La sorella di Meredith chiama in causa anche la politica britannica. Nell’intervista a Repubblica sostiene che il tema meriti attenzione istituzionale proprio perché investe il rapporto tra libertà artistica, diritto al racconto e tutela delle famiglie che continuano a convivere con le conseguenze di un delitto.

Stephanie Kercher: «Non ho bisogno di incontrare Amanda»

Nell’intervista di Antonello Guerrera emerge anche una distanza personale rimasta intatta in quasi vent’anni. Stephanie Kercher racconta di non aver mai incontrato Amanda Knox dopo l’omicidio della sorella e spiega di non sentirne la necessità. Knox aveva manifestato disponibilità a un eventuale incontro, ma Stephanie precisa che la famiglia non ha ricevuto alcuna richiesta diretta e non considera quel confronto indispensabile.

La sua posizione non riguarda soltanto il passato giudiziario. Stephanie insiste soprattutto sul presente e sull’uso pubblico della memoria di Meredith. Quando le viene chiesto se Knox stia guadagnando economicamente attraverso opere collegate alla vicenda, risponde che si tratta di una sua scelta, ma aggiunge che a un certo punto «si resta senza parole».

Poi riporta il discorso sulla sorella. Meredith aveva 21 anni, studiava a Perugia nell’ambito del programma Erasmus e amava l’Italia. Stephanie ricorda le amicizie costruite durante quella esperienza e ringrazia gli italiani per la vicinanza dimostrata alla famiglia negli anni successivi all’omicidio.

È proprio da qui che nasce la richiesta più netta: separare finalmente la persona di Meredith dal racconto infinito costruito attorno al caso. Per Stephanie Kercher non si tratta di cancellare la storia processuale né di impedire a Knox di parlare della propria vita. Il confine che chiede riguarda il nome e la memoria della sorella, che per la famiglia non possono continuare a diventare parte di ogni nuova narrazione pubblica sulla vicenda di Perugia.