Il calendario di questo 8 ottobre mette Gratteri e Occhiuto davanti a due piazze e due pubblici apparentemente lontani. Proprio per questo, il confronto racconta qualcosa di più di una coincidenza. Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, è al vertice dell’ufficio requirente partenopeo. Interviene in videoconferenza davanti alle studentesse e agli studenti riuniti nell’Aula Magna dell’Università di Messina. Al centro dell’incontro ci sono diritto all’istruzione, legalità, giustizia sociale e sviluppo del Mezzogiorno.
Poche ore più tardi, alle 18.30, Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, arriva alla libreria Rizzoli della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Qui presenta Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza di realizzarle. Il libro porta fuori dai confini regionali una riflessione ormai apertamente rivolta al futuro del centrodestra italiano. La Procura di Napoli indica formalmente Gratteri come «Procuratore della Repubblica», carica che occupa la posizione di vertice dell’ufficio. L’appuntamento milanese di Occhiuto è invece la nuova tappa del percorso iniziato a Roma e passato, due giorni fa, dal Teatro Rendano di Cosenza.
Gratteri e Occhiuto, la distanza tra due platee
Sovrapporre i percorsi di Gratteri e Occhiuto sarebbe sbagliato. Gratteri è un magistrato; Occhiuto è un dirigente politico che governa una Regione e partecipa alla guida nazionale del proprio partito. Osservarli insieme, tuttavia, permette di cogliere una differenza che riguarda non tanto ciò che dicono quanto a chi hanno scelto di parlare. Entrambi hanno compreso che l’autorevolezza istituzionale non si esaurisce dentro un ufficio, un palazzo o una carica. Per incidere nella conversazione pubblica bisogna uscire, incontrare persone e affrontare domande non preparate da una segreteria. A separare le due esperienze sono soprattutto il tempo e la composizione delle rispettive platee. Gratteri ha cominciato a costruire la sua quasi quarant’anni fa, quando molti dei ragazzi che lo ascoltavano non erano ancora elettori. Occhiuto indica oggi proprio nelle nuove generazioni uno dei pubblici che la politica deve tornare a conquistare.
Da Locri a Napoli, una carriera trascorsa contro la ’ndrangheta
Per capire la portata della presenza pubblica di Gratteri bisogna riavvolgere il nastro molto più indietro dei suoi libri e della popolarità nazionale conquistata negli ultimi anni. Entrato in magistratura nel 1986, il magistrato originario di Gerace iniziò come giudice al Tribunale di Locri. Nel 1991 diventò sostituto procuratore nella stessa sede. Cinque anni dopo passò alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, della quale sarebbe diventato procuratore aggiunto nel 2009.
Nel 2016 arrivò la nomina a procuratore della Repubblica di Catanzaro, incarico che comportava anche la guida della Direzione distrettuale antimafia del distretto e che Gratteri ha mantenuto fino al trasferimento in Campania. Nell’ottobre del 2023 si è insediato infatti come procuratore della Repubblica di Napoli, prendendo la guida di quella che, per dimensioni dell’organico, è la Procura più grande d’Italia.
La seconda traiettoria passa dalle scuole
Quasi quarant’anni di carriera giudiziaria raccontano però soltanto metà della storia. Parallelamente alle indagini, alle grandi operazioni antimafia e agli incarichi di vertice, Gratteri ha costruito una seconda traiettoria. Non passa per i tribunali, ma per le aule scolastiche. In un’intervista del 2023 ha spiegato: «Vado nelle scuole dal 1989», precisando di svolgere mediamente una cinquantina di incontri l’anno.
Nel 2018 aveva aggiunto un particolare ancora più significativo: prima che la sua notorietà diventasse nazionale, entrava persino nelle scuole elementari per parlare di mafia. Anni dopo ha incontrato magistrati e ufficiali dei carabinieri che avevano scelto quel mestiere dopo averlo ascoltato da ragazzi. Non si tratta dunque di un’attività nata insieme ai bestseller, alle televisioni o ai social network, ma di una presenza iniziata trentasette anni fa e proseguita mentre la carriera lo portava da Locri a Reggio Calabria, quindi a Catanzaro e infine a Napoli.
I ragazzi del 1989 oggi hanno più di quarant’anni
Il tempo modifica completamente la prospettiva. I bambini delle elementari ai quali Gratteri parlava alla fine degli anni Ottanta oggi hanno superato i quarant’anni. Gli adolescenti di allora possono averne cinquanta o più; molti saranno diventati genitori e avranno figli che frequentano una scuola. Alle prime generazioni se ne sono aggiunte altre. Nel dicembre scorso lo ascoltavano gli studenti delle medie sulla Riviera romagnola; a marzo è toccato ai ragazzi delle superiori di Sant’Anastasia. In quell’occasione il procuratore capo di Napoli parlò di legalità, evitando di trasformare l’appuntamento in una discussione sul referendum costituzionale ormai imminente. La platea di Gratteri, quindi, non è più soltanto giovane: è diventata intergenerazionale, perché quasi quattro decenni di incontri hanno sedimentato una relazione con persone che lo hanno conosciuto in momenti differenti della propria formazione.
A Messina le domande partono dagli studenti
Proprio questo rende particolarmente significativa la scena di oggi a Messina. L’iniziativa è promossa dalla Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil, insieme all’Unione degli universitari e alla Rete degli studenti medi. Studentesse e studenti delle scuole e dell’università rivolgono direttamente le domande a Gratteri, collegato in videoconferenza. Il punto non è semplicemente che alla manifestazione partecipino dei giovani: sono i giovani la ragione stessa dell’incontro, all’interno di una conversazione che lega diritto allo studio, legalità e possibilità di sviluppo del Mezzogiorno. La stessa impostazione attraversa da decenni le apparizioni pubbliche del magistrato. La conoscenza delle mafie non serve soltanto a descrivere il crimine, ma anche a parlare di scelte, scorciatoie, studio e libertà individuale.
Il referendum e una generazione che la politica aveva sottovalutato
Quel rapporto con le nuove generazioni ha assunto un rilievo particolare durante la campagna per il referendum costituzionale sulla giustizia della scorsa primavera. Gratteri si è schierato pubblicamente per il No, spiegando le proprie ragioni, ed è diventato uno dei protagonisti più riconoscibili del confronto. Il risultato ha mostrato una mobilitazione giovanile che una parte della politica non aveva previsto in quelle proporzioni. Secondo l’analisi post-voto di YouTrend realizzata per Sky TG24, tra i 18 e i 34 anni l’affluenza ha raggiunto il 67,3 per cento, quasi otto punti oltre la media, mentre circa il 60 per cento degli elettori della stessa fascia ha scelto il No.
Attribuire a Gratteri quel comportamento elettorale significherebbe trasformare una relazione temporale in un nesso causale che nessun dato dimostra. Il referendum ha però mostrato quanto fosse reale una platea giovanile disposta a partecipare quando riteneva di avere davanti una questione capace di riguardarla direttamente.
Una notorietà costruita senza chiedere voti
La suggestione politica nasce semmai da un’altra considerazione, molto più difficile da misurare ma proprio per questo interessante. Quasi quattro decenni di incontri nelle scuole hanno consegnato a Gratteri una riconoscibilità che attraversa generazioni, territori e ambienti sociali differenti senza essere stata costruita per ottenere un consenso elettorale. Non esiste alcun sondaggio serio che autorizzi a tradurre quel patrimonio in voti. Sarebbe arbitrario immaginare numeri, percentuali o futuri successi alle urne.
Resta però una domanda che la stessa notorietà del magistrato inevitabilmente alimenta: che cosa accadrebbe se un giorno una platea civile costruita senza partiti, tessere e campagne elettorali entrasse nell’arena politica? Per ora la risposta più importante l’ha data lo stesso interessato. A giugno, interrogato su una possibile discesa in campo, Gratteri ha risposto «Io penso di no» e si è definito il «felice procuratore di Napoli». Il suo orizzonte dichiarato resta dunque la magistratura. Sul rapporto tra il magistrato e la politica, LaCapitale News ha già raccontato anche le parole di Gratteri dopo la campagna per le suppletive calabresi.
Occhiuto ha individuato la stessa generazione, ma parte da un’altra piazza
Roberto Occhiuto muove naturalmente dall’estremo opposto. Il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia esercita un mestiere nel quale ascolto, proposta e consenso devono incontrarsi. Proprio i giovani sono diventati uno dei temi più insistiti della riflessione che accompagna Il coraggio di governare. A Cosenza il governatore ha parlato di un Paese che rischia di «invecchiare male». Continua infatti a funzionare più attraverso gli scatti di anzianità che attraverso quelli di futuro. Da qui il richiamo a innovazione, creatività e reddito di merito. Poche ore prima, all’Università della Calabria, aveva affrontato anche il terreno dei diritti civili. In quella sede aveva sostenuto che il centrodestra rischi talvolta di apparire «ingiallito» proprio davanti a ragazzi che discutono di sessualità e libertà con una naturalezza alla quale la politica fatica ancora ad adeguarsi.
Da Roma a Cosenza e Milano
La questione, però, comincia esattamente dove finiscono quelle parole, perché Gratteri parla ai giovani avendoli davanti da trentasette anni, mentre Occhiuto sta ancora cercando il modo di portarli stabilmente dentro la propria platea politica. La prima presentazione romana del libro, il 30 settembre, ha rapidamente assunto i contorni di una discussione nazionale. Al centro sono finiti Forza Italia, i diritti civili, il metodo riformista e persino la comunicazione del segretario Antonio Tajani. Al Rendano di Cosenza il libro è diventato l’occasione per interrogare il governatore sul proprio futuro e sui rapporti interni al centrodestra. Oggi, invece, la tappa milanese approda in una delle grandi librerie simbolo della città e dell’editoria nazionale. Il tour allarga certamente il raggio della presenza di Occhiuto, ma continua a muoversi soprattutto dentro il circuito della politica, dell’informazione, delle istituzioni e del pubblico già interessato al dibattito nazionale.
Gratteri e Occhiuto, la prova dei luoghi e delle platee
Il confronto tra Gratteri e Occhiuto non assegna meriti o demeriti. Sarebbe artificioso pretendere che un presidente di Regione costruisca la propria agenda pubblica secondo lo schema di un magistrato. La distanza rende però più precise le differenze. Occhiuto parla sempre più spesso della necessità di raggiungere i giovani; Gratteri ha costruito una parte essenziale della propria presenza pubblica andando direttamente a cercarli. Il primo parte dalla politica e prova ad allargare il pubblico di un progetto già dichiarato, il secondo è partito dalle scuole e, senza aver mai chiesto un voto, ha finito per costruire nel tempo una comunità di ascolto che attraversa ormai più generazioni. La sfida per Occhiuto diventa allora capire se al cambiamento del linguaggio potrà corrispondere anche un cambiamento dei luoghi e delle platee, passando dal parlare dei ragazzi al discutere stabilmente con loro.
Due libri, due funzioni diverse
Anche i libri raccontano la distanza tra Gratteri e Occhiuto. Gratteri utilizza da anni i volumi scritti con Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali e studioso della ’ndrangheta. Sono strumenti per proseguire una conversazione pubblica già esistente: Cartelli di sangue affronta il narcotraffico internazionale, il potere economico delle mafie e le trasformazioni delle organizzazioni criminali. Come radici. Una storia sulle seconde possibilità porta gli stessi temi verso lettori più giovani e verso il terreno delle scelte individuali. Quando quei libri entrano in una scuola o in una piazza, la presentazione tende quindi a diventare un discorso più largo sulla cittadinanza, sulla libertà e sulla possibilità di sottrarsi alle scorciatoie offerte dalla criminalità.
Il coraggio di governare nasce invece dichiaratamente dentro la politica e viene presentato come la proposta di un centrodestra liberale e riformista contrapposto alle scorciatoie populiste. Occhiuto non si limita a raccontare ciò che ha realizzato in Calabria. Prova a trasformare quell’esperienza in un metodo applicabile altrove. A Cosenza ha sostenuto che se alcune decisioni complicate sono state possibili in una regione difficile, allora possono diventarlo anche nel resto del Paese. Il passaggio dalla dimensione regionale a quella nazionale, dunque, non è soltanto una lettura giornalistica del tour: appartiene alla stessa narrazione con cui il governatore sta accompagnando il volume da una città all’altra.
Il libro e la domanda sul futuro di Occhiuto
Proprio qui la presentazione editoriale comincia a confondersi con qualcosa di più ampio. Occhiuto discute della fisionomia di Forza Italia, dei limiti comunicativi del partito, dei diritti civili, del rapporto con i liberali e con i riformisti, della capacità del centrodestra di parlare alla modernità e delle generazioni che rischiano di non riconoscersi più nei linguaggi tradizionali. Contemporaneamente esclude di voler aprire una battaglia per la leadership, ma costruisce inevitabilmente un profilo nazionale perché nazionale è ormai il terreno sul quale interviene. Alla presentazione cosentina ha ribadito di voler restare alla guida della Calabria. Ha aggiunto tuttavia che, qualora esistessero ruoli compatibili con la carica di presidente della Regione, non avrebbe problemi ad assumerli «a beneficio anche della Calabria». Nessuna candidatura annunciata e nessun incarico già scritto, ma una disponibilità che acquista inevitabilmente un significato diverso mentre il libro passa da Roma a Cosenza e da Cosenza a Milano.
Gratteri e Occhiuto, la domanda sul futuro
La fotografia di questo 8 ottobre racchiude meglio di qualsiasi slogan il punto dal quale partire. A Messina un magistrato, che ha escluso almeno per ora una discesa in politica, continua a rispondere alle domande degli studenti come fa dal 1989. A Milano un politico rivendica la necessità di riconquistare le nuove generazioni e presenta il proprio manifesto. Il suo tour prova progressivamente ad allargare la platea oltre i confini della Calabria.
Gratteri e Occhiuto non percorrono la stessa strada: i ruoli restano differenti e gli obiettivi non sono sovrapponibili. Basta osservare che uno ha costruito per trentasette anni il pubblico che l’altro considera oggi decisivo per il futuro della propria area politica. Proprio nella distanza fra quelle due piazze potrebbe nascondersi la prova più difficile per il governatore calabrese. Il titolo scelto da Occhiuto promette decisione, visione e capacità di affrontare scelte impopolari. Dopo Roma, Cosenza e oggi Milano resta però aperto l’interrogativo che accompagna la sua crescente proiezione nazionale: Il coraggio di governare, sì. Ma dove?







