Meloni, la campagna elettorale rischia di diventare una guerriglia: Tir bloccati, supermercati vuoti e sospetti sulle mafie al Sud

Giorgia Meloni a Porta a Porta di Bruno Vespa

La campagna elettorale di Giorgia Meloni rischia di cominciare nel peggiore dei modi, tra autostrade bloccate, supermercati senza merci, aeroporti in difficoltà e nuove tensioni nelle piazze. La protesta degli autotrasportatori, che continua a paralizzare buona parte del Mezzogiorno, ha costretto la presidente del Consiglio a intervenire direttamente, chiedendo la fine dei presidi e il ripristino della circolazione delle merci. Sullo sfondo, un sospetto che rende ancora più delicata la situazione: dietro il prolungamento dei blocchi potrebbero esserci pressioni della criminalità organizzata.

Il governo si trova così ad affrontare una crisi che ha superato i confini della vertenza di categoria. Le conseguenze delle proteste stanno investendo la distribuzione alimentare, i trasporti e l’approvvigionamento di carburante, con ripercussioni immediate sulla vita quotidiana dei cittadini. In diverse aree del Sud, secondo le ricostruzioni della situazione, gli scaffali dei supermercati si sono progressivamente svuotati, mentre le difficoltà nei rifornimenti hanno coinvolto anche farmacie e aeroporti.

Meloni ha scelto di intervenire con un messaggio dai toni particolarmente decisi, distinguendo le ragioni economiche di chi ha aderito alla protesta dalle responsabilità di quanti continuano a impedire il ritorno alla normalità. L’obiettivo dichiarato è liberare i caselli autostradali, consentire la ripresa delle consegne e rimettere in movimento il mercato delle materie prime.

Il sospetto del Viminale: camorra e ‘ndrangheta dietro i blocchi?

A preoccupare maggiormente il ministero dell’Interno non sarebbe soltanto la durata della protesta, ma il moltiplicarsi degli episodi di intimidazione ai danni degli autotrasportatori intenzionati a riprendere il lavoro.

Secondo le valutazioni attribuite al Viminale, dietro la prosecuzione dei blocchi potrebbe esserci la pressione delle organizzazioni criminali radicate nel Mezzogiorno, in particolare camorra e ‘ndrangheta. Un’ipotesi che, se confermata, trasformerebbe la vertenza in una questione di ordine pubblico e di contrasto alle mafie.

La distinzione è decisiva anche per la risposta del governo. Una cosa è affrontare una protesta economica, per quanto estesa e capace di provocare pesanti disagi; un’altra è intervenire contro eventuali intimidazioni organizzate per impedire ai camionisti di lavorare.

È su questo punto che Meloni ha irrigidito la propria posizione. Chi ha sospeso l’attività per necessità viene distinto da chi continua a bloccare i trasporti attraverso comportamenti illegali. Il messaggio rivolto ai manifestanti è che la mobilitazione deve terminare e che il governo non intende tollerare ulteriori impedimenti alla circolazione delle merci.

Se l’invito a smobilitare non dovesse essere accolto, la rimozione dei Tir potrebbe essere affidata alle forze dell’ordine, già impegnate su altri fronti particolarmente delicati.

Da Milano alle autostrade: due emergenze per il governo

La crisi degli autotrasportatori arriva infatti dopo gli scontri che hanno segnato Milano il 17 ottobre, durante la manifestazione Italia in piazza. Le immagini delle vetrine distrutte e dei danneggiamenti lungo corso Garibaldi hanno riportato al centro del dibattito politico il tema della sicurezza nelle manifestazioni.

Le autorità devono ora confrontarsi con due situazioni differenti, ma contemporanee: da una parte i presidi dei camionisti e le possibili intimidazioni nei confronti di chi vuole tornare a lavorare; dall’altra il rischio di nuovi episodi di violenza nelle città.

La contemporaneità delle tensioni aumenta la pressione sull’esecutivo, chiamato a garantire il diritto di manifestare senza consentire che le proteste compromettano servizi essenziali, rifornimenti e sicurezza pubblica.

Il problema politico per Meloni è che entrambe le crisi intervengono proprio mentre il centrodestra comincia a prepararsi a una lunga stagione elettorale. Una fase nella quale il governo avrebbe interesse a concentrare l’attenzione sui risultati raggiunti e sulle nuove misure economiche, ma che rischia invece di essere dominata dalla gestione delle emergenze.

Sorgi: «Non sarebbe più una campagna, ma guerriglia»

È questo il quadro delineato da Marcello Sorgi nella sua analisi politica. Il giornalista osserva che gli avvenimenti della settimana hanno rappresentato un brusco richiamo alla realtà per Meloni e per l’intera coalizione di governo.

Il ragionamento riguarda soprattutto la distanza tra la campagna elettorale programmata dal centrodestra e quella che potrebbe prendere forma se le tensioni sociali dovessero proseguire.

Fino a questo momento, la maggioranza aveva costruito una parte della propria strategia attorno alle misure economiche e agli interventi destinati a incidere sulle tasche degli italiani. Tra gli esempi richiamati da Sorgi figura anche il progetto di taglio del bollo auto, una misura potenzialmente spendibile sul piano del consenso.

Ma una campagna dominata dalle proteste, dai blocchi delle merci e dagli scontri nelle città avrebbe caratteristiche completamente diverse. Le promesse economiche rischierebbero di passare in secondo piano rispetto alle difficoltà quotidiane dei cittadini e alla capacità del governo di ristabilire condizioni di normalità.

Sorgi sintetizza il rischio con un’immagine particolarmente netta: se la situazione dovesse proseguire nella stessa direzione, «non sarebbe più una campagna, ma guerriglia».

Non si tratta di una previsione di scontri inevitabili, ma della lettura politica di una fase nella quale manifestazioni, tensioni sociali e problemi di ordine pubblico potrebbero condizionare pesantemente il confronto elettorale.

Il centrodestra tra promesse economiche e gestione delle proteste

La difficoltà per Palazzo Chigi consiste nel dover rispondere contemporaneamente a esigenze diverse. Da un lato, il governo deve affrontare le ragioni economiche che hanno alimentato la protesta degli autotrasportatori; dall’altro, deve intervenire contro i blocchi che impediscono le consegne e contro eventuali forme di intimidazione.

Un intervento delle forze dell’ordine per liberare i caselli rappresenterebbe una scelta politicamente delicata, soprattutto se accompagnato da ulteriori manifestazioni o incidenti. Al tempo stesso, il protrarsi della paralisi nei rifornimenti aumenterebbe i disagi per famiglie e imprese, rendendo più difficile sostenere una soluzione basata soltanto sul dialogo.

Sul piano elettorale, la questione riguarda anche la capacità della maggioranza di mantenere il controllo della propria agenda politica. Le misure fiscali, gli annunci economici e i programmi preparati per i prossimi mesi rischiano di perdere visibilità se l’attenzione pubblica continuerà a concentrarsi sulle emergenze.

La valutazione di Sorgi mette dunque in discussione soprattutto l’idea che il centrodestra possa affrontare la prossima campagna elettorale seguendo un percorso già definito. La protesta dei camionisti, le tensioni di Milano e i timori del Viminale introducono variabili che la maggioranza sarà costretta ad affrontare prima ancora di presentare agli elettori le proprie proposte.