Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, ha ottenuto il sostegno dell’assemblea nazionale alla propria candidatura per Palazzo Chigi, ma la leadership del centrosinistra resta da concordare con gli alleati. La riunione di domenica 18 ottobre ha rafforzato la sua posizione interna, senza attribuirle automaticamente il ruolo di candidata premier dell’intera coalizione.
Schlein, due votazioni con significati diversi
Il resoconto ufficiale del Pd distingue due passaggi. La modifica dello statuto, che consente di rinviare il congresso a dopo le elezioni politiche quando le scadenze coincidono nello stesso anno, ha ottenuto 602 voti favorevoli, uno contrario e un’astensione. Schlein resterà quindi alla guida del partito almeno fino alle politiche del 2027.
Un diverso ordine del giorno, dedicato alla candidatura in caso di primarie del centrosinistra, è stato approvato con 578 sì, tre no e 26 astensioni. Su questo secondo voto la componente riformista si è astenuta, come riferito dall’ANSA. La distinzione conta: prorogare il mandato della segretaria e scegliere chi rappresenterà il Pd nelle primarie sono decisioni diverse.
Conte e il nodo della candidatura comune
Il confronto riguarda ora Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, e le altre forze progressiste. Schlein si è dichiarata disponibile a correre per la presidenza del Consiglio anche senza primarie, ma il mandato ricevuto dal suo partito non risolve la trattativa sulla scelta comune.
Le primarie consentirebbero agli elettori di pronunciarsi direttamente; per organizzarle servirebbe però un’intesa su regole, candidature e partecipazione. La strada di un accordo fra i partiti richiederebbe invece di chiarire quale peso assegnare ai rispettivi consensi e come garantire agli alleati un ruolo nel progetto di governo.
Il programma prima della conta dei leader
Salari, sanità, lavoro e potere d’acquisto restano i temi attorno ai quali costruire una proposta riconoscibile. La sfida politica del campo largo è trasformare la convergenza contro il governo in impegni condivisi, evitando che il confronto sul nome del candidato esaurisca quello sui contenuti.
Schlein ha consolidato la propria candidatura dentro il Pd. Per farne la candidatura di tutto il centrosinistra occorre un altro passaggio: l’accordo con Conte e con gli altri alleati. È su quel terreno che si misurerà la capacità della coalizione di presentarsi come un’alternativa di governo.







