Una presunta gestione irregolare degli interventi chirurgici scuote l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici della struttura, tra cui tre primari, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Alessia Battaglia su un sistema che avrebbe permesso di eseguire protesi peniene a carico della sanità pubblica senza che vi fossero i requisiti previsti.
I costi dell’operazione di protesi peniene e le eccezioni previste dai Lea
Al centro dell’indagine ci sono oltre cento operazioni eseguite nel corso degli ultimi anni. Il costo di questo genere di dispositivi può superare gli ottomila euro ciascuno e normalmente non rientra nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) garantiti dal Servizio sanitario nazionale, tranne in circostanze eccezionali e ben definite, come nel caso di pazienti affetti da patologie oncologiche.
Le irregolarità delle protesi impiantate e il boom di pazienti dai social
Secondo la tesi della Procura, gli interventi sarebbero stati garantiti gratuitamente anche a pazienti non aventi diritto, provocando così un potenziale danno erariale alle casse pubbliche. I primi dubbi sono nati all’interno della stessa Asp di Agrigento a causa dell’anomalo incremento del numero di operazioni e del notevole afflusso di pazienti provenienti da diverse regioni d’Italia, attratti anche da una serie di promozioni diffuse sui canali social.
Il sequestro del Nas e gli sviluppi delle indagini
A seguito delle prime verifiche avviate dall’assessorato regionale alla Salute, i Carabinieri del Nas di Palermo hanno proceduto al sequestro di centododici cartelle cliniche relative ai ricoveri e agli interventi effettuati tra il 2018 e il 2024. Le attività investigative proseguono per chiarire l’effettiva portata della vicenda ed individuare le singole responsabilità.







