Aziende italiane non trovano tecnici e operai qualificati: i mestieri snobbati dai giovani che l’AI non può sostituire

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Cercasi idraulici, saldatori, elettricisti, manutentori, operai edili, meccanici specializzati. Disperatamente. Non è più soltanto il problema della casalinga che non trova chi le ripari il tubo del bagno o dell’automobilista costretto ad aspettare settimane per un guasto. È diventato un gigantesco cortocircuito del mercato del lavoro italiano: le aziende cercano profili tecnici, manuali e qualificati, ma non li trovano. E mentre migliaia di posti restano scoperti, quasi uno studente delle superiori su due continua a scartare a priori proprio quei mestieri che oggi garantiscono più possibilità di occupazione e, in molti casi, anche buone retribuzioni.

Lo conferma l’edizione 2026 dell’Osservatorio tematico realizzato dal Centro nazionale orientamento di Elis, ente di formazione e consorzio di aziende che riunisce oltre 130 soggetti tra grandi gruppi, Pmi, università e centri di ricerca. Il quadro è chiarissimo: i profili più difficili da reperire sono quelli tecnico-pratici. Non lavori di serie B, ma professioni indispensabili per tenere in piedi cantieri, fabbriche, trasporti, impianti, filiere industriali e transizione energetica.

Il paradosso dei mestieri snobbati

Il dato più sorprendente riguarda i giovani. Secondo Cno e Skuola.net, il 48,9% degli studenti delle superiori esclude a priori l’idea di svolgere un mestiere tecnico-pratico. Quasi uno su due. E il dato risulta in aumento di quasi il 20% rispetto allo scorso anno. In pratica, proprio mentre le imprese cercano disperatamente queste figure, una parte enorme dei futuri lavoratori le considera ancora una scelta di ripiego.

Peccato che la realtà dica il contrario. Operai edili, manutentori industriali, impiantisti elettrici, saldatori, meccanici specializzati, idraulici, tecnici di automazione, programmatori Cnc, tecnici di laboratorio per il controllo qualità e autisti di mezzi pubblici risultano tra le professioni più richieste. Sono lavori concreti, spesso ben pagati, legati a competenze difficili da improvvisare e soprattutto molto meno esposti alla sostituzione da parte dell’intelligenza artificiale.

Le figure più introvabili

In cima alla classifica degli introvabili ci sono gli operai edili: carpentieri, escavatoristi e figure di cantiere senza le quali grandi opere e infrastrutture restano ferme sulla carta. Subito dopo arrivano i manutentori industriali, fondamentali per evitare il blocco delle linee produttive e garantire continuità alle fabbriche. Poi gli elettricisti, ormai rarissimi rispetto alla domanda, chiamati a lavorare su abitazioni, capannoni, impianti complessi e sicurezza energetica.

Tra le figure più cercate ci sono anche i saldatori, professionisti di precisione che i robot possono sostituire solo in alcune lavorazioni standardizzate, ma non nei cantieri marittimi, nell’edilizia e nella grande industria. Seguono i meccanici specializzati, sempre più vicini alla meccatronica, perché oggi riparare veicoli e macchinari significa conoscere meccanica, elettronica e tecnologia digitale. E poi gli impiantisti idraulici, sempre più centrali nei sistemi termoidraulici e nell’efficientamento energetico degli edifici.

I lavori che l’IA fatica a rimpiazzare

Il punto decisivo è proprio questo: mentre molte professioni teoriche, culturali e impiegatizie rischiano di cambiare profondamente sotto la spinta dell’AI, i mestieri tecnici restano molto più difficili da automatizzare. Un algoritmo può scrivere testi, analizzare dati, produrre immagini, compilare documenti. Ma non entra in un sottotetto per sistemare un impianto, non salda una struttura complessa in cantiere, non guida un autobus nel traffico imprevedibile di una città italiana e non ripara una linea produttiva bloccata alle tre del mattino.

Pietro Cum, amministratore delegato Elis, lo sintetizza così: “Le proiezioni di Anthropic, tra i big dell’intelligenza artificiale, prevedono un impatto estremamente ridotto dell’IA soprattutto sui mestieri tecnici, che sono peraltro estremamente richiesti dal mercato”. Per Cum, è “un motivo in più per riscoprire queste professioni, considerate troppo spesso una scelta di ripiego, quando invece sono indispensabili al Paese e di grande soddisfazione, anche economica, per chi le svolge”.

Il grande errore culturale

Il problema, allora, non riguarda solo domanda e offerta. È culturale. Per anni una parte del Paese ha raccontato i mestieri manuali come percorsi minori rispetto agli studi universitari tradizionali. Una narrazione vecchia, miope e ormai smentita dai numeri. Perché oggi il mercato chiede competenze tecniche, capacità pratiche, specializzazione e aggiornamento continuo. Non braccia senza formazione, ma professionisti capaci di lavorare dentro sistemi sempre più complessi.

Il paradosso italiano è tutto qui: le aziende cercano lavoratori qualificati, i giovani inseguono altri percorsi, le famiglie spesso continuano a considerare officine, cantieri e laboratori come seconde scelte. Intanto però le imprese non trovano candidati, i cantieri rallentano, le fabbriche rischiano il fermo macchine e il trasporto pubblico fatica a garantire il ricambio generazionale.

In un Paese che discute ogni giorno di futuro, innovazione e intelligenza artificiale, la vera rivoluzione potrebbe partire da una scelta molto concreta: restituire dignità, valore e attrattiva ai mestieri tecnici. Perché senza elettricisti, saldatori, manutentori, idraulici e operai specializzati, il futuro resta una bella presentazione in PowerPoint. Ma nessuno lo costruisce davvero.