Famiglia nel bosco, la perizia gela Nathan e Catherine: “Genitori inadeguati”, i bambini restano in casa famiglia

Famiglia nel bosco: Nathan e Cate con i loro figli

La perizia più attesa sul caso della famiglia nel bosco è arrivata. E per Nathan Trevallion e Catherine Birmingham non è una buona notizia. Le 196 pagine depositate al Tribunale per i minorenni dell’Aquila dalla psicologa Simona Ceccoli, nominata dai giudici, consegnano una valutazione pesante: i due genitori avrebbero “tratti di personalità” capaci di incidere sulle loro competenze genitoriali, soprattutto rispetto ai bisogni evolutivi dei tre figli.

Non è una sentenza definitiva, ma è l’atto che più di ogni altro peserà sulle prossime decisioni del Tribunale. E, almeno per ora, allontana l’ipotesi di un ricongiungimento rapido dopo oltre cinque mesi trascorsi dai bambini nella struttura protetta di Vasto.

Famiglia nel bosco, cosa dice la perizia sui genitori

Secondo la consulenza, Nathan e Catherine avrebbero mostrato “competenze attualmente inadeguate”, anche se considerate “suscettibili di recupero”. È questo il punto centrale: la porta non viene chiusa, ma il ritorno dei bambini in famiglia viene subordinato a un percorso controllato, graduale e assistito.

Per la psicologa, nell’interesse dei minori, è opportuno che i tre bambini restino per ora in casa famiglia. L’attuale collocamento viene definito “adeguato e protettivo”: i piccoli sarebbero ben inseriti, parteciperebbero alla socializzazione, seguirebbero momenti scolastici interni e manterrebbero anche un’alimentazione vegana, in continuità con le abitudini precedenti.

È un passaggio importante, perché uno dei fronti polemici aperti dalla difesa riguardava proprio la vita nella struttura, accusata in precedenza di proporre ai bambini zuccheri e cibi industriali.

Bambini immaturi e senza figure adulte di riferimento

La parte più delicata della perizia riguarda però i tre figli, ascoltati lo scorso 17 aprile. Secondo la consulenza, tutti mostrerebbero una “immaturità neuropsicologica”. I test condotti hanno valore osservativo, non diagnostico, ma descrivono un quadro fragile.

A colpire gli esperti è soprattutto la rappresentazione della famiglia. I bambini non sembrerebbero riconoscere nella madre una figura adulta strutturata. Nei disegni e nei test emergerebbe una famiglia instabile, incoerente, con età non congrue. Per i piccoli, padre e madre avrebbero dieci anni. Nel disegno della “famiglia immaginaria” compaiono solo animali, elemento letto come segnale di sofferenza.

Nessuno dei tre, chiamato a disegnare la famiglia immaginaria, avrebbe inserito padre e madre. Nel disegno della famiglia reale, solo una bambina avrebbe rappresentato tutti e cinque i componenti. Una fotografia emotiva che, pur senza valore diagnostico assoluto, pesa molto nella valutazione complessiva.

Il percorso per il ricongiungimento: casa, supporto e osservazione

Il ricongiungimento familiare non viene escluso, ma viene rinviato a un percorso preciso. I genitori dovranno accettare un supporto psico-educativo per imparare a riconoscere meglio i bisogni dei figli. Dovranno inoltre trasferirsi nella casa offerta dal Comune a Palmoli, dimostrando la disponibilità ad adattarsi a uno stile di vita diverso, pur nel rispetto dei propri valori.

Gli incontri con la madre potranno riprendere in un luogo neutro e protetto, come il centro di Monteodorisio. Il padre potrà continuare a vedere i bambini e, se il periodo di osservazione non farà emergere criticità, si potrà passare gradualmente a incontri più liberi, fino ai fine settimana senza vincoli.

Solo dopo questa fase, e solo in assenza di controindicazioni da parte di tutrice, curatrice e assistente sociale, potrà essere valutato un vero ricongiungimento. Anche allora, però, la famiglia sarebbe affiancata da un intervento educativo domiciliare di alcune ore a settimana.

Il caso, dunque, resta aperto. Ma la nuova perizia sposta il baricentro della vicenda. Non si parla più solo di casa nel bosco, scuola, vaccini o stile di vita alternativo. Ora il nodo è più profondo: la capacità dei genitori di offrire ai figli riferimenti adulti, stabilità e strumenti adeguati alla loro crescita. Ed è su questo che il Tribunale per i minorenni dell’Aquila dovrà decidere, non prima di giugno.