L’inchiesta sugli arbitri non nasce da una telefonata intercettata, da un dossier segreto o da un’informativa esplosa all’improvviso. Nasce da una partita: Inter-Verona del 6 gennaio 2024. E da un tifoso veronese, l’avvocato Michele Croce, che davanti al mancato intervento di Var e Avar sulla gomitata di Alessandro Bastoni a Ondrej Duda decide di presentare denuncia.
Da lì parte il fascicolo del pm Maurizio Ascione della Procura di Milano. E da lì l’indagine si allarga fino a diventare qualcosa di molto più grande: una radiografia del mondo arbitrale italiano, con decine di arbitri ascoltati, interrogatori lunghi anche cinque o sei ore, ex tesserati convocati e una domanda di fondo: nel sistema guidato da Gianluca Rocchi c’era davvero qualcosa che non funzionava?
Inchiesta arbitri, da Inter-Verona al caso Rocchi
La partita che accende tutto finisce 2-1 per l’Inter, con il gol decisivo di Davide Frattesi al 93’. Poco prima del fischio finale il Verona sbaglia anche il rigore del possibile pareggio con Henry. Ma il punto che scatena la denuncia è un altro: il mancato richiamo del Var sulla gomitata di Bastoni a Duda nell’azione del gol nerazzurro.
Il pm Ascione riceve il fascicolo e comincia a muoversi. I primi a essere ascoltati sono il Var Luigi Nasca e l’Avar Rodolfo Di Vuolo. Secondo le indiscrezioni, i loro nomi si aggiungono a quelli di Rocchi e Andrea Gervasoni, già finiti nel registro degli indagati. Ma l’indagine non si ferma all’episodio di San Siro.
Ascione decide di allargare il campo e convoca numerosi arbitri, si parla di almeno trenta, forse anche di più. Direttori di gara, assistenti, varisti, avaristi, tesserati ancora in attività ed ex arbitri. Tra questi anche Eugenio Abbatista, dimessosi nel 2024 denunciando pubblicamente il clima interno al mondo arbitrale.
Interrogatori fiume e “moviola della moviola”
La Procura avrebbe sottoposto gli arbitri a una sorta di revisione integrale delle loro decisioni: perché un rigore è stato dato, perché è stato tolto, che cosa significava un gesto, perché una reazione è cambiata dopo un segnale. Una moviola della moviola, quasi un processo al linguaggio interno della sala Var.
In questo contesto si inserisce anche l’esposto dell’ex assistente Domenico Rocca, che ha aggiunto altra benzina sul fuoco. Da quella denuncia emerge il tema della “bussata” di Gianluca Rocchi durante Udinese-Parma, cioè il presunto intervento del designatore in sala Var per orientare una decisione. Un comportamento che il protocollo non consentirebbe.
Secondo quanto emerge, la presenza di Gianluca Rocchi a Lissone non sarebbe stata quotidiana, ma periodica: si parla di circa una volta al mese. Da quando la Procura federale ha iniziato a presidiare con maggiore costanza il centro Var, però, il designatore non si sarebbe più visto.
Il mondo arbitrale spaccato e il nodo dell’interrogatorio di Rocchi
Il dossier del pm Ascione sembrerebbe fondarsi soprattutto sui colloqui con i tesserati Aia, più che su eventuali intercettazioni, che comunque non possono essere escluse. Ed è qui che il quadro diventa politicamente e sportivamente esplosivo. Perché il mondo arbitrale è da tempo attraversato da tensioni, rivalità e veleni interni.
A pesare ci sarebbero anche questioni economiche e di carriera: i gettoni delle designazioni, le valutazioni degli osservatori, le graduatorie interne, le promozioni e le esclusioni. L’Open Var, pensato come strumento di trasparenza, avrebbe inoltre aumentato malumori e frustrazioni, trasformando alcune decisioni in una sorta di esposizione pubblica degli errori.
Ora molti attendono l’interrogatorio di Rocchi, fissato per giovedì, come il passaggio capace di chiarire almeno una parte del quadro. Ma non è escluso che l’ex designatore decida di avvalersi della facoltà di non rispondere, soprattutto se dovesse ritenere il clima investigativo già orientato verso il rinvio a giudizio.
Nel frattempo il calcio deve andare avanti e chiudere la stagione. Il mondo arbitrale ha scelto Dino Tommasi come nuovo designatore ad interim. Una soluzione d’emergenza, mentre l’inchiesta continua a scavare nel punto più delicato: capire se gli errori al Var siano rimasti errori, oppure se dietro alcune decisioni si nascondesse un sistema di pressioni e condizionamenti.







