La CIA e il Mondiale del 1970: Gordon Banks fu davvero avvelenato per favorire il Brasile?

Gordon Banks

Per oltre mezzo secolo è stata liquidata come una leggenda da bar sport. Una di quelle storie che nascono attorno ai grandi eventi sportivi e che finiscono inevitabilmente nel cassetto delle teorie del complotto. Oggi, però, il caso Gordon Banks torna improvvisamente sotto i riflettori e a rilanciarlo non è un oscuro blog complottista, ma l’autorevole Observer.

Lo storico settimanale britannico dedica infatti la sua prima pagina a una domanda che continua a inquietare il calcio inglese: Gordon Banks, il leggendario portiere della nazionale campione del mondo, venne davvero avvelenato durante i Mondiali del 1970 in Messico?

Il malore che cambiò il destino dell’Inghilterra

L’episodio resta uno dei più misteriosi della storia della Coppa del Mondo. L’11 giugno 1970 Banks si trova a Guadalajara insieme ai compagni Bobby Charlton e Keith Newton. L’Inghilterra ha appena battuto la Cecoslovacchia e il clima nello spogliatoio è sereno.

Tre giorni più tardi, però, alla vigilia del quarto di finale contro la Germania Ovest, accade qualcosa di inspiegabile. Banks viene colpito da un violento malore che lo costringe a saltare la partita. Gli inglesi, avanti 2-0, crollano nella ripresa e vengono eliminati per 3-2.

Nella sua autobiografia il portiere raccontò di aver bevuto una bevanda in hotel poco prima di sentirsi improvvisamente male. Un dettaglio che negli anni ha alimentato ogni genere di sospetto.

Dall’arresto di Bobby Moore alla pista della CIA

La teoria si inserisce in un contesto già pieno di ombre. Pochi giorni prima dell’inizio del torneo il capitano Bobby Moore viene arrestato in Colombia con l’accusa di aver rubato un braccialetto. Un’accusa mai dimostrata e che molti considerarono subito sospetta.

Secondo alcuni documenti britannici riesaminati negli ultimi anni, quei due episodi potrebbero non essere stati casuali. L’Inghilterra arrivava in Messico da campione del mondo in carica e rappresentava una delle principali minacce per il Brasile di Pelé.

In piena Guerra Fredda, inoltre, il Brasile viveva sotto la dittatura militare del generale Emilio Médici, sostenuta dagli Stati Uniti come argine all’espansione socialista nel continente. Una vittoria mondiale avrebbe rappresentato uno straordinario strumento di propaganda per il regime.

Le rivelazioni che riaprono il caso

A riaccendere la vicenda è stato il giornalista Gabriel Gatehouse, che per anni aveva considerato la storia dell’avvelenamento una fantasia. Durante la sua inchiesta ha raccolto nuove testimonianze e recuperato documenti che, pur senza costituire una prova definitiva, alimentano ulteriormente i dubbi.

Tra queste emerge il racconto di Bob Oxby, secondo cui il senatore americano Stuart Symington gli avrebbe confidato una frase destinata a fare rumore: «È stata la CIA. Non penserai davvero che avremmo lasciato che l’Inghilterra battesse il Brasile?». Una dichiarazione impossibile da verificare, ma che oggi torna al centro del dibattito.

La quarantena misteriosa della famiglia Banks

A rendere ancora più inquietante la vicenda ci sono le testimonianze dei figli di Gordon Banks. Robert e Wendy Banks hanno raccontato che, dopo il ritorno dal Messico, l’intera famiglia venne sottoposta a una sorta di quarantena durata circa due settimane nella loro casa vicino a Stoke-on-Trent.

«Persone in camice bianco giravano per casa cercando di prelevare campioni da tutti noi», hanno ricordato. «Non abbiamo mai saputo chi fossero e perché fossero lì». Un episodio mai completamente chiarito che, a distanza di oltre cinquant’anni, continua ad alimentare interrogativi.

La verità probabilmente resterà sepolta negli archivi della Guerra Fredda. Ma una cosa è certa: quello che sembrava uno dei tanti miti del calcio mondiale oggi è tornato a essere un mistero tutt’altro che archiviato.