E’ Roberto Mancini il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. Lo ha annunciato poco dopo le 13 il presidente della Figc Giovanni Malagò nel corso del consiglio federale che si sta svolgendo a Roma
Nuovo direttore tecnico degli azzurri sarà Claudio Ranieri.
Ha vinto gli Europei nel 2024
Quello di Roberto Mancini sulla panchina azzurra è un ritorno, il tecnico jesino ha infatti condotto l’Italia alla vittoria negli Europei 2024, prima di cedere alle lusinghe del calcio arabo ed emigrare negli Emirati per un ingaggio di 35 milioni di euro.
I presidenti di Serie A chiedevano invece che la panchina azzurra andasse ad Antonio Conte, ma Malagò, dopo la pessima figura rimediata con la coppa Maldini-Leonardo e la proposta di assegnare il ruolo di ct ad Andrea Pirlo
L’ipotesi Pirlo è naufragata nel giro di poche ore dopo che sono stati resi noti i contatti dell’ex di Milan e Juve con una società di scommesse russe per la quale ha fatto da testimonial. La rinuncia di Pirlo ha portato alle dimissioni di Maldini e Leonardo, il primo nominato direttore tecnico, il secondo advisor.
l nome di Roberto Mancini torna al centro del dibattito per la panchina della Nazionale italiana, riaprendo una discussione mai davvero sopita sul valore e l’eredità del suo ciclo azzurro. Da un lato resta indelebile il capolavoro di Euro 2020 e il record storico di imbattibilità; dall’altro pesano come macigni le ombre di una duplice ferita che ha segnato profondamente il calcio nostrano.
Dalla rinascita di Wembley al record di imbattibilità
La precedente avventura di Mancini alla guida dell’Italia era iniziata con un chiaro intento rivoluzionario: rifondare un movimento ferito dopo l’apocalisse della mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018. Il tecnico marchigiano ha saputo restituire coraggio, un’identità di gioco moderna e un’inconsueta fiducia ai giovani talenti, trasformando lo scetticismo generale in un entusiasmo travolgente.
Quel percorso virtuoso è culminato nella magica notte di Wembley con la conquista del titolo europeo, impreziosito dal record mondiale di 37 partite consecutive senza sconfitte, striscia che ha proiettato l’Italia ai vertici del calcio internazionale.
Le ombre del percorso: l’incubo Mondiale e il pesante addio
A scalfire quel ritratto ideale sono intervenuti due momenti di rottura drammatici. La prima grande macchia coincide con il clamoroso fallimento nella corsa ai Mondiali di Qatar 2022, segnata dalla fatal notte di Palermo contro la Nord Macedonia: una ferita aperta per un’intera nazione rimasta fuori dalla massima rassegna continentale per la seconda volta consecutiva.
La seconda ombra, non meno dolorosa sul piano dell’immagine, è legata all’improvviso addio dell’estate 2023. Le dimissioni rassegnate a sorpresa ad agosto, seguite a stretto giro dall’ingaggio milionario come Commissario Tecnico dell’Arabia Saudita, hanno interrotto bruscamente il progetto di rifondazione e lasciato un forte strascico di polemiche con la Federazione.
Una sfida tra memoria e futuro
Il ritorno di Mancini evoca sentimenti contrastanti tra tifosi ed addetti ai lavori. Se da un lato c’è chi ricorda la bellezza del gioco espresso e la capacità di valorizzare i giovani quando il movimento sembrava al verde, dall’altro resta il peso delle occasioni mancate e di una separazione traumatica. Tra la voglia di riscatto e il ricordo dei trionfi passati, la figura dell’ex e nuovo CT continua a dividere e a far discutere.







