Delmastro, le chat col ristoratore finiscono ai pm nonostante il no della Camera: la difesa di Caroccia aggira lo scudo di Montecitorio

Il sottosegretario Delmastro al ristorante Baffo

La Camera prova a blindare le chat, ma la difesa le consegna comunque ai magistrati. L’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia” registra così un colpo di scena destinato a pesare sia sul piano giudiziario sia su quello politico. I messaggi tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che non risulta indagato, e il ristoratore romano Mauro Caroccia sono arrivati sulla scrivania della Procura di Roma non attraverso un provvedimento dell’autorità giudiziaria, ma per iniziativa dello stesso collegio difensivo di Caroccia.

A depositare le conversazioni è stato l’avvocato Fabrizio Gallo, che ha allegato integralmente le chat a una memoria difensiva. Una mossa che cambia radicalmente lo scenario proprio mentre Montecitorio si prepara a confermare il diniego all’acquisizione richiesto dai pubblici ministeri. Se l’obiettivo della Camera era impedire ai magistrati di entrare in possesso di quei messaggi, la strategia della difesa ha ottenuto il risultato opposto.

Il no della Giunta e la contromossa della difesa

Lo scontro istituzionale era esploso il 22 luglio, quando la Giunta per le autorizzazioni della Camera aveva respinto la richiesta della Procura di acquisire le conversazioni tra Delmastro e Caroccia. La maggioranza di centrodestra aveva votato compatta a favore del diniego, mentre le opposizioni avevano sostenuto la richiesta dei magistrati.

Il relatore Pietro Pittalis aveva motivato il parere negativo sostenendo che la richiesta della Procura risultasse troppo generica, priva di limiti temporali e non sufficientemente motivata sotto il profilo della necessità investigativa. Il voto definitivo dell’Aula resta fissato per il 30 luglio, ma nel frattempo la vicenda ha preso una direzione completamente diversa.

L’avvocato Gallo ha infatti deciso di produrre spontaneamente quelle stesse conversazioni, sostenendo che il loro contenuto rappresenti uno strumento indispensabile per garantire il diritto di difesa del proprio assistito. Una scelta che rende di fatto irrilevante il diniego parlamentare almeno sotto il profilo pratico, perché le chat sono già entrate nel fascicolo dell’indagine.

Le chat possono chiarire chi controllava davvero la società

Secondo gli investigatori, i messaggi costituiscono uno degli elementi più importanti dell’inchiesta. La Procura cerca di ricostruire la nascita della società “Le 5 Forchette Srl”, proprietaria della “Bisteccheria d’Italia”, e soprattutto di individuare chi esercitasse realmente il controllo dell’attività.

La struttura societaria iniziale prevedeva Miriam Caroccia, figlia di Mauro, come amministratrice unica e socia al 50%. Andrea Delmastro deteneva una quota del 25%, mentre il restante capitale apparteneva ad altri soci piemontesi vicini a Fratelli d’Italia. Successivamente Delmastro uscì dalla società, proprio mentre emergevano i problemi giudiziari legati a Mauro Caroccia.

Per la difesa, però, proprio quelle conversazioni dimostrerebbero chi prendesse realmente le decisioni all’interno della società e chiarirebbero definitivamente il ruolo dei vari protagonisti dell’operazione imprenditoriale.

Il passato giudiziario di Caroccia e le dimissioni di Delmastro

L’inchiesta nasce anche dal passato giudiziario di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di avere agevolato il clan Senese. La magistratura vuole capire se la nuova iniziativa imprenditoriale presenti elementi di continuità con quelle vicende oppure se la struttura societaria rispecchiasse effettivamente i rapporti dichiarati dai protagonisti.

Le ricadute politiche sono già state pesanti. Il 24 marzo Andrea Delmastro ha lasciato l’incarico di sottosegretario alla Giustizia. Davanti alla Commissione parlamentare Antimafia ha definito il proprio coinvolgimento societario una «leggerezza», sostenendo di non conoscere il passato penale di Caroccia quando aveva deciso di entrare nella società.

Ora saranno proprio quelle chat, finite ai magistrati attraverso il deposito della difesa, a contribuire alla ricostruzione dei rapporti tra i due e dell’effettiva gestione della società. Il tentativo della Camera di impedirne l’acquisizione rischia così di trasformarsi in una vittoria soltanto formale, mentre l’indagine prosegue con gli stessi documenti che il Parlamento aveva deciso di sottrarre alla Procura.