Ferrero accelera e guarda ad Est. L’azienda dolciaria sta chiudendo un accordo per l’acquisto di uno stabilimento industriale a Timisoara, in Romania, con l’obiettivo di realizzare un polo produttivo all’avanguardia. Nel Paese c’è un canale commerciale con circa 120 dipendenti e con volumi in forte crescita: l’ultimo esercizio ha registrato un fatturato locale di 355 milioni di euro (+23%) e utili per circa 3,7 milioni. L’azienda guidata da Giovanni Ferrero punta a sfruttare la posizione geografica per intensificare la penetrazione commerciale ad Est e verso il Medio Oriente e i Paesi africani.
Record di fatturato e timori espansionistici
Se da un lato l’espansione estera premia la redditività del gruppo, dall’altro la prospettiva di un potenziamento produttivo nei Paesi dell’Est suscita forti timori nelle valli cuneesi e all’ombra della Mole. Il quesito fondamentale riguarda la tenuta degli storici impianti italiani e la capacità di mantenere invariati i volumi di produzione e soprattutto gli investimenti in patria.
Infatti, sebbene la multinazionale mantenga il proprio baricentro nei quattro storici poli produttivi italiani – Alba in Piemonte (sede fondata nel 1946 e cuore della produzione di Nutella e Ferrero Rocher), Pozzuolo Martesana in Lombardia, Balvano in Basilicata e Sant’Angelo dei Lombardi in Campania -, il potenziamento di hub esteri a minor costo produttivo allarma lavoratori e sindacati. Le preoccupazioni principali toccano l’indotto locale e le lavorazioni tradizionalmente concesse in subappalto sul territorio piemontese, come l’assemblaggio dei Kinder Sorpresa, nel timore che il baricentro degli investimenti possa progressivamente allontanarsi dal territorio d’origine.
I risultati di bilancio
Il colosso dolciario continua a registrare risultati d’eccezione su scala globale. La capogruppo 3F’s Holding S.A., che controlla i due rami Ferrero International e CTH Invest, ha approvato il bilancio consolidato per l’esercizio 2024/2025 (chiuso al 31 agosto 2025) attestandosi su un fatturato record di 22,3 miliardi di euro, in crescita del 5,3% su base annua. A sostenere queste cifre è un margine operativo lordo (Ebitda) salito a 3,2 miliardi di euro (+11,2%), sostenuto da una forza lavoro complessiva di 62.797 dipendenti e una rete di 64 stabilimenti produttivi nel mondo. Considerando il solo perimetro societario di Ferrero Group, i ricavi hanno toccato quota 19,3 miliardi di euro (+4,6%), confermando Giovanni Ferrero ai vertici della ricchezza nazionale con un patrimonio personale stimato da Forbes in 48,6 miliardi di dollari.
L’innovazione dei marchi tradizionali
La crescita del fatturato consolidato è l’effetto diretto di una doppia direttrice strategica delineata dalla governance del gruppo: da un lato l’innovazione continua dei marchi tradizionali, dall’altro una campagna di acquisizioni mirate su scala internazionale. Azioni coordinate tra Ferrero e CTH Invest Group guidata dall’ad Guido Giannotta.
Il brand si è esteso ai prodotti da forno surgelati e un accordo con Wells Enterprises ha rafforzato la presenza nel comparto gelatiero in Nord America. Il segmento biscotti e barrette proteiche ha registrato un’accelerazione decisiva attraverso il rilevamento di aziende come Nonni’s Bakery, Power Crunch e WK Kellogg Co. negli Stati Uniti, CPK Group in Francia e la firma dell’accordo per la brasiliana Bold Snacks.
Prospettive e geopolitica industriale del Gruppo
Come sottolineato dalle dichiarazioni ufficiali del presidente Giovanni Ferrero e dell’amministratore delegato di CTH Invest, Guido Giannotta, le performance del gruppo testimoniano la solidità della crescita organica e la capacità di scalare categorie e geografie differenti.
La presenza diretta dell’azienda si estende su oltre 60 Paesi, con grandi poli di riferimento come lo stabilimento di Villers-Écalles in Francia, i siti nordamericani di Brantford e Bloomington (Illinois), oltre a insediamenti produttivi in America Latina, Asia e Oceania. Ora, la spinta espansionistica verso l’estero interroga il futuro delle lavorazioni storiche nei quattro impianti italiani.
La sfida del prossimo futuro risiederà nella capacità della governance di mantenere un equilibrio sostenibile tra l’espansione verso i mercati emergenti a più alta redditività – come dimostra il progetto su Timisoara – e la salvaguardia del patrimonio industriale, sociale e occupazionale che continua ad avere il proprio cuore propulsore nello storico impianto di Alba e nel territorio piemontese.







